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Trovato morto: regista originario di Cividale perde la vita a Milano

Si chiamava Mario Catto, originario della cittadina ducale, impegnato da diversi anni nel capoluogo lombardo per lavoro. Inizialmente si pensava alla morte di un clochard

Sembrava l'ennesimo, triste, caso di clochard morto per il freddo a Milano. Invece, l'uomo che giovedì mattina  è stato trovato senza vita su una panchina all'interno di un giardinetto all'angolo tra viale Montenero e viale Lazio a Milano, era un regista della nota casa di produzione televisiva Magnolia. Si chiamava Mario Catto, di 42 anni, originario di Cividale del Friuli e domiciliato in provincia di Pordenone, anche se residente a Milano.

Per buona parte della giornata si era pensato che quell'uomo senza documenti fosse un barbone che non aveva resistito alle proibitive temperature della notte milanese, ma gli abiti (certamente non stracci) e l'aspetto estetico non hanno convinto i carabinieri della compagnia Monforte. Così, nel pomeriggio, sono riusciti a dare un nome a quel corpo e a ricostruire le sue ultime ore di vita. Ieri sera Catto, che sembra avesse un contratto di collaborazione con la Magnolia, ha partecipato a una festa natalizia organizzata proprio dalla casa di produzione. Alcuni invitati ascoltati dagli investigatori hanno confermato la sua presenza e hanno raccontato di averlo visto bere moltissimo alcol durante la serata.

Verso la fine della festa, Catto avrebbe salutato i presenti e si sarebbe messo in marcia verso casa a piedi, portando con sé una bottiglia di birra. L'ipotesi dei militari, che dovrà trovare conferma dagli esiti dell'autopsia, è che il regista sia entrato in coma etilico durante il tragitto e che per via del malore si sia seduto sulla panchina. A quel punto sarebbe stato fatale il freddo della notte, che potrebbe aver causato un collasso cardiaco.

A conferma di tale ricostruzione, tre elementi: i soccorritori lo hanno trovato in una pozza di vomito, accanto aveva la bottiglia di birra, e la panchina su cui è morto era poco distante da casa sua. Appena qualche centinaio di metri, ma sufficienti per uccidere una persona nelle sue condizioni.

La parte più difficile per i militari è stato il riconoscimento. Catto non aveva documenti ma soltanto un mazzo di chiavi in tasca. Con questo, i carabinieri hanno provato ad aprire tutti i portoni della zona, fino a trovare quello giusto. Un lavoraccio durato molte ore che alla fine ha condotto all'appartamento del regista.(ANSA).

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