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Gettò la figlia neonata in un cassonetto, "incapace di intendere e volere": ora è libera

La Corte d'Assise di Palermo ha deciso così in merito alla vicenda di una donna ora 35enne che all'epoca dei fatti viveva stabilmente a Gemona

Non era capace di intendere e volere Valentina Pilato, la mamma che gettò la figlia appena nata in un cassonetto di via Di Giorgi a Palermo il 24 novembre del 2014. Di conseguenza non può essere imputabile per il reato che le veniva ascritto. Lo ha stabilito la Corte d'Assise di Palermo, che ha dichiarato proprio il difetto di imputabilità. La donna adesso è libera, anche se in cura psichiatrica. All'epoca dei fatti la donna risiedeva stabilmente a Gemona con il marito, ed era da pochi giorni nel capoluogo siciliano dai parenti. 

LA RICHIESTA DELLA PUBBLICA ACCUSA. La richiesta avanzata dalla procura era quella di omicidio premeditato, da punire con 21 anni e due mesi di reclusione. Secondo l'accusa la donna - che era agli arresti domiciliari - era invece capace di intendere. Il processo si è giocato molto sulle perizie relative alle condizioni psichiche della donna

LA PERIZIA DEL TRIBUNALE. Per Francesco Bruno e Maria Pia De Giovanni, che hanno eseguito la perizia disposta dalla Corte d’Assise, quando gettò sua figlia appena nata nel cassonetto di via Di Giorgi Valentina Pilato non era in grado di intendere e volere. Si liberò del feto come si fa di “un oggetto pericoloso che la mente della madre si rifiuta di considerare un figlio”. Per i due esperti, la donna ha un disturbo grave dell’umore che si “accompagna a vissuti dissociativi e paranoidei di tipo cognitivo anancastico”. Questa condizione era presente al momento dell’infanticidio e al momento del parto avvenuto “dopo una rilevante negazione della gravidanza e di qualsiasi reazione affettiva a esso legata”.Si tratta di una terza perizia, richiesta perché le precedenti valutazioni erano in contrasto. 

I CONSULENTI DEL GIP. Secondo i consulenti del gip, la donna sarebbe stata capace di intendere e volere perché aveva un disturbo di adattamento che non ne avrebbe inficiato la lucidità. 

LA DIFESA. Di parere diametralmente opposto i periti della difesa, curata dall'avvocato Enrico Tignini

Inizialmente i pm avevano contestato alla giovane mamma il reato di infanticidio, l'imputazione, però, è stata poi modificata. Secondo la ricostruzione della Procura e come in parte ha ammesso anche l’imputata, la gravidanza sarebbe stata nascosta a tutti. I parenti della donna si sarebbero accorti, come hanno testimoniato durante il dibattimento, che non stesse bene, avendo tentato anche il suicidio. Così avevano deciso di riportarla a Palermo da Gemona.

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