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Movida: "basta criminalizzazione dei locali. Siamo professionisti"

I gestori dei bar di Udine non ci stanno alla condanna del Questore e alcuni di loro fanno sentire nuovamente la propria voce sulla questione che da mesi sta animando il dibattito cittadino

Non si ferma il dibattito sulle serate dei giovani udinesi, comunemente chiamato “movida”, che a Udine ha poco a che fare con il divertimento spagnolo, a detta di molti giovani e gestori dei locali. Il Questore Antonio Tozzi ha condannato la promozione di happy hour e chupito a 1 euro nei locali cittadini, come riportato sul Messaggero Veneto di oggi.

Così i bar udinesi non ci stanno a questa “criminalizzazione della categoria”. A parlare è il titolare del bar Glass Rudy Carrara, responsabile del Mercoledì dei Sarpi, sicuro di esprimere un'opinione condivisa dai suoi colleghi. “Non è giusto che per colpa di pochi che non rispettano la legge – spiega – si faccia di tutta l'erba un fascio. La maggior parte dei bar udinesi, lo dico perché sono un gestore e anche un cliente, lavora bene, con serietà e professionalità. Io non ho mai visto tutte queste promozioni di 2 drink per 1 e di shot a 1 euro e nemmeno minori di 16 anni bere al mio fianco, ubriachi per colpa dei baristi. Qui si sta condannando una categoria, oltre che le persone che lavorano”.

Rudy Carrara ricorda che i bar sono un punto d'incontro, un luogo dove stare in compagnia degli amici, bere un bicchiere e mangiare un boccone. “Non ci sono solo giovani – spiega ancora – ma anche adulti e anziani, che sono liberi di bere uno o più bicchieri con responsabilità, senza poi mettersi alla guida. Noi rispettiamo la legge e non istighiamo i nostri clienti all'alcol, è ora di finirla di fare una cattiva pubblicità ai locali”.

Il consigliere comunale Alessandro Venanzi, da sempre vicino ai locali e all'organizzazione di eventi nelle serate udinesi, ha deciso di chiedere al Questore un incontro. “Pur condividendo le preoccupazioni legate all'abuso di alcol – scrive – trovo ingiusto attribuire la colpa alle iniziative, che di fatto danno al centro cittadino linfa vitale, anche dal punto di vista economico. Dietro alle attività commerciali ci sono delle famiglie ed è nel loro interesse lavorare nel rispetto delle regole. Interventi come quelli presi dal Comitato per la Sicurezza nel mese di giugno per via Manin, non solo non servono, ma creano in città insicurezza e sono fuorvianti relativamente alla reale problematica legata alla gestione dell’assembramento esterno degli avventori”.

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