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Da Udine a Manchester, ecco un metodo innovativo per le cure fisioterapiche

Novità 'Made in Friuli' proposta da Nicola Imbriani, fondatore del gruppo Sane, per curare il dolore grazie alla statistica e all'esperienza. Un progetto presentato anche in Inghilterra in una convention dedicata al calcio

Modulare l’attività terapeutica in base alla condizione clinica del paziente, sfruttando la statistica e l’esperienza per curare il dolore. Si chiama 'Metodo Dinamix' ed è l’innovativa concezione della fisioterapia ortopedica e sportiva proposta dal Gruppo Sane ideata da Nicola Imbriani.

Il professionista friulano è pronto a lanciare il Dinamix a livello internazionale, dopo gli ottimi riscontri ottenuti a livello locale con sportivi di squadre di calcio, basket e rugby professionistiche.
Dall’8 al 10 settembre, Imbriani parteciperà alla Soccerex di Manchester, la convention più importante per chi lavora nel mondo del pallone, dove ha già fissato una serie di incontri “one to one” con i dirigenti di alcune società di calcio inglesi, francesi, tedesche e di diverse parti del mondo. L’obiettivo di Imbriani è riuscire a esportare il metodo scientifico Dinamix all’estero, proponendolo, attraverso il Soccerex, alle squadre professionistiche come integrazione degli standard già esistenti. L’idea è di diffondere questa innovazione “made in Friuli” a livello internazionale applicandola attraverso una sorta di “counseling, licensing o franchising” del know how a seconda delle varie situazioni.

Si tratta di un vero e proprio sistema operativo che sfrutta le informazioni derivanti dalla statistica per curare il paziente e tentare di risolvere il suo problema. Un approccio innovativo nel settore fisioterapico, in grado di rovesciare il modo di trattare (e curare) il malessere del paziente. 

"La novità principale che il metodo DINAMIX - spiega Imbriani - riguarda soprattutto l’approccio, che è di tipo logico e matematico-statistico secondo la modalità operativa di un metodo master, collettore e organizzatore su base statistica a fini migliorativi per l'utilizzo di singoli metodi applicativi (giusti o sbagliati che siano sarà la terapia stessa a deciderlo)". Per la prima volta, quindi, la terapia non serve solo a curare ma anche a eliminare una a una le cause di dolore accessorio, identificando in tal modo la struttura primaria da cui tutto ha avuto origine con una percentuale di errore decisamente minore rispetto alla premessa.

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