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Sabato, 4 Febbraio 2023
Truffa

Patente a gente che non parla e non capisce l'italiano, truffa da 3mila euro a documento

Maxi indagine della Polstrada di Vicenza che coinvolge anche la provincia di Udine

Far ottenere con facilità la patente di guida a persone straniere che non capivano, e spesso neppure parlavano, la lingua italiana. È quanto aveva messo in pratica un'organizzazione ben oliata e ramificata sul territorio italiano, smascherata da una sinergia tra il Laboratorio Analisi documentale della polizia locale di Verona, diretto dal comandante Luigi Altamura, e la squadra di polizia giudiziaria della sezione di polizia stradale di Vicenza, coordinata dal vice questore Silvia Lugoboni. Coinvolta nelle indagini – come riacconta Luca Stoppele su VeronaSera.it – anche la provincia di Udine, oltre a quelle di Brescia, Vicenza, Bergamo, Cremona, Sondrio e Roma. Denunciate otto persone (una a Verona, due a Vicenza, due a Trento, due a Bergamo e una a Sondrio), mentre sono attualmente al vaglio le posizioni di ulteriori circa 40 soggetti, coinvolti a vario titolo. Per alcune decine di candidati verrà proposto alle Motorizzazioni civili di competenza l’annullamento della patente di guida ottenuta indebitamente, con la revisione del documento per la verifica dell’idoneità tecnica alla guida. Si trattava di un business che, secondo le forze dell'ordine, poteva far fruttare dai 2 mila ai 3 mila euro per ogni candidato presentato. Una struttura che secondo gli investigatori sarebbe stata collaudata e funzionante da anni, con al vertice S.N., un cittadino pakistano residente in un Comune della provincia di Vicenza, il quale si sarebbe avvalso di una fitta rete di procacciatori d'affari sparsi nelle regioni del Nord Italia, ma anche con qualche cellula nel Lazio.

Pacchetto completo

Le persone che costituivano i tentacoli di questa organizzazione, girando per le varie comunità pakistane e indiane, si proponevano come intermediari per ottenere il documento di guida italiano: in questo S.N. sarebbe riuscito a costruirsi un'ottima "reputazione" e molti connazionali lo avrebbero contattato, sicuri che grazie a lui avrebbero ottenuto la tanto agognata patente. Effettivamente il cittadino pakistano proponeva ai "clienti" un pacchetto completo e allettante. Una volta raggiunto l'accordo sul prezzo, sarebbe stato lui, insieme ai suoi più stretti collaboratori, ad occuparsi di tutta la parte burocratica: prenotare le visite mediche, portare il candidato alle scuole guida, curare l’iscrizione e concordare la data in cui lo stesso doveva presentarsi per svolgere la prova. La mattina dell'esame, secondo la ricostruzione delle forze dell'ordine, recuperava il candidato e gli consegnava una felpa, un giaccone o una camicia contenente una microcamera, dopodiché inseriva un micro-auricolare nell’orecchio e dava le istruzioni sul comportamento da tenere in aula durante l’esame. Unico compito dell'esaminando sarebbe dunque stato quello di sedersi alla postazione, posizionare il monitor con le domande a favore della microcamera e attendere le risposte.

Business "sicuro"

Tutto talmente organizzato e sicuro che S.N. avrebbe visto in poco tempo aumentare le richieste e allargato il proprio giro d’affari in molte province del Nord Italia. Dalle indagini sarebbe emerso addirittura che alcuni candidati siano stati trasportati da Vicenza fino a Roma per superare la prova d’esame. Nel caso in cui l'esaminando venisse scoperto, sarebbe stato comunque difficile risalire all’organizzazione, in quanto i telefoni utilizzati e posizionati negli indumenti erano controllati da remoto e le schede sim utilizzate per le chiamate erano intestate allo stesso candidato. Apparentemente quindi nulla poteva ricondurre all'uomo: quando un episodio veniva alla luce veniva trattato come un caso isolato e difficilmente veniva collegato ad altri che magari erano emersi a molti chilometri di distanza. 

La svolta

Tutto avrebbe dunque funzionato alla perfezione fino al mese di maggio del 2022, quando il personale del Laboratorio Analisi Documentale, durante una sessione d’esame, ha scoperto un cittadino pakistano che durante la prova di teoria stava utilizzando una microcamera. Un episodio all’apparenza come tanti altri, ma che grazie al materiale rinvenuto ha dato il via ad un'indagine la quale, come in un puzzle, ha visto unirsi tra loro tanti pezzi che fino a quel momento non sembravano collegati tra loro e che hanno condotto gli uomini di via del Pontiere fino alla città di Vicenza. Di fondamentale importanza è stato un primo scambio info-operativo avvenuto tra la polizia locale scaligera e gli uomini della squadra di polizia giudiziaria della polizia stradale berica, che avrebbe mostrato diversi punti in comune su fascicoli trattati dai due corpi di polizia, permettendo di unire altri pezzi e formare un unico disegno criminoso.

Le indagini

Valutato quanto raccolto dai propri collaboratori, i rispettivi dirigenti hanno così deciso di unire le forze, portando all'attenzione del dottor Gennaro Ottaviano, sostituto procuratore della Repubblica a Verona e titolare delle indagini relative al filone scaligero, i primi risultati investigativi comuni ai due corpi. Sotto il coordinamento del pm, ha preso il via un'ulteriore attività investigativa durata alcuni mesi, durante la quale gli agenti hanno pedinato, con controlli appositamente predisposti, tutti i movimenti di S.N. e di altre persone legate all’organizzazione.

I pedinamenti a volte si sarebbero protratti fino alla provincia di Sondrio, permettendo di accertare come il sodalizio operasse sul territorio e come i candidati venissero preparati ed indottrinati sul comportamento da tenere durante la sessione d’esame. Le forze dell'ordine sarebbero inoltre risalite alle scuole guida cui il sodalizio era solito appoggiarsi per l'iscrizione degli esaminandi e i luoghi dove spesso veniva acquistato il materiale elettronico. Di volta in volta gli uomini dei due comandi hanno analizzato e incrociato tutti i dati, fino ad arrivare a ricostruire gli spostamenti ed ad individuare i candidati presentati nei mesi precedenti.

I risultati sono stati riportati poi al dottor Ottaviano, che ha disposto le perquisizioni di 4 abitazioni site nel territorio vicentino per la ricerca di prove: nel mese di ottobre gli accertamenti sono stati svolti da 7 pattuglie composte da ufficiali ed agenti appartenenti ai due corpi di polizia. Operazioni che avrebbero dato esito positivo, in quanto sarebbero stati trovati diversi telefoni cellulari, schede sim card, auricolari, magliette e mascherine FFP2 già predisposte con telecamere e micro fori, router Wi-Fi insieme a tutto il necessario per la fabbricazione ed il montaggio degli apparati elettronici, pratiche di iscrizioni presso scuole guida già compilate e pronte ad essere presentate, agende con la rendicontazione dei guadagni ottenuti con l’attività illecita, fototessere, copie di documenti di persone extracomunitarie, certificati anamnestici, oltre ad una somma pari a 4750 euro in banconote di vario taglio nascoste nella camera da letto e documenti falsi valutato come di pregevole fattura, già stampati e pronti all’uso. 
Tra i documenti sequestrati, oltre a quelli di cittadini pakistani ed indiani, sono stati rinvenuti anche documenti di soggetti asiatici: sintomo quest’ultimo che l’organizzazione si stava aprendo anche a nuovi “clienti”.

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