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Sabato, 4 Febbraio 2023
tragedia di pasian di prato

"C'è da spostare un migrante"

Dopo la tragedia di Pasian di Prato, oltre che per le indagini per capire cosa sia successo, queste sono ore decisive anche per i ragazzi sopravvissuti all'incendio, che non hanno ricevuto cure mediche né psicologiche e non hanno ancora un posto dove stare

Fosse Francesco Salvi, canterebbe una strofa tipo "quel minore straniero non accompagnato qua devi metterlo là", o qualcosa del genere. Fosse una canzone, sarebbe quasi divertente. La realtà è che non c'è nulla di ironico o leggero in quello che sta succedendo ai ragazzi minori stranieri non accompagnati che si trovano in regione. Forse non tutti, ma a quelli presi in carico da Aedis, la cooperativa che gestiva la struttura andata a fuoco il 31 dicembre, di sicuro. Il primo motivo è evidente, il trauma di un incendio devastante che ha ucciso un compagno, un amico, non è certamente cosa da poco. Soprattutto per chi ha sulle spalle e nell'anima il peso di un'esistenza già complicata: i minori che intraprendono il viaggio che li porta lontano da casa lo fanno quasi sempre perché non hanno altra scelta per una vita dignitosa. A seguito di quanto successo in quella tragica notte (le indagini stanno procedendo per ricostruire la dinamica dei fatti, nel frattempo sono stati iscritti nel registro degli indagati Michele Lisco, responsabile legale di Aedis e Enrico Chiuc, operatore della stessa cooperativa) le sorti dei ragazzi sopravvissuti all'incendio sono state affidate agli stessi responsabili di Aedis. 

La notte dell'incendio

Sul luogo dell'incendio la scena che si è presentata ai soccorritori è stata devastante: fiamme che divoravano la struttura e ragazzi completamente sotto choc. Un'ambulanza è partita in direzione della pista di decollo di Campoformido: a bordo il giovane di origine ghanese trasportato d'urgenza con l'elicottero al centro gravi ustionati di Verona. L'operatore è stato invece trasportato all'ospedale di Udine. I ragazzi della comunità (dentro erano undici in tutto), sono usciti autonomamente dalla struttura, alcuni gettandosi dalle finestre del primo piano, altri scappando tra le fiamme aiutandosi l'un l'altro. Nessuno di loro è stato visitato o medicato. Tutti sono stati portati in Prefettura per essere ascoltati ed è lì che hanno appreso della morte del loro compagno Ledjan Imeraj e delle gravi condizioni dell'altro ragazzo. 

Sistemazioni provvisorie

Essendo inagibile la struttura di Pasian di Prato, i nove ragazzi che risiedevano in quella struttura durante la giornata del 31 dicembre sono stati spostati in un'altra sede sempre gestita da Aedis, in viale XXIII Marzo a Udine, un appartamento una volta sede di Sereni Orizzonti, ora riconvertito a comunità di accoglienza aperta in periodo covid. Una sistemazione emergenziale e provvisoria, già in condizioni di sovraffollamento. Soltanto alcuni dei ragazzi sopravvissuti sono riusciti a portare fuori dall'edificio in fiamme qualche effetto personale, ma nella maggior parte dei casi tutto ciò che possedevano (tra cui telefoni per comunicare con le famiglie, documenti e libri di scuola, oltre ai vestiti) è andato perso. In queste condizioni i ragazzi hanno vissuto le prime ore dopo la tragedia, senza supporto psicologico. Il primo gennaio sono stati poi nuovamente spostati, alcuni nelle altre strutture gestite dalla cooperativa e altri al centro Balducci di Zugliano, che ha dato la sua disponibilità per accogliere quanti ne avevano bisogno. Anche in questo caso, la sistemazione è stata provvisoria ed emergenziale, seppur con la dignità di cui il luogo creato da don Pierluigi Di Piazza non difetta. La parola che ha scandito queste prime giornate dell'anno è stata "incertezza". Oltre a choc. Nessuno di questi ragazzi, infatti, ha avuto chiaro che cosa sarebbe successo nell'immediato futuro. Una certa solidarietà si è comunque attivata per provvedere al reperimento di alcuni beni e per offrire un sostegno psicologico ed emotivo in un momento di grande sconforto.

Il presente e il futuro prossimo

Ieri tutti i ragazzi che la notte del 31 dicembre erano a Pasian di Prato sono stati nuovamente ascoltati dagli inquirenti. Nel frattempo alcuni minori ospiti della struttura di viale XXIII Marzo sono stati presi e portati a Paluzza, dove qualche mese fa è stata inaugurata una struttura intitolata a don Di Piazza e che dovrebbe essere gestita da Renato Garibladi, già responsabile della comunità Bosco di Museis di Cercivento, alla quale sono state negate nell'aprile del 2022 le autorizzazioni per continuare a gestire i minori. Una scelta che i ragazzi che risiedevano a Udine non hanno preso di buon grado, decidendo autonomamente di ritornare in città già nel primo pomeriggio di ieri, mercoledì 4 gennaio. «Io ho preso la decisione di portare su alcuni ragazzi per soccorrere l'amico Lisco. La struttura di Paluzza è nuova fiammante, c'è l'autorizzazione del sindaco ad ospitare minori, ma forse loro hanno reputato che la vita in montagna non è per loro e si aspettavano di trovarsi all'Excelsior di Venezia», ci ha dichiarato Garibaldi. Una volta tornati a Udine, i sette ospiti di Aedis pare abbiano dichiarato che lì volevano rimanere, a costo di dormire per strada. Altro che hotel cinque stelle. Gli altri, i minori ospitati a Pasian di Prato, una volta terminati i colloqui in Procura sono stati riportati chi al Balducci chi dalle altre strutture (Cargnacco e Carpeneto) proprio in quella di Udine, nell'attesa di sapere la loro destinazione definitiva. La soluzione di Paluzza, in ogni caso, sarebbe stata anch'essa provvisoria e il sindaco Massimo Mentil si è dichiarato assolutmaente disponibile a fare tutto ciò che può per aiutare quanti ne avranno bisogno. «Domenica sera o lunedì mattina tornerò a prenderli dopo l'interrogatorio», continua Garibaldi, che ci conferma che al momento la struttura di Paluzza è vuota. Nel frattempo lunedì ricomincerà scuola, almeno per chi è riuscito ad avviare un percorso formativo. Mentre il banco di Ledjan, nella seconda C dell'Enaip, rimarrà vuoto.

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