A Mario Zangrando la vittoria del Premio Caterina Percoto 2020

Padovano classe 1982, nel tempo al fianco di narratori come Paolo Rumiz e Alessandro Mari, Zangrando vince l’ottava edizione del premio letterario. Ex aequo al secondo posto Cimbaro e Pellegrini

Va a Mario Zangrando, padovano classe 1982, laureato in Comunicazione e Storia contemporanea, impegnato con la Ong Medici con l’Africa Cuamm, nel tempo al fianco di narratori come Paolo Rumiz e Alessandro Mari l’ottava edizione del premio letterario Caterina Percoto, promosso dall'assessorato alla Cultura del Comune di Manzano e dedicata, quest'anno, a un tema estratto dalle parole della grande autrice friulana: “La noia, questa bava schifosa. Questo frigido serpente che paralizza tutti i moti del cuore” (Novelle scelte, 1880).

La noia il fil rouge dell'edizione 2020

La noia è appunto il filo rosso che permea il racconto vincitore “Come si muore da queste parti”, sul quale si è registrata piena convergenza da parte della giuria del Percoto, guidata da Elisabetta Pozzetto e composta anche dall’assessore alla Cultura del Comune di Manzano Silvia Parmiani, dal direttore dell' Arlef William Cisilino e da Elisabetta Feruglio, Valter Peruzzi, Walter Tomada e Cristina Qualizza.

Il racconto di Mario Zangrando ha convinto la giuria del premio – spiega la presidente, Elisabetta Pozzetto - per la sua capacità di restituire il tema con profondità e grazia, attraverso uno stile scorrevole e mai banale. La trattazione dell’argomento della noia che tutto paralizza tra le sue viscide spire, così come tramandata da Caterina Percoto, viene calata nell’esperienza di un protagonista anziano che attraverso un espediente amaro e leggero esorcizza la noia, la solitudine e la morte incombente, acuita dalla pandemia. Un fine vita dignitoso, un estremo saluto ai cari che ci lasciano, un distacco sereno sono beni di cui la pandemia ci ha spesso privato e che mai come ora ci paiono drammaticamente persi”.  

Secondo posto ex aequo a Cimbaro e Pellegrini

Al secondo posto in questa edizione 2020 del Premio Percoto si registra un ex aequo, con i racconti dell’autrice udinese Barbara Cimbaro, “L’ufficio 22 dell’ala verde al secondo piano”, e di Gianfranco Pellegrini che ha scelto la lingua friulana per dare voce al suo “Diauladis”.

Un testo, quest’ultimo – spiega ancora Elisabetta Pozzetto – che utilizza il friulano per raccontare l’ambiente della politica regionale e la città di Trieste attraverso l’io narrante del protagonista, portavoce del presidente della Regione, alle prese con le novità legate alla pandemia e ai nuovi stili di vita. La noia generata dal nuovo contesto potrebbe produrre pensieri creativi e spirito critico: esattamente quanto il protagonista teme e vuole evitare. La noia, quindi, come perno centrale del plot: come motore di strategie e contromosse che alimentano lo sviluppo della trama e ci portano a riflettere sulla comunicazione politica e le sue tecniche, così come sull’utilizzo dei media in rapporto agli intrighi di palazzo, contrapposti dall’autore al mondo della natura”.

Ed è sempre la noia a guidare le dinamiche e le nuance fantasy del racconto di Barbara Cimbaro: una storia ambientata negli uffici pubblici e contestualizzata nel nostro tempo con adesione scrupolosa ai dettagli e alla descrizione dei personaggi, eppure capace di farci volare nel tempo e nello spazio, per raccontare il sentimento della noia visto e vissuto da una donna friulana che l’ha monitorata, aggirata e temuta come una malattia nascosta, per tutta la vita.

Premi anche per i "piccoli" scrittori

Ma il Premio Percoto, come sempre, si è rivolto anche ai più piccoli con le categorie rivolte a studenti giovani e giovanissimi. Per la sezione Scuola primaria e secondaria di primo grado vince Leonardo Bertolano di Corno di Rosazzo, con il racconto “La zanzara pantera”, il secondo premio va a Noemi Toppano di Mereto di Tomba con “La noia”, Nella sezione scuola secondaria di secondo grado primo premio all’udinese Anna Chiara Pippan con “Lettera di dimissioni della noia”, secondo premio a Caterina Bertolano di Corno di Rosazzo per ‘The snake’.

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