In ospedale mancano 500 dipendenti, così si andrà verso la chiusura

A lanciare la provocazione è Luciano Bressan, della UIL - FPL. La situazione è particolarmente delicata per quello che riguarda il personale a disposizione, notevolmente inferiore rispetto alle esigenze dei pazienti ricoverati

Mancano circa 500 dipendenti nell'azienda ospedaliero-universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine. Nel 2011 c'è stato un calo del 10 per cento di personale rispetto al 2010. Un dato che mette a rischio non solo la salute dei pazienti, ma anche degli stessi dipendenti, che nel 2011 hanno aumentato le assenze del 13 per cento, rispetto al 2009. “Meno personale – dice il segretario regionale Uil-Fpl Luciano Bressan – si traduce in assenze forzate per malattia: medici, infermieri e tecnici sono costretti a fare turni più lunghi, a rinunciare alle ferie e turni di riposo e vengono messi a dura prova, con conseguenze legate allo stress fisico e psicologico e alle condizioni disumane cui sono costretti”.

La situazione è al collasso, secondo Bressan, che invita la direzione generale a riaprire le assunzioni. “Altrimenti deve assumersi le proprie responsabilità politiche – continua – e chiudere, perché in queste condizioni non si può andare avanti. Non c'è mai stato un confronto sereno e concreto per il problema delle carenze croniche: chi si è trasferito o è andato in pensione negli ultimi anni non è stato adeguatamente rimpiazzato”. Mancano all'appello 250 medici e altrettante figure professionali tra infermieri, personale di supporto e tecnico-amministrativo. Non solo. “Anche il Pronto soccorso è intasato di pazienti che dovrebbero essere dirottati in altre realtà – aggiunge – e da anni di notte non c'è possibilità di ricovero nei reparti perché non c'è abbastanza personale sanitario”.

Dal 5 al 7 marzo nelle aziende sanitarie ci saranno le elezioni delle nuove rappresentanze sindacali unitarie (Rsu). “La Uil-Fpl si impegna – conclude – a riaprire i tavoli di contrattazione aziendale, per i livelli e per le fasce; rivedere gli attuali coordinamenti infermieristici e le posizioni dirigenziali e vigilare sul carico di lavoro nel rispetto del contratto collettivo nazionale. Particolare attenzione va alle fasce di lavoratori più deboli, che si sono visti bloccare ogni speranza di progressione di carriera con l’introduzione della Legge Brunetta”.

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