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da diocesiudine.it

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L'arcivescovo Mazzocato, no all'indifferenza

Partecipare alla Santa Messa di Natale per il desiderio di ascoltare e portare con noi un messaggio buono, di speranza, che faccia bene al cuore

«Siamo venuti numerosi alla Santa Messa di Natale. Credo che ci abbia condotti in cattedrale non solo una bella tradizione che fin da piccoli ci è stata insegnata, ma anche il desiderio di ascoltare e portare con noi un messaggio buono, di speranza, che faccia bene al cuore. Ognuno di noi ne ha bisogno per suoi motivi personali che custodisce segretamente nel suo animo. Ne abbiamo bisogno, anche, tutti assieme per disintossicarci dal clima di scontentezza, di amarezza e anche di rabbia che alcune indagini hanno recentemente rilevato». Così l’arcivescovo di Udine, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, nell’omelia pronunciata stamattina in Cattedrale a Udine, in occasione del Santo Natale.

E spiegando chi è quel bambino deposto da Maria nella mangiatoia ha detto: «È la Luce che Dio ha acceso in mezzo al suo popolo che vagava disorientato dalle tenebre nelle quali era finito. È la Grazia di Dio che viene incontro ad ogni uomo bisognoso di compassione per le sue debolezze, di misericordia sui suoi peccati, di speranza quando l’orizzonte della vita si oscura». E ancora: «A coloro che accolgono la Luce e la Grazia di Dio che Gesù ha portato, la Parola di Dio promette: “Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia”. È un dono veramente prezioso perché chi non cerca istintivamente la gioia e non ha sete di serena letizia?». Proseguendo ha sottolineato: «Questo, cari fratelli e sorelle, è il messaggio del Santo Natale. I primi ad accoglierlo sono stati, sorprendentemente, dei pastori oberati da un lavoro pesante e ingrato. L’angelo, sceso dal cielo, ha fatto fatica a trovare qualcuno sulla terra interessato al suo annuncio. Gli unici disponibili sono stati quei poveri pastori con il corpo e il cuore provati dalla fatiche della vita». Mons. Mazzocato ha dunque posto ai fedeli una domanda: «Mi chiedo se  l’angelo faccia fatica anche oggi a trovare persone interessate al suo annuncio: “Ecco vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi un Salvatore che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. Come allora a Gerusalemme, deve fare i conti, infatti, con l’ostacolo dell’indifferenza che è figlia dell’autosufficienza. Cominciando a festeggiare il Natale con la partecipazione alla Santa Messa, noi abbiamo vinto la tentazione dell’indifferenza e dell’autosufficienza che è la pretesa di riuscire a darci felicità e speranza nella vita con le nostre risorse mentali e psicologiche. Imitando i pastori ci siamo, invece, incamminati verso la chiesa per venire ad ascoltare, a vedere, a pregare. Continuiamo. ora, il nostro cammino per arrivare ad incontrare Gesù che è veramente presente tra noi. Già abbiamo ascoltato la sua Parola che sto brevemente commentando. Potremo, fra poco, entrare in comunione con lui nell’eucaristia dove si offre a noi nel suo Corpo e nel suo Sangue».

«È il momento – ha concluso l’Arcivescovo – di mettere davanti a lui ciò che ognuno custodisce nel suo cuore: desideri, speranze, pesantezze, ferite, sensi di colpa e vergogne per gli sbagli e il male fatto agli altri. Affidiamogli tutto perché è la Luce e la Grazia che viene da Dio e che è apparsa nella nostra vita. Potremo vivere l’esperienza dei pastori: sentire che in noi si “moltiplica” la gioia, la serenità, la letizia».

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