Ultimo giorno del "Grappolo d'Oro": l'osteria storica cambia gestione ma non anima

Oggi, venerdì 30 ottobre, Ennio Re e sua moglie Mirella saranno per l'ultima volta dietro il bancone della storica osteria di via Stringher, dopo 55 anni di attività

Ennio Re dietro il bancone del Grappolo d'Oro

Ennio è una di quelle persone che incarna perfettamente il ruolo di oste friulano. Fisicità a parte, è uno di quelli che da dietro il bancone si ricorda il nome di tutti i suoi avventori perché con ognuno di loro ha scambiato almeno una battuta. Mai con invadenza, altrimenti la friulanità sarebbe perduta, ma con una discrezione a cui non è mai mancato un sorriso pacato e accogliente, proprio come un merlot bevuto prima di cena.

Lui è Ennio Re, titolare dell'osteria il Grappolo d'Oro, che oggi per l'ultima volta sarà dietro al bancone che ha visto la sua famiglia servire e intrattenere gli udinesi per 55 anni. Lui e la moglie Mirella hanno deciso di vendere e dopo oltre mezzo secolo l'osteria cambierà gestione. 

Tra le migliori osterie di Udine

«Penso che sia semplicemente arrivato il momento di lasciare, l'emergenza sanitaria non c'entra nulla». E in effetti, quest'osteria che dall'angolo di via Stringher in cui si trova sbircia gli udinesi che si muovono verso il centro storico della città, è uno di quei luoghi senza coordinate temporali, quel che succede fuori rimane fuori, da sempre. I tavoli di legno vecchio, le pareti a perline, le fiaschette di vino in vista, i bicchieri di vetro grosso, la vetrina con gli affettati e i nervetti sempre disponibili (uno dei pochi locali dove mangiarli) e quella targhetta che sancisce il titolo di "osteria storica udinese". No, qui il mondo frenetico e in difficoltà che sta fuori non entra, al massimo qualche battutaccia sull'Udinese, argomento passepartout e indispensabile per calarsi nell'atmosfera. 

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La storia

Il locale ha pieno diritto di forgiarsi del titolo di "osteria storica": la sua nascita risale alla fine del Settecento, all'interno di un palazzo di origini cinquecentesche della famiglia Di Prampero, che domina anche piazza Duomo. Palazzo Susanna Di Prampero è conosciuto anche come palazzetto Puppi, e si staglia all'angolo tra via Stringher e via Savorgnana: la bellezza e la nobiltà di questo edificio si manifestano nel frammento di un affresco raffigurante un telamone di origine rinascimentale, periodo in cui fu proprio Giovanni da Udine a ristrutturare il nobile palazzo, una perla preziosa che in pochi si fermano ad ammirare. L'osteria originariamente si chiamava "locanda All'Aquila Imperiale", successivamente divenne "Al Portogruaro" e, infine, "Grappolo d'Oro".

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La scelta

La famiglia di Ennio Re ha avviato la sua gestione nel 1965, prima con la mamma e poi affidata a lui, che ne ha preso le redini insieme alla moglie Mirella. «Volevamo vendere da tempo, poi le vicissitudini degli ultimi mesi hanno un po' ritardato la decisione: ora siamo pronti. Non avrei nemmeno voluto far sapere niente, ma ci tengo a ringraziare tutti quelli che in questi anni sono passati di qui». Tantissimi udinesi si sono dati per anni appuntamento in uno dei tavoli del Grappolo d'Oro, per i più fedeli avventori sempre lo stesso, che sapevano di trovarlo riservato per loro senza bisogno di chiederlo. Non rimarranno orfani molto a lungo, però, visto che chi ha deciso di rilevare l'attività, partirà abbastanza presto con la nuova gestione.

Nuova vita, vecchio stile

«A rilevare l'attività sarà Roberto Del Negro» ci racconta Re: Del Negro è stato già titolare del RetroGusto di via Valvason e di altri locali in città. «Siamo io e Federica, la persona a cui all'epoca avevo ceduto il RetroGusto», dichiara Del Negro. «Situazione permettendo, abbiamo intenzione di aprire in meno tempo possibile, una quindicina di giorni. L'osteria sarà sul vecchio stampo, non verrà stravolto il locale, verranno effettuate solo alcune piccole modifiche all'arredamento». Chi aveva l'abitudine, magari decennale, di passare al Grappolo d'Oro, ritroverà colori e sapori di sempre. Con qualche variazione. «Il locale avrà il taglio della classica osteria in stile mio, con la cucina di piatti tipici, la mia caldaia di bolliti, la vetrina dei crostini e stuzzichini potenziata e un orario continuato 7 giorni su 7». Il tutto, ovviamente, nell'attesa delle decisioni del Governo sulle possibili restrizioni.

«Non mi spaventa l'essermi lanciato nell'impresa proprio in questo momento, potrà esserci un piccolo fermo momentaneo, ma storia recentissima insegna che tutti volevano restituire le chiavi a marzo e ora non lo fa nessuno. Questo locale, inoltre, ha un esterno importante e un'ubicazione che mi piace, un po' staccato dagli altri e con un'identità sua». Lunga vita al Grappolo d'oro, dunque, e a tutti i locali storici della città.

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