Musica dal balcone tra i palazzi, costretta a intervenire la polizia

Il fatto è accaduto il giorno di Pasqua nel quartiere Peep Est, dove una coppia ha sistemato due casse sul terrazzo. Le accuse e la replica degli agenti

Il giorno di Pasqua che nessuno di noi dimenticherà, perché vissuto nel pieno dell'emergenza sanitaria causata a livello mondiale dal coronavirus,. due coniugi udinesi hanno deciso di diffondere della musica dal loro terrazzo. Evidentemente, però, il volume era troppo alto e dopo due ore di dj-set improvvisato è intervenuta la polizia, chiamata da un vicino, per chiedere di interrompere la musica.

I fatti

«Erano circa le 18.30 – ci racconta Marta Gasparini, protagonista della vicenda – e io e mio marito abbiamo deciso di allietare la giornata posizionando due casse sul balcone, come fanno tante persone in questi giorni, facendo ascoltare della musica italiana scelta per condividere questo momento, come "Azzurro" di Adriano Celentano». La zona è quella densamente popolata del Peep Est, la via è Riccardo Di Giusto. Sono in tanti, a quanto riferito dalla Gasparini, ad apprezzare l'iniziativa. «Nel condominio di fronte le persone applaudivano e facevano addirittura la ola!».

La chiamata

Non tutti, però, hanno gradito. «Avendo sistemato le casse fuori, era ovvio che volevamo si sentisse bene all'esterno. Comunque – continua il racconto la Gasparini – verso le 20 una signora che vive due piani sopra di noi ci ha chiesto di abbassare il volume e nel giro di pochi minuti, il tempo che finisse la canzone e spegnessimo la musica, è arrivata la polizia, evidentemente allertata da qualcun altro».

L'arrivo della polizia

«Alle 20.23 ci hanno bussato alla porta ben sei agenti, arrivati con pattuglie. Ci hanno intimato, con arroganza e sgarbo, di spegnere immediatamente la musica, dicendoci che da regolamento condominiale non potevamo farlo, anche se la norma prevede che la musica si possa ascoltare fino alle 21. Io e mio marito gli abbiamo fatto notare che l'orario era appropriato e che ci sembrava una vergogna che fossero intervenuti in sei per questo motivo in questo momento così delicato».

L'accusa

Prosegue così il racconto di Marta Gasparini. «Abbiamo chiesto ai poliziotti di mantenere la distanza appropriata, benché avessero la mascherina io sono in una fascia molto a rischio in quanto invalida al 100%. Quando gli ho fatto notare il costo di un intervento del genere, ovvero di tre pattuglie con sei agenti tutti nel mio pianerottolo, mi sono sentita rispondere da uno dei sei che io sono un costo per la società in quanto invalida!».

La replica

Dalla Questura rispondono, smentendo in maniera categorica l'accusa. «Siamo stati chiamati da un anziano di 83 anni, disturbato dal volume troppo alto della musica: a intervenire sono stati quatto agenti (non sei quindi ndr) e al momento dell'arrivo c'era ancora la musica alta. Le persone all'interno dell'appartamento hanno avuto un atteggiamento piuttosto aggressivo al nostro arrivo, dicendo che sono loro a pagarci lo stipendio». Al momento, a carico dei due coniugi, non è stata ancora formalizzata nessuna denuncia, ma dagli uffici della Questura stanno valutando se presentarne una per disturbo della pubblica quiete

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