Omicidio Sacher: le ragazze lo aggredirono per denaro

Secondo il Gip del tribunale dei minori di Trieste Laura Raddino fu questa la ragione per la quale il pensionato venne aggredito dalle due giovani. Il rifiuto di soddisfare le esigenze economiche delle adolescenti lo avrebbe portato alla morte

Il tribunale di Trieste

Una colluttazione sorta per la delusione delle ragazze di non essere state accontentate nella loro ennesima richiesta di danaro. Sarebbe questa secondo Laura Raddino, Gip del tribunale dei minori di Trieste, la causa che ha scatenato la rabbia delle due quindicenni che uccisero Mirco Sacher.

La versione è riportata nella ordinanza del magistrato, che cambia l'accusa da omicidio preterintenzionale in omicidio volontario. Sarebbe solo la loro condotta a portare alla morte l'anziano, secondo il Gip, che esclude invece l'ipotesi di un tentativo di violenza sessuale da parte dell' uomo nei confronti delle due ragazze. La convinzione è ricavata dall'esito dell'autopsia eseguita dal medico-legale Carlo Moreschi che ha individuato la causa del decesso in ''asfissia da strozzamento in soggetto con contemporaneo schiacciamento del torace e dell'addome'' e dal quadro indiziario e probatorio raccolto nei primi 3 mesi di indagini, dal 7 aprile scorso, quando il corpo senza vita del pensionato delle ferrovie venne ritrovato in un campo alla periferia di Udine.

L'azione compiuta dalle quindicenni, secondo quanto ha riportato l'ANSA, per il Gip ''ha implicato una particolare forza, determinazione e persistenza'', sintomatica della volontà omicidiaria, ''perlomeno nella forma del dolo eventuale''. Non è ancora perfettamente chiaro chi e perchè abbia deciso di recarsi nel campo di via Buttrio quel pomeriggio. Ma ''alla luce dei nuovi tasselli'', emersi dalle indagini, secondo il Gip, ''prende ulteriore consistenza l'ipotesi che la presenza delle due minori con Sacher in quel luogo pubblico ed esposto alla vista, sebbene defilato, fosse riconnessa al loro intento di ottenere denaro da quell'uomo anziano che già molte volte le aveva accontentate e che la colluttazione fosse insorta probabilmente a seguito delle aspettative disattese delle due ragazze''.

''Poco plausibile è invece - continua il Gip nell' ordinanza - che la vittima stesse tentando di commettere una violenza sessuale nei confronti delle due ragazze''. Il giudice dunque, ''alla luce delle modalità e dello svolgimento della vicenda'', ritiene opportuno che le quindicenni rimangano ancora nella comunità protetta in quanto i familiari ''non riescono a costituire figure di riferimento autorevoli e in grado di esercitare il necessario controllo''.

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