Moria delle api, chiesta l'archiviazione: non ci sono reati

L'inchiesta era stata avviata nel 2018 su pressioni degli apicoltori

Un totale di 250 indagati, un prodotto – il methiocarb – usato per conciare il mais (accusato di uccidere le api), proteste e trattori in piazza per difendere i diritti degli uni e degli altri. Era il 2018 e per la moria di api, denunciata dagli apicoltori, la Procura della Repubblica di Udine aveva aperto un fascicolo d'inchiesta. Adesso arriva la richiesta di archiviazione.

L'esito

Secondo la nota redatta dal procuratore capo Antonio De Nicolo, firmata insieme alle titolari dell’inchiesta – Viviana Del Tedesco e Claudia Danelon –, l’indagine era doverosa, ma per onestà intellettuale e per rispetto delle procedure penali non si può andare a giudizio. Così la procura ha inoltrato sette richieste di archiviazione.

La nota

L’attività – si legge – ha avuto il merito di ave riacceso il faro sul massiccio uso in agricoltura di semi conciate con il fitofarmaco methiocarb, dannoso non solo per le api ma anche per l’uomo. La pericolosità del prodotto è stata certificata anche dai competenti organismi dell’Unione Europea i quali ne hanno successivamente vietato l’uso.

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Niente responsabilità penali

"La Procura – si continua a leggere – ha coerentemente proseguito l’attività investigativa nel doveroso tentativo di colmare le carenze evidenziate dal giudici del riesame. Un’investigazione non facile sia perché l’ipotesi di reato era stata introdotta da poco nell’ordinamento e costruita dal legislatore con una terminologia di non facile decifrazione, sia perché l’indagine aveva preso il via a semine già effettuate e quindi il lavoro di indagine era stato effettuato a posteriori. Una serie di motivazioni che hanno portato la Procura a ritenere di non avere elementi sufficienti per affrontare il dibattimento. Gli indagati quindi, cessato il filone penale, dovranno affrontare le sanzioni amministrative, soprattutto, si legge, per chi ha percepito finanziamenti dalla politica agricola europea". 

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