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Omicidio Gobbato, l'interrogatorio di Garbino: Silvia scelta a caso

Nicola Garbino e il suo mondo fatto di menzogne e di solitudine. La versione dell'assassino non convince gli inquirenti, che stanno lavorando su un movente diverso da quello che ha rivelato il 36enne di Pozzuolo del Friuli

Secondo il suo racconto Nicola Garbino aveva preparato un piano minuzioso per rapire una ragazza a caso e chiedere ai genitori il riscatto. Per questo, aveva nascosto ai genitori e al fratello che vivevano con lui di essere in possesso di una bicicletta Mountain bike che lasciava legata con il lucchetto all’esterno del cimitero del paese suo. Lì ci arrivava in auto e da lì ripartiva pedalando. Non si sa a che cosa potesse servire la bicicletta e perché ne nascondesse il possesso alla famiglia. Gli inquirenti pensano che potesse servire a compiere atti osceni o piccoli furti.

L'AGGRESSIONE. Martedì Garbino ha indossato la sua tuta sopra i suoi vestiti. Ha parcheggiato l’auto al cimitero, ha preso la bici, l’ha legata con il lucchetto vicino al bosco ed è sceso a piedi. Ha poi atteso che arrivasse una ragazza, secondo gli inquirenti per un paio d'ore, e l’ha minacciata con il coltello. " Dopo averla colpita, l'ho trascinata e a un certo punto, esausto, sono caduto a terra. Ho visto il suo telefonino a terra, sono tornato sulla strada per recuperarlo e ho visto arrivare una persona". Non ne aveva previsto la reazione, visto che Silvia Gobbato ha cercato di difendersi. Per questo l’uomo l’ha accoltellata. Nell'interrogatorio di giovedì, Garbino ha illustrato il suo piano: "volevo farmi una piccola rendita rapendo ogni due mesi e chiedendo riscatti di due, cinquemila euro ai genitori". Ai suoi continuava a dire che gli mancavano pochi esami per finire gli studi, invece ne aveva fatti appena tre in quindici anni. "Avevo progettato di rapire la ragazza, di portarla nel boschetto e di  tenerla legata a un albero col nastro adesivo (che viene trovato nello zaino). Il tutto doveva durare non più di due ore" - ha spiegato. Il tempo di costringere la vittima a telefonare alla famiglia per chiedere un riscatto. Poi, secondo lui, l'avrebbe liberata. Dopo averla colpita, l'ho trascinata e a un certo punto, esausto, sono caduto a terra". L'omicida fatica a spostare il corpo di Silvia. "Ho visto il suo telefonino a terra, sono tornato sulla strada per recuperarlo e ho visto arrivare una persona".

SILVIA SCELTA A CASO. Da quello che hanno ricostruito gli inquirenti Silvia, scelta a caso, sarebbe stata la prima. Invece la reazione l’ha spaventato e ha scatenato l’omicidio. Ci sono ancora molte cose da chiarire rispetto agli spostamenti dell’uomo dopo il delitto e nella giornata di mercoledì. Giovedì è stato avvistato nel bosco, lo stesso bosco in cui era morta Silvia e vicino al quale c’erano pattuglie di carabinieri che controllavano discretamente il territorio. Una l’ha visto uscire dal parco con la bicicletta con un sacco di tela. L’hanno seguito immaginando, per come si muoveva, che fosse un abituale frequentatore della zona verde e che avesse potuto vedere qualcosa. Quando l’hanno fermato nel parcheggio del centro commerciale, alle 13 di giovedì, gli hanno chiesto: “Da dove vieni?”. Lui ha risposto: “Ho appena fatto spese”. I carabinieri sapevano che stava mentendo, gli hanno detto allora: “No. Tu arrivi dal bosco. Che cosa tieni in quel sacchetto?”. Lui non ha opposto resistenza e ha confessato: “Mi avete beccato, sono io l’assassino”.

LA FUGA. "Sono rimasto lì un'ora e mezza, poi ho recuperato la macchina". L'uomo è rientrato a casa verso le 20.30 di martedì, non ha cenato ed è rimasto chiuso nella villa di Zugliano anche il giorno dopo, mercoledì. Nell'interrogatorio il magistrato ha chiesto a Garbino se è pentito della "cosa imperdonabile" che ha fatto. Lui nicchia, la parola "pentito" non la pronuncia, dice solo "mi dispiace per i miei genitori e per mio fratello (Gianluca, dirigente della Despar). Magari avrà dei problemi sul lavoro". Nemmeno un accenno a Silvia e al dolore della sua famiglia. Nicola si è sempre riferito solo a se stesso, ai suoi genitori e al fratello. Vivono tutti insieme nella casa di Zugliano.

IL MOVENTE. "Perché l'ho fatto? Perché non ce la facevo più a raccontare bugie ai miei genitori. Ho sempre mentito sugli esami all'università. A loro dicevo che avevo quasi finito, che stavo per laurearmi. E invece non era così. Avevo appena comunicato a mia madre e a mio padre che avrei lasciato gli studi e mi sarei messo a lavorare. Ma dovevo procurarmi dei soldi. Il sequestro serviva a questo". E' questa la "ragione" del delitto secondo quello che emerge dalla confessione di Garbino. La cosa però non convince. Da fonti vicine agli ambienti investigativi continuano a manifestarsi perplessità sul movente dell'omicidio. La versione del rapimento non convincerebbe gli inquirenti.

PERQUISIZIONE A CASA. A casa aveva un coltello uguale a quello sequestrato, col fodero di cuoio preparato da lui per trasportarlo, una parrucca e una pistola giocattolo a cui era stato tolto il tappo rosso per la sicurezza. Se non fosse stato catturato, gli inquirenti sono convinti che o si sarebbe suicidato per il rimorso o avrebbe continuato a rapire e uccidere.

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