Parrucchieri, estetiste e tatuatori: "Noi attenti come i dottori, nei bar gli assembramenti"

Tra liste d'attesa, mascherine e disinfettanti per le mani, il lavoro è tornato a pieno regime, anche se non mancano le difficoltà. L'emozione per la ripresa dei professionisti del settore

Sono passati pochi giorni dalla tanto desiderata riapertura dei loro saloni, e  – tra difficoltà iniziali e soddisfazione per la ripresa – parrucchieri, estetiste e tatuatori possono tornare a soddisfare i bisogni dei loro clienti, nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie.

La situazione

Per tutti loro il ritorno al lavoro è stato un momento di pura gioia, anche in una situazione delicata come quella che stiamo vivendo. "Sono contentissima – ci fa sapere una dipendente di un salone estetico –, spero solo che tutti si comportino bene". Molti di loro, infatti, hanno notato la differenza tra la disciplina imposta ai loro saloni e quella messa in opera dalla clientela di alcuni bar: da una parte, attenzione maniacale alle regole da seguire, dall'altra un po' meno regole ferree e un po' meno mascherine sul viso. "Nei negozi le persone sono molto attente e seguono tutte le nostre indicazioni, invece nelle piazze o nelle vie ho visto meno rigidità e più libertà. Spero solo che questo non ci faccia tornare al punto di prima – confessa la professionista –".

Parrucchieri

Dopo due mesi e mezzo di chiusura, tutto il settore dei parrucchieri è bello carico per tornare a faticare, e di lavoro ce n'è. "Abbiamo lunghe liste d'attesa, fino a metà giugno siamo pieni", ci fa sapere Ivan Penz del salone Studio Moda Capelli, che lavora insieme ad altri tre soci e dipendenti. Certo, le difficoltà non sono mancate (come il ritardo nella consegna delle linee guida da seguire), ma nonostante ciò "per noi – ci spiega – non ci sono state grosse differenze rispetto a come eravamo abituati a lavorare prima". In molti saloni, infatti, già era in voga il monouso, e ora "bisogna stare attenti alle mascherine, al distanziamento e alla sanificazione". Per quanto riguarda i clienti, invece, "tutti si stanno comportando molto bene, seguono le regole e nessuno si è mai lamentato per le nuove norme, anche perché le persone erano già preparate, quindi è stato abbastanza semplice ripartire". La semplificazione delle norme igienico-sanitarie ha dato una bella boccata d'ossigeno alla categoria, anche se si fanno sentire ancora i due mesi e mezzo di stop forzato. "Dobbiamo però guardare avanti, – conclude Penz – non pensare alle perdite subite ma a lavorare in un modo nuovo per fare sempre meglio".

Concordi anche Mauro Narboni e Patrizia Iuretigh di Parrucchieri Incentro, che in un solo giorno di telefonate hanno esaurito i posti fino a metà giugno. "La chiave è stata organizzarsi in tempo, sia con gli appuntamenti, sia per l'acquisto dei dispositivi monouso". Anche per loro, le linee guida elencate rispecchiano il lavoro e l'attenzione che c'erano già prima dell'emergenza, con qualche accorgimento in più, come la stampa di tutti i cartelli informativi o la divisione degli spazi. Una cosa importante che tengono a sottolineare, però, è il calmieramento dei prezzi. "Non abbiamo aumentato le nostre tariffe – chiariscono –, abbiamo solo aggiunto un costo per i monouso (come asciugamani, kimono e mascherine). Le tariffe sono uguali a quelle di sempre. Non vogliamo far pagare ai clienti le perdite di due mesi". L'obiettivo, invece, resta quello di "recuperare e mantenere i clienti, anche se gli abusivi hanno creato non pochi danni al nostro settore". Certo, ci sono dei cambiamenti, come i tempi per i diversi trattamenti che sono stati allungati, la sanificazione costante, "ma preferiamo un cliente in meno che uno in più".

Centri estetici

Anche per quanto riguarda i centri estetici, molti professionisti sono d'accordo sul fatto che, già da prima, si seguivano regole igienico-sanitarie molto rigide. Per loro, poi, i clienti sono ritornati a pieno ritmo senza lamentarsi delle nuove disposizioni. Come ci spiega Kim del centro estetico Segreti di Bellezza di Povoletto "il lavoro è ripartito bene, anche se all'inizio la nostra categoria non era tanto ascoltata. Solo a fine mese ci hanno dato voce, anche attraverso la petizione online organizzata da Confartigianato e indirizzata al presidente Fedriga". Accanto alle difficoltà del periodo di chiusura forzata, aggravato da una sola tranche di 600 euro come sussidio, i costi iniziali per riaprire, come la sanificazione, l'organizzazione dei locali e tutto il monouso in più per dipendenti e clienti. Ma anche altri lavori non obbligatori hanno inciso, come "la sanificazione con l'ozono o la pittura delle pareti. Perché il cliente viene da noi per stare bene, e questo è un modo per accoglierli nel modo migliore possibile. Poi, ci vuole solo tanto buon senso da parte di tutti".

 

"Tanto di cappello, poi, a Confartigianato, che ci è stata molta vicina in questa fase delicata, non solo con i vademecum o le liste delle cose da fare – chiude Kim –, ma anche per averci dato voce, anche per il problema degli abusivi". L'arma per poter andare avanti sono i clienti fidelizzati e l'organizzazione dei tempi e del reperimento dei dispositivi, che comunque scarseggiano. D'accordo anche il responsabile del centro estetico Sun Udine: "I primi giorni sono andati molto bene e i clienti sono molto bravi, seguono tutte le regole e attendono pazientemente il loro turno". Per quanto riguarda le linee guida, "ci eravamo già fatti un'idea prima, anche se le prime bozze erano molto rigide". L'estate, poi, porterà sicuramente più lavoro per questo settore, dopo due mesi e mezzo di chiusura e la cassa integrazione dei dipendenti non ancora percepita.

Tatuatori

Una categoria che, invece, è sempre lasciata un po' da parte, è quella dei tatuatori, che per il momento sono inseriti all'interno del comparto benessere e classificati come "artigiani" invece che "come artisti. Questa, infatti, è la richiesta che l'associazione nazionale, anche se per il momento conta pochi iscritti, ha proposto", dichiara Luca Pittoni di Pitt Tattoo Studio Udine. Nonostante ciò, anche per loro, il lavoro è ripreso bene e a pieno ritmo, anche se, come succede sempre, con l'inizio della bella stagione il settore vede un rallentamento. Altro problema riscontrato, sono state "le disposizioni un po' troppo generiche, ma per noi comunque non è cambiato molto e tante cose le usavamo già prima, come le mascherine e i guanti". I clienti, "seguono bene le regole e sono molto consapevoli" e i costi iniziali non sono stati alti, dovendo comprare solo più mascherine e gel igienizzanti rispetto a prima.

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Unica pecca "il ritardo nella comunicazione delle linee guida da seguire e sulla data di riapertura" fa sapere il titolare del N.18 Tattoo Shop Udine, Giordi. Le norme, poi, "non sono così chiare per noi tatuatori" – precisa –. Fortunatamente, il negozio può contare su una superficie ampia, che consente di lavorare su più clienti in totale sicurezza, anche se "fa rabbia vedere i clienti al bar che fanno assembramenti mentre qui da noi siamo praticamente attenti come dei dottori". Il lavoro, invece, cambia poco: "Indossiamo la visiera solo se non riusciamo a stare distanti dal cliente, non facciamo consulenze dal vivo e riceviamo tutti su appuntamento". L'unica differenza sostanziale, è l'aumento dei costi per i dispositivi di protezione monouso e la difficoltà più grossa, oltre alla chiusura, il mancato incasso della cassa integrazione per i dipendenti. "Il Friuli si è comportato benissimo, anche chiudendo prima degli altri, l'unica pecca è che manca comunicazione per i tatuatori".

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