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Giancarlo Bassi e lo stadio di Manzano

Giancarlo Bassi e lo stadio di Manzano

Lutto nel mondo del calcio regionale, è mancato Giancarlo Bassi

Fu calciatore e selezionatore della rappresentativa di calcio juniores, scopritore di talenti e imprenditore del manzanese

E' mancato nella giornata di oggi Giancarlo Bassi, storico volto del calcio regionale. Giancarlo aveva ottant'anni ed è stato vinto dalla terribile Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, che piano piano se lo è portato via.

Da giovane Bassi giocò nella Manzanese, di cui diventò una collonna portante, e col tempo arrivò a solcare anche i campi della serie A, B e C. Da adulto, invece, si adattò a ricoprire più ruoli, da quello di allenatore, a quello di selezionatore della rappresentativa di calcio juniores, con cui si tolse diverse soddifazioni: nel 1975 vinse il titolo italiano e nell'83-84 vinse quello che adesso sarebbe il Torneo delle Regioni alla guida della squadra del Fvg.  Appassionato di sport, era conosciuto anche come scopritore di talenti, oltre ad essere un rispettato e onesto imprenditore del distretto della sedia con la sua Gross Imball. Giancarlo lascia la moglie Milvia e i figli Giampiero e Carlo. Dal 2009 la Sla lo aveva colpito e piano piano gli impedì i movimenti e la parola. 

Qui un estratto di una sua vecchia intervista in un articolo di Flavio di Pietro, direttore di Sette Giorni in Friuli

Nel campionato di calcio 1953- 1954, che vede l’Udinese conseguire il secondo posto in classifica nella serie A, Giancarlo Bassi esordisce in prima squadra come attaccante di riserva. Negli anni seguenti milita in diverse squadre di A, B, C. Dopo l’attività agonistica, considerando la crescente importanza di Manzano nel sistema produttivo, abbandona momentaneamente il calcio, per dedicarsi all’attività imprenditoriale nel settore degli imballaggi. Ma la sfera di cuoio non si cancella facilmente dal cuore. Riprende dal punto in cui aveva lasciato e si rituffa nello scenario del Friuli Venezia Giulia, come selezionatore della Rappresentativa, vincendo parecchi trofei regionali e nazionali. Attualmente è consigliere e deus ex machina della U.S. Manzanese, che da quest’anno milita nel campionato di serie D. A lui abbiamo rivolto alcune domande sul mondo del calcio dilettantistico e sulle problematiche ad esso inerenti. Perché non ha continuato la Sua carriera calcistica iniziata fin dalla giovane età? “Pareva che tutto promettesse bene, visti gli inizi precoci, ma, ad un certo punto, sono stato quasi obbligato a scegliere l’attività imprenditoriale: la situazione economica dell’epoca costituiva uno stimolo ad intraprendere iniziative industriali. Il tempo ha dato ragione alla mia opzione, giacché - come si può constatare - l’azienda a tutt’oggi è in costante sviluppo con numerosi operai e vi hanno fatto ingresso in veste direttiva i miei stessi figli”. Ma poi ci ha ripensato? “Vista l’insistenza del compianto presidente della F.I.G.C. Diego Meroi, ho accettato di ritornare agli “antichi amori”. Sotto la sua presidenza ho raccolto indubbie soddisfazioni, vincendo ben quattro campionati italiani, dalla terza Categoria, financo all’Eccellenza. In seguito ho allenato la Manzanese, e per ultimo il Palmanova”. Come andò con il Palmanova? “L’esito fu senz’altro positivo: dall’Eccellenza la squadra fu promossa in serie D. Poi, come DT, sono rimasto nella città stellata per qualche anno; in seguito fui chiamato di nuovo alla Manzanese, giacché dalla costituzione del nuovo organigramma c’era la necessità di nuova linfa e vitalità per una squadra che si prefiggeva traguardi ambiziosi. Infatti l’anno scorso il primo obiettivo è stato centrato: la promozione in serie D. Di ottima levatura è anche il vivaio delle squadre giovanili che costituiscono un serbatoio prezioso per la prima squadra”.

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