Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Centro / Via Paolo Sarpi

Pestaggio in via Paolo Sarpi, l'appello del barista colpito

Marco Cattuzzo del bar Glass non si perde d'animo nonostante la disavventura che lo ha coinvolto ed invita a non strumentalizzare il suo caso, ma ad aprire un dialogo costruttivo su come si possano conciliare le esigenze dei residenti e degli esercenti

Potrebbe limitarsi al lamento e a inveire contro i balordi che lo hanno aggredito sabato notte rompendogli il naso, ma invece prende spunto dalla vicenda e invita al dialogo, in modo da restituire al centro storico cittadino quella dimensione che, secondo lui, si è persa negli ultimi anni. L'appello di Marco Cattuzzo. 

Nella mia città un episodio del genere non sarebbe mai successo. Già perché questa non sembra più la mia città. Sono vent'anni che frequento il centro di Udine sia come cliente di locali o negozi e da qualche anno anche come barista per arrotondare il mese. Sembra però che negli ultimi due anni il cuore di Udine sia cambiato in peggio. Si continua a sfruttare il termine “movida” che ultimamente suona più come una parolaccia, un insulto. Si un insulto a tutte le persone come me, che dietro ai banchi dei locali, si guadagnano da vivere. 

Più volte abbiamo dato prova di avere la capacità di organizzare eventi più o meno importanti che attirassero giovani e non nella nostra bella città, facendo divertire tutti e tenendo molta attenzione a che tutto si svolgesse nel migliore dei modi. Il nostro è comunque lavoro e siamo i primi a volere che tutto vada per il meglio. Negli ultimi anni comunque qualcosa è cambiato. I residenti del centro hanno alzato la voce per esprimere il loro disaccordo su musica alta, chiasso sulle strade e stato in cui trovavano la città la mattina. Non posso negare che abbiano ragione. Chiunque viva la notte sa benissimo quali sono i problemi, chi sia a crearli e quali potrebbero essere le soluzioni.

Quello che vorrei esprimere, è che non siamo tutti dei demoni. Nessuno di noi prova piacere a creare a creare fastidio nel prossimo, abbiamo famiglie e conti da pagare anche noi, ci svegliamo la mattina presto come qualunque altro cittadino, anche se abbiamo finito di portare fuori l'immondizia dal locale alle tre del mattino. I problemi esistono, sappiamo benissimo quali sono e chi li crea, si sa da dove arrivano e come potrebbero essere risolti.

Non guardateci come “quelli che ci rovinano il sonno”. Tante volte invece facciamo proprio il contrario. Molte volte se voi residenti del centro potete dormire sonni “quasi” tranquilli, è proprio perché noi baristi allontaniamo le persone che vogliono creare disordine. E vi assicuro che il più delle volte non sono neanche clienti nostri. Arrivano da festini in casa o semplicemente stanno bevendo le bottiglie che hanno acquistato in supermercato e portate da casa. Il fatto che ultimamente ci sia sempre meno gente che frequenti il centro sta dando il via libera a quel genere di persone che mai vorremmo, quelle persone che si sentono padrone della città. Io proprio non riesco a capire perché si stia cercando di fare di tutto per far morire questa città. Avete tolto parcheggi, avete chiuso strade, avete messo piste ciclabili che nessuno usa e rallentano il traffico, avete messo divieti di transito, avete multato attività e avete intensificato controlli fiscali dove non se ne vede il motivo. Ma cosa vi ha fatto la mia città per meritarsi questo trattamento? Qui non si parla di politica, qui si parla della vita delle persone! Che senso ha pedonalizzare la città quando la gente non ci viene? Che senso ha parlare di salotto di Udine, quando le nostre famiglie preferiscono il centro commerciale?! Cosa offriamo noi per invogliare i cittadini a passeggiare per il nostro meraviglioso centro storico?

Secondo le fonti di informazione noi offriamo la “movida”, ossia gente ubriaca, risse, bottiglie rotte, vomito sulle strade, negozi rapinati in pieno giorno, gente aggredita, droga. Non sembra il posto migliore dove portare i figli per mangiare il gelato vero? E invece la città che amo, la città dove ho sempre vissuto, offre anche cose belle. Cose che meritano di essere vissute, iniziative per i giovani, punti di ritrovo e di confronto, perché non c'è niente di più bello che stare in mezzo alla gente, nell'era della multimedialità, dove tutto si svolge in rete, abbiamo bisogno di luoghi reali dove incontrarci, dove non siamo un fiume di persone nel corridoio di un centro commerciale.

Ve lo chiedo con il cuore in mano, basta strumentalizzare questa parola, basta polemiche, troviamo una soluzione tutti insieme. Perché sono convinto che se mettiamo un po' da parte l'egoismo dell' “io voglio”, possiamo trovare quella via di mezzo e coesistere nelle nostre richieste. Non siamo in guerra fra noi, siamo parte della stessa famiglia. 

Non scrivo queste parole per fare polemica, di quella ce n'è già stata abbastanza. Se ora un naso rotto, può servire ad aprire un dialogo costruttivo, allora forse, non dico di essere contento perché stavo sicuramente meglio prima, ma mi ritengo orgoglioso di aver avuto l'occasione di poter dire come stanno veramente le cose.

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