Nel vuoto con la tuta alare: la storia di Marco, l'udinese volante

Marco Milanese, 32 anni, è guida alpina. Da diversi anni è paracadutista, ma ama anche lanciarsi dalle montagne con la tuta alare, per scoprire nuove linee di volo

Marco Milanese in volo

Come 

Una volta fatti i 200 salti, si può fare corso di "Base", che non prevede immediatamente l'uso della tuta alare. «Non esistono corsi ufficiali, ma corsi tengono persone universalmente riconosciute con migliaia di salti». Da lì in poi è stato solo saltare, volare, percorrere vecchie linee tra le montagne e scoprirne di nuove. I salti di Milanese sono stati circa 400 solo di base jumping prevalentemente in Europa, poi in Arabia.
«I primi salti li ho fatti dal parapendio di un amico, in un modo che assomiglia molto al paracadutismo: ti sganci da un oggetto che vola a 600 metri di altezza e di fronte a te è tutto libero».Il paracadute da base è diverso da quello normale, che ha un paracadute principale e quello di riserva, con sistema di sicurezza: il paracadute da base jumping non ha nessun sistema di sicurezza ed è più grande perché le aperture devono essere molto potenti e gli atterraggi sono molto più complicati. «Dopo i salti con il parapendio ho cominciato a saltare da un ponte in Croazia dove si trova gente da tutto il mondo e dove non ci sono problemi con le autorità, visto che i proprietari del terreno  ospitano volentieri i jumper». I lanci dal ponte sono uno step successivo ai primi salti. «Si va nel ponte perché anche se apri il paracadute vicino al punto di lancio non ti schianti sulla parete nel caso in cui il paracadute all'incontrario, cosa che può accadere se non sei simmetrico con le spalle al momento dell'apertura».

Dove

Milanese non salta per esibirsi, né per dimostrare qualcosa a qualcuno. È anche per questo che quando sceglie un posto non lo fa seguendo una moda, anzi. «Di sicuro uno dei criteri è la facilità di raggiungimento dei posti dai quali si può saltare: non amo le folle e per questo mi piacciono molto le Alpi Giulie perché non hai tanta gente che salta, sono selvagge e ci sono delle linee molto belle da fare con la tuta alare. Uno dei posti più famosi in Italia è il Monte Brento ad Arco di Trento, sopra il Lago di Garda: è una delle pareti più sicure al mondo perché è molto strapiombante e c'è un minimo rischio di andare a sbattere contro la parete. Inoltre ha un atterraggio molto ampio». La bellezza e la relativa comodità del luogo ha addirittura creato un business, con taxi che quotidianamente portano i saltatori in cima alla parete.

Chi

«D'inverno salto molto meno, lavoro molto e gli accessi sono più impegnativi a causa della neve. In generale comunque salto da solo, solo alcune volte con team di base jumping mondiale, Phoenix-Fly che sono i primi produttori di tute alari del mondo. Quella dei base jumper è una comunità di nicchia e questo offre molti vantaggi: le persone sono tutte molto accoglienti e disponibili ad aiutare ed ospitare gli altri. Ovviamente ci si fa molto amici, tutti sparsi in giro per il mondo».

La preparazione

Non solo fisico, anzi. «Molti pensano che la parte più dura sia quella che spetta al corpo. Invece la maggior parte della preparazione è mentale. L'uso della mente in tutte queste attività è quasi più importante del fisico, io lo chiamo allenamento di coscienza motoria per il volo con la tuta alare. In buona sostanza bisogna ricercare la concentrazione profonda nel momento dello stacco dei piedi: riuscire a focalizzarsi solo sulla propria vita è difficilissimo. Come? L'unico modo è esporsi a situazioni di stress in cui la mente deve governare il momento. È necessario interiorizzare ma non sovrastare le proprie paure, prenderne atto e gestirle». Un esercizio che poi diventa molto utile nella vita reale, per questo lui fa spesso anche yoga, stretching meditativi e mette in atto la ripetizione mentale di un movimento. «Prima di andare a dormire penso ai movimenti che faccio in montagna: ho dei pattern tutti uguali come fare il nodo alle corde, scrollare la mano.. interiorizzandoli so di sviluppare la coscienza motoria e quando mi trovi nella situazione è molto più facile».

Lanciarsi nel vuoto, se pensato unicamente così, può essere un atto che genera molta paura. Ma per Milanese non è solo questo. C'è la scoperta, c'è l'emozione e il desiderio. «La cosa che mi fa più paura in assoluto è la mediocrità. Quando faccio un'arrampicata molto impegnativa o un salto nuovo certo che ho paura, ma è normale. Io penso che però sia giusto prendere coscienza di avere degli strumenti che mi permettono non solo di sopravvivere ma anche di divertirmi. Ho allenato mia madre a non avere paura. Mio papà era alpinista, ma tutto quello che faccio io va oltre. Mia mamma capisce le motivazioni e mi da un appoggio silenzioso senza contrasti, che mi permettono di farlo con passione».

Prossimi obiettivi? Top secret. Però... «Vorrei aprire dei salti nuovi in Friuli, non ne abbiamo tanti ma ci sono molte possibilità. La mia vita è questo: non è un hobby, né un lavoro... è semplicemente il mio posto nel mondo».

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