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processo / San Daniele del Friuli

Auto contro moto: 93enne indagato per omicidio stradale

L’inchiesta che si è svolta nei giorni scorsi ha confermato che l’imputato, girando a sinistra, ha tagliato la strada al motociclista che procedeva nel senso opposto: l'incidente a marzo del 2021

Fabio Segato ha perso la vita a soli 43 anni in un tragico incidente nel marzo del 2021: al tempo, iscritto nel registro degli indagati era stato l'allora 91enne Renzo Bellomo di San Daniele del Friuli. L’inchiesta che si è svolta nei giorni scorsi ha confermato che l’imputato, girando a sinistra, ha tagliato la strada al motociclista che procedeva nel senso opposto: udienza preliminare il 12 ottobre.

I fatti

È stata una fatale mancata precedenza da parte di un automobilista ultranovantenne a costare la vita, a soli 43 anni, a Fabio Segato. A conclusione delle indagini preliminari sul tragico incidente accaduto alle 8.40 del 4 marzo 2021 a San Daniele del Friuli, e in seguito al quale è deceduto il compianto istruttore e collaudatore di moto di Portogruaro, il Pubblico Ministero della Procura di Udine titolare del relativo procedimento penale per omicidio stradale, dott.ssa Letizia Puppa, ha chiesto il rinvio a giudizio per il conducente della Volkswagen Tiguan che, svoltando a sinistra a un incrocio della Regionale 463, ha tagliato la strada e travolto la Ducati Diavel della vittima che sopraggiungeva nella direzione opposta: si tratta di Renzo Bellomo, 93 anni, di San Daniele. Riscontrando l’istanza il Gup dott. Matteo Carlisi ha fissato per il 12 ottobre 2022, dalle 10, in Tribunale a Udine, l’udienza preliminare.

Perizie

Oltre all’autopsia, affidata al medico legale dott. Ugo Da Broi, il Sostituto Procuratore ha disposto una fondamentale perizia cinematica che ha consentito di ricostruire nel dettaglio la dinamica, le cause e le responsabilità del sinistro e che è stata realizzata dall’ing. Mario Pozzati: alle due operazioni peritali hanno partecipato anche, rispettivamente, il medico legale dott. Enrico Ciccarelli e l’ing. Iuri Collinassi in qualità di consulenti tecnici di parte messi a disposizione delle penaliste della famiglia.

La ricostruzione

Il Ctu ha accertato come l’imputato, che procedeva sulla SR 463 in direzione Dignano-Majano, giunto in corrispondenza dell’intersezione con via Valeriana regolata da semaforo, si sia immesso nella corsia di canalizzazione per la svolta a sinistra e abbia iniziato la manovra in tale direzione con l’intento di immettersi nella laterale in direzione Pignano, ma “omettendo di usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti e di dare la precedenza ai veicoli provenienti dalla sua destra”, per citare l’atto della dott.ssa Puppa. In questo modo la Tiguan è entrata in collisione con la motocicletta condotta da Segato, che procedeva per la sua strada provenendo dalla direzione opposta della Regionale e che nulla ha potuto per evitare il veicolo. Per effetto dell’urto tra la parte anteriore della Ducati Diavel e la ruota anteriore destra del Suv, il motociclista è stato sbalzato in avanti, ha impattato pesantemente contro il parabrezza della macchina ed è rovinato sull’asfalto riportando politraumi fatali: in particolare un gravissimo trauma cranico e facciale, con edema cerebrale, associato a un trauma toracico-addominale e a fratture multiple. L'uomo è stato trasportato in condizioni disperate all’ospedale di Udine, ricoverato in Rianimazione, in coma, i medici hanno fatto il possibile per salvarlo, ma il 12 marzo, dopo una settimana di agonia, il suo cuore ha ceduto.

Di qui dunque la richiesta di processo da parte del Pubblico Ministero per il reato di omicidio stradale per l’anziano automobilista, “perché, per imprudenza, negligenza e imperizia, nonché per colpa specifica consistita nella violazione di norme sulla circolazione stradale, in particolare l’art 145 commi 1 e 2 del Codice dalla Strada, cagionava a Fabio Segato lesioni personali in seguito alle quali decedeva” conclude il Sostituto Procuratore nella sua richiesta. I congiunti della vittima sanno bene che nulla e nessuno potranno riportare indietro il loro caro e nessuna pena sarebbe mai commisurata alla loro perdita, ma ora confidano in una sia pur parziale risposta della giustizia penale.

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