Fase 2: Per la ripartenza Confindustria Udine chiede direttive chiare e basate su presupposti scientifici

Mareschi Danieli: “Mettiamo le aziende nelle condizioni di poter salvaguardare la sicurezza dei propri collaboratori, oppure si cambi legge"

“Mettiamo le aziende nella condizioni di poter salvaguardare la sicurezza dei propri collaboratori oppure si cambi la legge”. Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine, punta il dito su un elemento di criticità che rende, ai tempi dell’emergenza Covid-19, sempre più complicato fare impresa e, in vista della cosiddetta Fase2, rappresenta un forte elemento di preoccupazione: quello relativo al monitoraggio periodico della salute dei propri dipendenti da parte delle aziende.
“Al momento - osserva la presidente degli Industriali friulani – ci sono solo due presupposti certi: che il cosiddetto tampone Covid (test molecolare) è oggi l’unico test diagnostico attendibile e che i reagenti necessari ad effettuare la diagnosi di coronavirus attraverso il tampone non sono oggi disponibili in misura sufficiente per essere effettuati sugli asintomatici”. 
“Tenuto conto di queste premesse – prosegue Anna Mareschi Danieli - vorrei ribadire che le aziende non sono ospedali, non hanno bisogno di fare diagnosi e curare, ma, per etica morale e, successivamente in ordine di importanza, per legge, devono garantire la sicurezza dei propri collaboratori. Come?  Attraverso criteri precauzionali, che in questo caso sono rappresentati dai test sierologici, che non hanno l’obiettivo e la pretesa di fare diagnosi, bensì quello di individuare la presenza di soggetti IGM + (ovvero con infezione covid in corso). Solo mappando periodicamente gli IGM e, successivamente, isolando quelli positivi, l’azienda potrà rispondere alla normativa in essere, che – è bene ricordarlo - prevede una responsabilità civile e penale in capo alla stessa azienda in caso di contagio di un lavoratore; un dato, quest’ultimo, che è assimilabile ad incidente sul lavoro, senza voler peraltro entrare nel merito del concetto del nesso di causalità, che comunque non eviterebbe il contenzioso”. 
Da qui l’appello della presidente di Confindustria Udine: “Abbiamo urgente bisogno di direttive chiare e basate su presupposti scientifici riguardo alla periodicità con la quale vanno effettuati questi monitoraggi e possibilmente anche di chiare indicazioni riguardo ai test sierologici ufficiali, bloccando i prezzi degli stessi per evitare speculazioni. A tal riguardo, mi auguro che alla fine non accada che, identificando una casa farmaceutica piuttosto di un’altra, finiamo per ritrovaci nella solita giostra della indisponibilità dei test sul mercato. In assenza di rapide linee guida su questi aspetti che ho evidenziato, confido che sia permesso alle imprese di utilizzare ogni sforzo per salvaguardare la sicurezza dei propri collaboratori”.
“Chiediamo quindi alla Regione - conclude Mareschi Danieli – di farsi portatrice di questa vitale necessità delle nostre imprese presso il Governo. Abbiamo bisogno di risposte immediate. D’ora in poi lo diremo tutti i giorni, attraverso ogni mezzo di comunicazione, finché non saremo ascoltati”.    

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