Nadia Orlando, 6 mesi dalla sua morte: «Mazzega deve stare in carcere, non a casa»

Prosegue la protesta del dignanese Giuseppe Melillo, che oggi è stato sia a Muzzana che alla sede della Polstrada di Palmanova

Giuseppe Melillo

«Educata, rispettosa, sempre presente. Lo faccio per lei, ma anche per tutte le ragazze e le donne nel mirino di mostri del genere, che in tanti casi non hanno avuto giustizia». È così che Giuseppe Melillo racconta la sua battaglia per Nadia Orlando. Oggi, in occasione dei sei mesi della scomparsa della giovane, si è presentato sia fuori dalla sede della Polstrada di Palmanova che a Muzzana. Due luoghi simbolo della tragedia, visto che nel primo il reo confesso Francesco Mazzega si costituì, portando in auto il corpo della vittima, e nel secondo - a casa dei genitori - sta passando il suo tempo in attesa del processo.

Nadia Orlando: la sua tragica vicenda

«A lui resta la vita, a Nadia nulla»

«Manifesto per un’ingiustizia, che ha visto distruggere un’esistenza che doveva essere ancora vissuta e rovinare la vita a una famiglia di bravissime persone. Li conosco tutti, abito a 800 metri da loro - racconta -. Non mi fermerò. Questa è la sesta volta che vado a Muzzana e ci tornerò, per ribadire che un assassino non può stare a casa sua. Mi ha fatto molto piacere che oggi diverse persone del paese si siano fermate a esprimermi solidarietà. Sanno che non ce l'ho coi muzzanesi. Mazzega deve stare in galera. A lui, anche dovessero dare l’ergastolo, resta la vita. A Nadia non resta nulla».

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