Niente centro di assistenza primaria a Udine, bocciata la proposta in consiglio comunale

Prima del cambio di amministrazione aveva preso corpo l'ipotesi di aprire un centro dove svolgere medicina di prossimità per evitare gli accessi al pronto soccorso

La proposta verteva sulla necessità di creare una rete di medici di famiglia in grado di lavorare, fuori dall'ospedale, a stretto contatto con gli specialisti, creando così un Centro di assistenza primaria a favore del cittadino, ma il Consiglio comunale ha rigettato la mozione presentata dalla consigliera Simona Liguori, già assessore alla sanità.

La proposta

La mozione era stata presentata in febbraio da Liguori, ed era stata sottoscritta da tutti i consiglieri di minoranza e dai consiglieri Ioan e Valentini di maggioranza. Oggetto della mozione "la necessità di un Centro di Assistenza Primaria (CAP) anche nella città di Udine".

«La mozione proponeva una riflessione sulle esigenze di salute dei nostri concittadini che possano manifestare condizioni di fragilità sottostanti al processo di invecchiamento e a malattie cronico-degenerative in un contesto di sofferenza del nostro ospedale civile nel dare tutte le risposte a tutti i bisogni di salute. Ne è esempio il Piano Attuativo Locale 2019 dell’azienda sanitaria udinese che prevede la chiusura dei 22 posti letto del reparto postacuti che nel 2018 hanno garantito 700 ricoveri. Un ospedale che non riesce a farsi più carico di tutta quella parte di assistenza che il territorio dovrebbe garantire e che diventerà sempre più struttura per i casi più gravi ed acuti. Da qui la necessità di una medicina di prossimità, di vicinanza al cittadino fragile che necessita di avere percorsi clinico-assistenziali nel proprio contesto di vita soprattutto negli interventi a bassa intensità di cura nei quali vi sia integrazione tra medici di famiglia, medici specialisti, psicologi, servizi distrettuali e servizi sociali, evitando accessi in pronto soccorso e ricoveri non utili alla qualità della vita».

La medicina di prossimità

La medicina di prossimità, normata dalla legge nazionale 158 Balduzzi del 2012 e da quella regionale del 2014, si fonda sulle aggregazioni dei medici di famiglia (a Udine sviluppate) che possano condividere tra di loro appunto percorsi di salute, linee guida e prevede nei CAP -Centri di Assistenza Primaria- un'integrazione con medici specialisti (per attività specialistiche di base e alcune prestazioni strumentali quali esami di laboratorio di base, elettrocardiogramma, misurazione saturazione ossigeno), con infermieri, psicologi, guardia medica potendosi concretizzare una presa in carico delle persone a bassa e media intensità assistenziale che non si gioverebbero di lunghe attese in pronto soccorso o di degenze ospedaliere.

I precedenti

Nella precedente amministrazione, la parte della programmazione sanitaria ha istituito un centro di assistenza primaria a Zugliano per Udine sud e uno a Feletto per il territorio di Udine nord.

Le ipotesi

Prima del cambio di giunta, era in atto la valutazione da parte dell’azienda se aprire un CAP in città e collocarlo in distretto di via San
Valentino oppure a Udine est dove, in via Zilli, sorge già il Centro della Famiglia e c'è un' associazione di medici di famiglia. La consigliera Liguori aveva anche ipotizzato l'apertura del centro al Gervasutta, «che per caratteristiche logistiche e di servizi sanitari presenti (punto prelievi, sala radiologica, medici specialisti) ben potrebbe prestarsi a una manifestazione di interesse del nostro Consiglio Comunale perché possa accogliere un Centro di Assistenza Primaria». Ma la mozione è stata bocciata.

La reazione

«Un'occasione mancata di sostenere da parte del Consiglio Comunale l'opportunità di implementare il lavoro in Rete di medici di famiglia, medici specialisti, psicologi, infermieri, assistenti sociali condividendo insieme percorsi di cura fuori dall’ospedale. A Udine i medici di famiglia lavorano in forme organizzative quali le Medicine di Gruppo già da alcuni anni, farlo con specialisti e le professioni sanitarie è un valore aggiunto per le persone fragili e con malattie cronico degenerative».

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