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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine primo in Fvg per parti

Il nosocomio udinese con 1665 nascite supera di 3 unità il Burlo Garofolo di Trieste. A riferirlo il portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane aggiornato con i dati del Programma Nazionale Esiti 2017

Il sito www.doveecomemicuro.it ha aggiornato i dati del Programma Nazionale Esiti 2017 e la classifica regionale degli ospedali che eseguono il volume maggiore di parti in un anno. La mappa del parto in Friuli Venezia Giulia vede il punto nascita del capoluogo friulano primo per volume con 1665 parti all'anno nel 2017, seguito dal rinomato Burlo Garofolo di Trieste che si ferma a 1662 neonati.

La classifica

Quelle che segnalano il maggior numero di nascite sono:

  • l'Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine (n° parti: 1665)
  • Materno Infantile Burlo Garofolo di Trieste (n° parti: 1662)
  • Ospedale di Pordenone - Santa Maria degli Angeli di Pordenone (n° parti: 1011)

La classifica per volume di parti (Fonte: Programma Nazionale Esiti gestito dall'Agenas per conto del Ministero della Salute 2017) ha analizzato i dati provenienti da 10 strutture pubbliche e private accreditate in regione. Il 30% rispetta il valore di riferimento fissato a 1000 parti mentre il 20% non rispetta il valore minimo di 500 parti l’anno. La totalità, però, rispetta i valori di riferimento che riguarda le percentuali di tagli cesarei che devono mantenersi inferiori-uguali al 25%.

La fotografia della realtà nazionale

Quanti sono gli ospedali che rispettano le soglie stabilite dalle autorità ministeriali? In base al PNE 2017, delle 461 strutture che eseguono parti, solo il 38% effettua almeno i 1000 parti annui richiesti: il 43% si trova al nord, il 22% al centro e il 34% al sud. Di quelli che raggiungono la quota minima stabilita, poi, solamente il 58% rispetta anche il valore di riferimento per quanto concerne la percentuale di tagli cesarei (che dev'essere inferiore-uguale al 25%): il 63% si trova al nord, il 19% al centro e il 18% al sud.

Tagli cesarei: interventi inutili in calo

Quanto alla quota annuale di cesarei, l'Italia è tra i Paesi europei che ne eseguono di più. Negli ultimi anni, però, la situazione è migliorata: i tagli cesarei primari sono passati dal 29% del 2010 al 24,5% del 2016, il che si traduce in 58.500 donne a cui è stato evitato l’intervento.
D'altra parte, resta un notevole divario tra Nord e Sud, con le regioni meridionali che faticano maggiormente a rispettare i valori soglia fissati dalle autorità ministeriali. A fronte del dato medio nazionale del 24,5% si osserva, inoltre, una notevole variabilità intra e interregionale, con valori per struttura che vanno da un minimo del 6% a un massimo del 92%.

Punti nascita sotto i 500 parti annui: sono ancora troppi

Altro tasto dolente riguarda il numero di punti nascita che eseguono meno di 500 parti all'anno e che, in base all'accordo Stato-Regioni del 2010, dovrebbero essere già chiusi. Sebbene siano calati di numero (passando da 155 nel 2010 a 97 del 2016) sono ancora il 21% del totale (dal conteggio sono state escluse le strutture che effettuano meno di 10 parti annui): il 37% si trova al nord, il 20% al centro e il 43% al sud. Queste strutture eseguono appena il 5,7% dei parti e, in proporzione, effettuano un numero di tagli cesarei più elevato rispetto ai grandi centri: solo il 7%, infatti, rispetta il valore di riferimento per quanto concerne le percentuali di interventi (che dovrebbe mantenersi inferiore-uguale al 15%): l’86% si trova al nord, il 14% al centro e lo 0% al sud.

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