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Il caso del mostro di Udine finisce tra i "Serial killer" di Jesolo

Un inedito allestimento sul misterioso caso irrisolto dopo un serie di fatti criminali avvenuti tra gli anni '70 e '80

Come il suo celebre collega londinese, “Jack the ripper”, è esistito un altro serial killer che, a Udine fra il 1971 e il 1989, utilizzava il bisturi per squartare le sue vittime con una tecnica simile al taglio cesareo, oppure le strangolava o sgozzava selvaggiamente a coltellate, ma a questo misterioso carnefice del Nordest nessuno è mai riuscito a dare un nome certo, né tantomeno un volto.

La mostra “Serial Killer, dalla vittima al carnefice” presenta a fine aprile in anteprima assoluta un inedito allestimento sul misterioso caso irrisolto conosciuto come il “Mostro di Udine” sul quale poi organizzerà un convegno a metà maggio approfondendo le sanguinose vicende di quegli anni che hanno lasciato una ferita ancora aperta nella città del Friuli Venezia Giulia. Si tratterà di un’approfondita analisi dei sanguinosi delitti udinesi, la maggior parte dei quali rimasti senza un colpevole, prendendo di mira donne in quei momenti ai margini della società, responsabili solo della tragica fatalità di trovarsi sulla sua strada e per questo assassinate barbaramente con una ferocia che in almeno quattro casi ha permesso di riconoscere la medesima mano accertata da una perizia medico legale, per un totale di dodici casi irrisolti.

Ad aiutare nell’allestimento di una sezione del museo di criminologia della mostra di Jesolo sarà la scrittrice Elena Commessatti, autrice di “Femmine un giorno” romanzo edito di Bébert Editore che coraggiosamente ricostruisce con le emozioni del giallo l'identikit del principale sospettato di quattro omicidi: un medico ginecologo con problemi psichici che non venne mai condannato.

Un’opera letteraria che cela nel romanzo un'accurata indagine facendo tesoro delle testimonianze degli inquirenti e dei giornalisti che indagarono su quei casi fra gli anni '70 ed '80, arricchendo il tutto con la preziosa consulenza dell'avvocato Federica Tosel, legale difensore della figlia di Marina Lepre, una delle povere vittime, che ha studiato a fondo il misterioso susseguirsi di efferati omicidi, e dell’ex magistrato Gianpaolo Tosel, che con il suo lavoro di sostituto procuratore fino al 1985 al tribunale di Udine ha permesso di punire i responsabili di alcuni di quei delitti.

“Siamo onorati di poter ospitare nel museo di criminologia e arte criminologica una sezione dedicata al caso ancora irrisolto che sconvolse la città friulana” commentano gli organizzatori della mostra Serial Killer “una furia omicida implacabile per quasi un ventennio, contemporanea al mostro di Firenze ma che ebbe paradossalmente meno risalto nelle cronache italiane dell'epoca nonostante per certi versi replichi la ferocia del ben più noto Jack lo squartatore, perché come lui utilizzava il bisturi per sfregiare i corpi delle sue vittime con tecniche chirurgiche di estrema precisione”.

“Per questo” concludono “nell'allestimento punteremo a ricostruire gli attrezzi del mestiere del mostro di Udine attraverso una impegnativa analisi delle testimonianze, gli articoli di cronaca e le fonti di prova raccolti all'epoca delle indagini, presentando per la prima volta le immagini originali delle vittime sfregiate dal suo macabro modo di uccidere. Al convegno, che organizzeremo a maggio con gli esperti dei delitti di Udine, per la prima volta mostreremo dal vivo come il mostro ha ucciso secondo la perizia medico legale che analizzò le forti somiglianze di quattro degli omicidi attribuiti a questo serial killer”.

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