Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Via Siracusa

Addio a Leandro dell'Osteria San Pietro, il racconto di un luogo magico da oltre un secolo

La morte di Leandro Longo segna il tempo che trascorre, ma al tempo stesso accende i riflettori su un locale unico nel suo genere, riferimento del quartiere da più di un secolo

“Le spese sono tante anzi, sono sempre di più. Questo posto ha visto la storia passargli davanti, soffrendo con due guerre mondiali. Ho paura che il destino ci sarà fatale, nonostante mio figlio William abbia preferito continuare l’attività di oste piuttosto che iscriversi all’università”. Così Leandro Longo raccontava la sua passione per l’osteria San Pietro, il luogo che ha caratterizzato tutta la sua vita. E lui, che assomigliava in modo inequivocabile al suo locale, schivo e capace di un’accoglienza tutta sua sottolineata dai lampi di azzurro dei suoi occhi vivaci, preferiva continuare nel suo piccolo a far parte della storia di Udine. Magari fermandosi a ricordare di chi in tutti questi anni è passato da quelle parti, lasciando qualcosa di sé, ma senza cambiare mai il San Pietro. Ora Leandro, a causa della sua morte a 85 anni, non sarà più in osteria, ma la sua presenza sarà sempre percepibile. I funerali si terranno venerdì prossimo alle 9, con partenza dall'ospedale civile. La funzione sarà celebrata direttamente al cimitero cittadino di San Vito.

L’osteria

È uno di quei posti a cui non badi, mai. Niente cartelli appariscenti a segnalarne la presenza. Le uniche scritte campeggiano su una tenda parasole celeste e su un’insegna umile ed ingiallita che spicca all’angolo di via Lumignacco con via Siracusa. Siamo nella primissima periferia a sud di Udine, in una zona dove si mischiano ancora forti le tracce del passato e la voglia di un presente moderno che deve ancora avere la meglio, incastrato tra i resti della caserma Piave e dell’ex acciaieria Safau: lamiere e vecchi muri che troneggiano all’ingresso della città, come oracoli silenziosi e guardinghi in attesa dell’evoluzione delle cose. L’osteria San Pietro è l’unica testimone rimasta dei giorni che diedero i natali a questo quartiere, che ha visto passare davanti ai suoi occhi due guerre e un intero secolo di Udine, rimanendo, per tutto questo tempo, sempre fedele a se stessa. 

Le origini

Nel 1904, Pietro Cuduniello faceva il fattore nell’azienda agricola della famiglia Facchini, proprietaria della maggior parte dei terreni della zona. Arrivato all’età di pensionamento, chiese come buonuscita un appezzamento di terra, covando già l’idea di mettere in piedi un’attività che lo tenesse occupato e che continuasse a sostenere la sua famiglia. Nel 1908 la costruzione del piccolo stabile sul quel fazzoletto di terra concessa dai Fachini era completata, e Cuduniello diede inizio immediatamente agli esercizi dell’osteria, dei coloniali e del tabacchino. Insieme a Pietro lavoravano anche la moglie e le tre figlie, ma nessuno di loro era pratico delle attività commerciali, così affidarono la gestione del locale alla signora Teresina di Faedis, che dopo qualche anno si ritirò anch’essa dalle attività, facendo tornare l’osteria per un breve periodo sotto le cure dei Cuduniello. Nel frattempo, l’allora gerente della Cooperativa Friulana di Consumo situata all’angolo tra via Pozzuolo e via Lumignacco, Angelo Longo, venne contattato da Vincenzo Pozzo, un commerciante che aveva appena acquistato un locale in piazza Cella e che gli proponeva di entrare in società con lui per gestire assieme il futuro esercizio. Longo, attratto dalla prospettivs, ma con pochi soldi in tasca, accettò pur diventando socio di minoranza, cominciando a gestire l’osteria Da Pozzo che di lì a poco divenne un punto di riferimento importante per la città. Quando però Pozzo decise di lasciare ai figli l’attività, Longo non riuscì a investire una quota più alta, così quest’ultimo venne liquidato e l’intera gestione dell’osteria rimase in mano alla sola famiglia Pozzo. Ingolosito dalla nuova esperienza, lo stesso Longo prese la licenza per occuparsi di un negozio di alimentari accanto alla chiesa di Sant’Osvaldo, ma appena un anno più tardi (era il 1929) venne a sapere che l’osteria San Pietro era di nuovo in affitto, e così propose alla moglie di lanciarsi in questa nuova avventura.

L’avventura

Detto, fatto. Da 92 anni, quindi, la piccola osteria dalle pareti intrise di racconti e voci che profumano di vino e muffa, viene gestita dalla famiglia Longo: oggi, dietro il suo vecchio bancone in fòrmica, c’è William, nipote di Angelo e figlio di Leandro Longo. Tre generazioni di uomini dediti ad un lavoro dal sapore antico, che poco ha a che fare con l’intrattenimento da bar e gli happy tour mangerecci dell’aperitivo. Dentro l’osteria San Pietro, diventato giustamente locale storico di Udine data la sua veneranda età (113 anni), si deve entrare con la consapevolezza di aspettarsi uno spicchio di passato e senza la spocchia di poterlo calpestare mancando di riguardo. Gli avventori sono per lo più signori del quartiere, affezionati all’inconfondibile respiro antico e pacato che accoglie chi entra dalla porta sistemata proprio sull’incrocio della strada. Un ingresso posto in diagonale sul marciapiede, che quasi si mimetizza tra le crepe dei muri esterni, ma varcato il quale ci si può prendere il lusso di rimanere per qualche istante avvolti da una penombra rassicurante benché nostalgica. 

L’atmosfera

Qui tutto sembra essersi fermato ad un tempo in cui non c’erano macchine che scambiavano via Lumignacco per un rettilineo di Formula 1. Un tempo in cui i campi di là dalla ferrovia erano fonte di vita, così come le ciminiere dell’ex acciaieria che ora guardano verso la città con ferito orgoglio di ruderi. Entrando al San Pieri, ci si può permettere di prendersi un tempo a sé, fatto di calma e parole pronunciate senza strillare. Quello che Leandro e William fanno non è limitarsi a servire la clientela, ma offrire uno spaccato di vita e una sensazione tinta di caldo. Superato il bancone del bar, dietro il quale fanno mostra di sé servizi di bicchieri dal vetro grosso e bottiglie sfuse tra le quali spiccano i liquori più impensabili, ci si può sedere in una stanza che ha tutta l’aria di essere il salotto di una casa. E più o meno è così davvero, dato che basta spingere una delle maniglie di una qualsiasi porta per ritrovarsi effettivamente a casa dei Longo. Una famiglia che è diventata proprietaria dello stabile nel 1975, acquistandolo da tal Ottorino De Nadai, che a sua volta ne era divenuto proprietario intorno al ’40. Nel 2020 c’è stato dunque il quarantacinquesimo anno di effettiva proprietà della famiglia Longo dell’osteria San Pietro. Leandro, alla sua maniera, è riuscito a celebrare la cosa giusto in tempo.
 

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