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L'osteria "Barrique", come si presentava ai tempi in cui era gestita da Matteo Milanese

L'osteria "Barrique", come si presentava ai tempi in cui era gestita da Matteo Milanese

Oste udinese imbrogliato senza pietà dopo un ictus, costretto a cedere tutto

La storia di Matteo Milanese, vittima della truffa organizzata da personaggi senza scrupoli che hanno approfittato di lui

«Sai cos’è che mi consola? Che alla fine ci sono delle persone buone al mondo, che hanno fiducia nel prossimo, che ti fanno sentire utile». La considerazione di Matteo Milanese è difficilmente discutibile, ma assume un significato ancora più profondo se si valuta tutto quello che ha subito nell’ultimo anno e mezzo della sua vita. Riavvolgendo il nastro emerge una storia di sacrifici e di imbrogli, di prevaricazioni e di sfiducia nelle istituzioni, di solidarietà e di rinascita.

L’evento inaspettato

«A gennaio 2016 - ci racconta Matteo - a 38 anni compiuti da pochi giorni e con due di buona gestione del mio locale in vicolo Lovaria, l'osteria “Barrique”, vengo colpito da un ictus e finisco ricoverato in ospedale. Per un periodo ho dovuto ricorrere alla sedia a rotelle, ma poi sono progressivamente migliorato. Allo stato attuale ho un’emiparesi, che ovviamente mi limita per tutta una serie di attività».

Il “Barrique”

A quel punto Matteo, dopo aver ripreso un po’ di forze, si interroga sul futuro del suo bar. Non vuole cederlo, nonostante gli si presenti una buona offerta. È convinto di poter tornare nelle condizioni di poterlo gestire. Lo ha visto crescere piano piano, ci è affezionato: «Facevo dai 25 ai 30 coperti al giorno a pranzo, andava alla grande - spiega -. Mi sarei potuto permettere di chiudere pomeriggio e sera perché i risultati erano già buoni così».

L'interno del locale Barrique2-2

Il futuro dell'osteria

Decide allora di cercare qualcuno per darne in affitto la gestione. Gli si presenta un altro barista che conosce, caldeggiando la candidatura di una sua presunta compagna, una 40enne colombiana. «Mi fido e a marzo 2016 chiudiamo il contratto - dice Matteo -. Arrivano così la caparra di 1200 euro e la prima mensilità, di 500, poi più nulla. Dall'ospedale non riesco a monitorare la cosa e allora cerco con insistenza la donna al telefono, ma niente da fare, scompare totalmente».

Le condizioni del “Barrique”

«Vengo dimesso verso maggio, e riuscendo a deambulare con un bastone mi presento al locale per vedere in che condizioni è - ci spiega Matteo -. Lo trovo chiuso, ma riesco a valutare subito che è messo male. I muri interni sono tutti dipinti di nero, fuori c’è un lampeggiante rosso, dentro un caos totale. A quel punto insisto con la gestrice via messaggio, minacciando una denuncia, e riesco a ottenere un incontro».

Il “fiduciario”

All’incontro la donna non è sola, ma assieme a un personaggio. «Si tratta di un friulano sulla sessantina - racconta Matteo - che si propone di garantire per la sua “amica”. Mi chiede tre giorni di tempo per sistemare le pendenze e io, mio malgrado, accetto. In quel tempo non succede nulla, lei scompare totalmente e lui rimane in possesso delle chiavi. Il soggetto si tiene il locale tutta l’estate e io avvio un azione giudiziaria per riprendermelo, visto che è l’unico strumento legale che posso permettermi di adottare».

Estate bollente

Nel frattempo il bar è completamente svuotato. «All'interno non c'è più nulla - dice Matteo -: frigoriferi, tavoli, sedie, elettrodomestici vari e macchina del ghiaccio. Rimane solo il bancone, che tra l’altro era l’elemento di maggior pregio avendo fatto parte del primo negozio “Singer” di Udine (ora si trova alla Casa della Contadinanza, in castello). In più, in base al racconto di alcuni amici, vengo a sapere che di notte entrava e usciva gente, come se tenessero il posto come base per dormirci dentro. Da fuori non si vede nulla, perché hanno oscurato tutto. Il personaggio a un certo punto si rifà vivo con un legale, producendo delle cambiali, che nel breve si riveleranno essere carta straccia. Poi anche l’avvocato lo abbandona, e gli fa causa pure lui».

Il tribunale e i danni

A dicembre 2016, dopo l’inizio della causa intentata dall’avvocato Ester Soramel, Milanese rientra in possesso del posto e a quel punto parte la conta dei danni subiti: «Ce n’è per tutti i gusti - spiega -. Si parte dalla bolletta della corrente elettrica di 4mila euro (non avevano fatto la voltura) a cui si aggiungono 10mila euro, per danni e affitti non pagati a me, e altri 5mila euro circa che ho dovuto versare al proprietario dell’immobile. Aggiungiamoci anche che sono stato costretto a svendere la licenza e l’avviamento - per ovvie ragioni - e anche lì ho perso altri 15mila euro. Per un anno poi non ho pagato le tasse, quindi arriverà Equitalia a breve. Se a questo sommiamo pure il fatto che i due individui con cui ho avuto a che fare risultano nullatenenti ormai mi tocca rassegnarmi a non vedere più nulla».

La ricerca della giustizia

La vicenda giudiziaria non si esaurisce con il tentativo di farsi risarcire, c’è dell’altro. «Sempre tramite il mio legale - confida Matteo - ho sporto denuncia contro entrambi gli individui che mi hanno raggirato, perché è giusto che di loro si occupi anche la giustizia penale, non solo quella civile. Voglio impedirgli che possano nuocere ad altri. Saperli in carcere mi consolerebbe molto. Per questo confido nell’operato della Procura della Repubblica di Udine, che ha in mano il fascicolo».

Matteo e la sua compagna Barrique4-2

La speranza

Matteo, dopo queste brutte avventure, ha ritrovato un po’ di serenità. «Vivo con la mia compagna e cerchiamo di farci bastare il suo stipendio e la mia pensione di invalidità, che ammonta a 289 euro - racconta -. Sono iscritto alle liste di collocamento per disabili, ma è un terno al lotto trovare un posto. Sembra che le aziende facciano a gara a produrre i requisiti più assurdi per essere contattati. In più ci sono delle altre persone che mi fanno sentire utile e importante. Ho da poco avviato una collaborazione con la Axis Danza di viale Venezia gestita da Federica Comello che è davvero una persona splendida. Mi fanno fare un po’ di tutto,  cose utili per loro, ma che allo stesso tempo sono di grande sostegno anche per me».

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