"Sistema disumano di gestione del fenomeno migratorio": organizzato un presidio a Udine

L'associazione Ospiti in Arrivo, che dal 2014 si occupa di creare una rete per la prima accoglienza delle persone in arrivo dalla Rotta balcanica, ha organizzato un incontro davanti alla Prefettura di Udine

Martedì 11 agosto a partire dalle 17.30 l'associzione udinese Ospiti in Arrivo, organizza un presidio aperto a tutte le cittadine, tutti i cittadini e tutte le associazioni nel piazzale antistante la Prefettura di Udine in Via Piave 16.

Le motivazioni

"Chiediamo conto alle istituzioni della situazione che si è venuta a creare all'ex-caserma Cavarzerani: perché non sono state aperte strutture ricettive separate per l'isolamento fiduciario dopo il decreto del 17 marzo, ormai più di quattro mesi fa, che impone l'isolamento a chi proviene dai Balcani? Perché si è deciso invece per la concentrazione di massa?", si chiedono i membri dell'associazione che dal 2014 si occupa della prima accoglienza di persone in arrivo a Udine dalla Rotta balcanica.

La solidarietà

"Esprimiamo la nostra solidarietà alle persone chiuse nell'ex-caserma e pretendiamo il cambiamento di questo sistema disumano di gestione del fenomeno migratorio, fatto di muri, fili spinati, telecamere, polizia, esercito, violenze, torture, respingimenti e strutture concentrazionarie".

Le considerazioni

"All'ex-caserma Cavarzerani è iniziato il terzo lockdown. Il primo era iniziato a marzo, quando per decreto tutti dovevano rispettare le stesse regole, compresi i richiedenti asilo, che all'epoca erano circa 300. Il secondo è scattato circa due settimane fa, perché sono stati riscontrati tre casi positivi all'interno del camp. Il terzo lockdown è iniziato questa settimana, perché un'altra persona è risultata positiva al test. Nel frattempo le persone rinchiuse nel camp sono diventate 500, superando il limite massimo di capienza", si legge in un lungo post sulla pagina Facebook dell'associazione.

"Com'è possibile che sia successo? È successo perché i nuovi arrivi, invece che essere tenuti in isolamento in spazi appositi e separati dai negativi, sono stati tenuti all'interno della Cavarzerani nonostante l'Azienda Sanitaria si fosse dichiarata contraria per ragioni mediche: la zona è infatti separata dal resto della struttura soltanto da una rete metallica. Ciononostante, a differenza di ciò che riporta la stampa, sono piccolissimi numeri che non segnano certo una nuova emergenza Covid, anche perché i positivi vengono trasferiti in altri luoghi appena arriva la conferma del risultato", considerano i membri dell'associazione.

"Sebbene il sistema italiano di accoglienza dei migranti sia lontano dall'essere equo, queste strutture sono state pensate per essere luoghi di prima accoglienza, non delle strutture concentrazionarie in cui le persone passano mesi e anni stipate aspettando un documento che – lo dicono le statistiche – con altissime probabilità non sarà concesso e che possono diventare delle prigioni e dei focolai di contagio per la volontà o l'incompetenza delle istituzioni", si legge.

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"Le persone migranti che arrivano in Italia, che scappino da qualcosa o che inseguano una vita migliore, hanno vissuto anni in viaggio, hanno passato l'inferno della rotta mediterranea o della rotta balcanica con le loro torture e i loro respingimenti, e quando riescono ad arrivare in Europa l'accoglienza che riserviamo loro non può avere la forma di una prigione. La nostra solidarietà va ai ragazzi della Cavarzerani e le nostre azioni, come sempre, verso il cambiamento di questo sistema disumano di gestione del fenomeno migratorio".

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