Dal mortale di via Diaz nasce l'associazione 'I nostri Angeli'

A 1100 km di distanza con il pensiero perennemente rivolto al marito, Carlo Garofalo, scomparso a Udine in via Diaz, vittima di un brutto incidente stradale ad opera di un auto pirata. La moglie, Maddalena Panaro, ha inaugurato in Calabria un'associazione di familiari delle vittime della strada, volta a ridurre gli incidenti stradali con attività preventive

Via Diaz, la mattina seguente la scomparsa di Carlo Garofalo

La notte del 24 settembre scorso, in via Diaz, un pirata della strada travolse e uccise il calabrese 45enne Carlo Garofalo, dandosi poi alla fuga. Pochi minuti dopo si verificò un secondo sinistro in via Cividale, dove una macchina, dopo essere uscita fuori di strada, prese fuoco. Gli inquirenti stanno ancora indagando sull'eventuale connessione di quei due fatti e sull'eventuale responsabilità dell'indagata, la 29enne udinese Caterina Colle.  Quel maledetto giorno, Carlo, un operaio di Belvedere Matittima in provincia di Cosenza, a Udine per motivi di lavoro, stava attraversando un passaggio pedonale per raggiungere un collega,  quando fu travolto e ucciso nell’ombra di un lampione mal funzionante. Fu una coppia di Salisburgo a chiamare i primi soccorsi parlando in lingua inglese e fu proprio la loro preziosa testimonianza che gli inquirenti riuscirono a recuperare, non senza difficoltà, nei giorni seguenti.

Ora, a 1100 km di distanza e a quasi 5 mesi da quel tragico episodio, a Paola (Cs) è nata l’associazione "I nostri Angeli", composta dai familiari delle vittime della strada e presieduta dalla moglie di Carlo, Maddalena Panaro.  L’intento è quello di trasformare il dolore per la perdita di una persona cara, in energia attiva per proporre delle iniziative che possano, anche in minima parte, ridurre gli incidenti stradali, in Calabria come in Friuli Venezia Giulia.

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Un'organizzazione - ha commentato la vedova Panaro - senza scopo di lucro, che propone attività preventive con il supporto e la collaborazione di chi crederà ai nostri progetti. Ci auguriamo che la nostra presenza possa aiutare il senso civico in tutti noi. Tutto quello che faccio è per mio marito. La stessa sede dell’associazione è un appartamento suo. Quello che sta succedendo in conseguenza a quel maledetto incidente, desidero lo si sappia anche a Udine. La mia vita è inevitabilmente cambiata e ora dedico le mie energie e la mia ‘rabbia’ affinché non capiti agli altri la disgrazia che è capitata a me. Per quanto riguarda l’incidente, a marzo dovrebbero depositare le perizie; altro non so. Spero e credo nella giustizia".

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