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A Don Geretti, il prete che ha reso celebre Illegio, il premio Pro Majano

Il riconoscimento gli è stato assegnato per il lustro che ha dato al Friuli Venezia Giulia a livello internazionale e nazionale

Per il lustro e la notorietà che ha dato alla nostra terra a livello nazionale e internazionale, in un sapiente equilibrio tra l’apertura al mondo e la difesa e valorizzazione dell’identità culturale del popolo friulano. Questo avendo fatto di Illegio, e dunque del Friuli Venezia Giulia, un laboratorio non solo di rilancio e sviluppo di un territorio attraverso l’arte, portando in regione capolavori indiscussi del panorama internazionale, ma anche per aver innovato il sistema delle mostre costruendo, per la prima volta, un’esposizione attorno a un messaggio denso di contenuti valoriali“.

 È questa la motivazione che ha portato la Pro Loco Majano ad assegnare il Premio Pro Majano, riconoscimento che ogni anno viene conferito a un simbolo dell’eccellenza friulana nel mondo. Dopo Dante Spinotti nel 2012, Giorgio Di Centa nel 2013, le Frecce Tricolori nel 2014, Chiara Cainero nel 2015, la Cineteca del Friuli nel 2016, Don Domenico Zanier nel 2017 e Bruno Pizzul nel 2018, quest’anno il prestigioso premio è andato a Don Alessio Geretti, già delegato episcopale alla Cultura, attualmente direttore e curatore delle mostre del Comitato di San Floriano di Illegio. 

Chi è Don Alessio Geretti

Nato a Udine nel 1973, è ordinato sacerdote nel 1998, mentre nel 2007 è licenziato in Teologia dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana. Nel 2010 è nominato dall’Arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato delegato episcopale per la Cultura, direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Iniziazione Cristiana e la Catechesi, responsabile della pastorale socio-politica dell’Arcidiocesi di Udine, docente di teologia dogmatica presso lo Studio teologico del Seminario interdiocesano e di iconografia cristiana presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Udine. Continua l’attività di direttore e curatore del Comitato di San Floriano, che ha proposto annuali mostre internazionali d'arte sacra dal 2000 in poi, ad Illegio, a Bruxelles, ai Musei Vaticani e inoltre a Palazzo Venezia, a Castel Sant’Angelo e a Galleria Borghese a Roma. Don Alessio è arrivato in Carnia il 5 settembre 1998 ed ha avuto subito una felice intuizione. La Carnia è uno scrigno ricchissimo d’arte conservato nei secoli ancora per molta parte intatto ed incontaminato. Egli si è subito posto l’interrogativo: perché non far parlare questo patrimonio agli uomini d’oggi in ansiosa ricerca di verità, di autenticità, di ragioni di vivere e di sperare? Naturalmente non fu senza significato il luogo di approdo di don Alessio: nominato vicario parrocchiale del pievano mons. Angelo Zanello ad Illegio, un paese speciale per vocazione, per storia, per cultura, per ricchezza di memorie, per nobiltà della sua gente, per il percorso umano e spirituale di una comunità forte nella sua identità: Illegio conserva un patrimonio ineguagliabile. Dopo alcuni mesi di meditazione ecco la prima proposta nell’anno 2000: una mostra con alcuni capolavori d’arte conservati ad Illegio arricchita da altri capolavori provenienti dal territorio montano. All’inizio della primavera di quell’anno, in concomitanza con l’anno santo giubilare, partono le mostre di Illegio, con una prima edizione dal titolo: “L’arte in Carnia tra Medioevo e Rinascimento”.

Da qui è partita inarrestabile l’avventura ed il successo di Don Alessio e da qui il via a tutta una serie di riconoscimenti a tutti i livelli che lo hanno portato al giorno d’oggi ad essere protagonista assoluto nel mondo culturale nazionale ed internazionale.

Illegio

"Così Illegio, un piccolo paese di montagna, si è innalzato ad esempio dello sviluppo possibile condiviso dal basso, del rilancio umano e sociale. Grazie alle mostre internazionali di pittura da lui ammantate  di forza spirituale, d’amore e d’alta competenza, Illegio è diventata un laboratorio virtuoso capace di generare positività e voglia di futuro. I capolavori che vi transitano, per l’ammirazione di migliaia di visitatori nonché il rispetto di altre mostre tradizionalmente più autorevoli, costituiscono altrettante tappe di un percorso valoriale”.
 

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