Lavoratori dello spettacolo manifestano in piazza:«Vogliamo il reddito di continuità»

Tra i più colpiti dalla crisi economica causata dalla pandemia, i lavoratori dello spettacolo si sono dati appuntamento in piazza XX Settembre:"Non vogliamo essere mai più invisibili"

Manifestanti del mondo dello spettacolo in piazza XX Settembre

Dopo la manifestazione del 30 maggio a Trieste e a due settimane dalla protesta nazionale in programma per il 27 giugno prossimo a Roma, i lavoratori dello spettacolo sono scesi in piazza anche a Udine per "non essere mai più invisibili e considerati l'agnello sacrificale di questa crisi". La loro richiesta più importante, come fa sapere Francesco Rodaro, uno degli organizzatori che da 34 anni lavora nel settore e occupa 18 dipendenti, "è l'istituzione di un reddito di continuità, non solo per questo periodo, ma anche per il futuro", e che già esiste in altri Paesi europei.

Invisibilità

Quello che accomuna tutti questi lavoratori - tecnici, artisti, attori e attrici, ballerini, produttori, organizzatori, fonici - è "l'essere invisibili di fronte alle istituzioni". La tante mancanze di questo ultimo periodo, infatti, sono comuni a tutti, come i sussidi da parte dello Stato. "Siamo fermi da quattro mesi, e molti tecnici e artisti sono ancora in difficoltà. Alcuni non hanno ricevuto nemmeno i 600 euro mentre le aziende, i titolari di partiva Iva, solo in due trance". A essere penalizzati, soprattutto i lavoratori intermittenti, ma anche la maggior parte dei lavoratori che "non hanno il diritto neanche di ammalarsi". Tra le altre richieste, poi, la creazione di un contratto collettivo nazionale per il mondo dello spettacolo e un fondo per i lavoratori.

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Estate 2020

Anche per quanto riguarda quest'estate tutti i lavoratori dello spettacolo non sono molto speranzosi. "Il Governo e le istituzioni ci ripetono che dal 15 giugno ripartirà tutto il mondo della cultura, ma come? Concerti e spettacoli saranno molto ridotti, e quindi di conseguenza anche il personale", continua Rodaro. Ma anche in vista di una parziale riapertura del mondo della cultura, i lavoratori fanno sapere che "non lavoreremo più a ogni costo! Non c'è spazio per il sessismo, il razzismo e l'esclusione nel nostro mondo". Alcuni, poi, ricordano anche la situazione dei lavoratori stranieri, che hanno perso il lavoro durante il lockdown e che ora "rischiano di essere espulsi dal nostro paese. Per questo chiediamo una sanatoria immediata per chi sta vivendo la crisi". 

Arene Covid-free

"Il Pd si è fatto promotore della nostra richiesta di isitituire delle arene covid-free per quest'estate, e siamo contenti sia stata accettata dal consiglio regionale, però non abbiamo ancora idea di come saranno istituite. Non abbiamo avuto un dialogo con la Regione e non sappiamo cosa aspettarci. Restiamo in attesa".

Burocrazia e tasse

Un'altra proposta per cui questi lavoratori si stanno battendo tanto è lo snellimento della burocrazia e un miglior inquadramento ai fini fiscali. Molti lavoratori, infatti, si lamentano del fatto di "non sapere come redicontizzare gli spettacoli" e inoltre che la "pressione fiscale in Italia non tiene conto del nostro tipo di lavoro. Noi tutti quindi siamo intermittenti, che non è sinonimo di garanzia di continuità. È giusto pagare le tasse, ma devono essere giuste e proporzionali al lavoro svolto". Questo esercito di partite iva, fatto da uomini e donne di ogni età, "merita rispetto e di non essere più invisibile allo Stato". Da qui, la richiesta della nascita di una categoria unita, ma anche la creazione di un albo o di un'associazione di categoria "per poter essere riconosciuti, per poter regolamentare il lavoro e per far rispettare i nostri diritti di lavoratori".

Giovani

A essere presenti in piazza anche molti giovani, 18enni, 20enni e 30enni, che fanno i lavori più disparati: attori, tecnici, facchini, circensi. "Siamo qui per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo e perché i decreti non danno molta importanza a questo settore che in realtà conta molto". Ma anche grosse perplessità sul futuro prossimo: "La ripresa sarà molto lenta e ancora non si è capito niente per quest'estate, siamo ancora in forse su tutto, ma si spera comunque di lavorare". Questi quattro mesi di stop, anche per loro, "sono stati molto duri, soprattutto dal punto di vista delle incertezze, oltre al fatto di non aver ricevuto alcun sostegno". Un altro problema, come fa sapere un giovane ragazzo che si occupa di facchinaggio, "è che l'Inps non ci aveva nemmeno riconosciuto nei primi mesi dell'emergenza, quindi all'inizio non avevamo nemmeno diritto ai famosi 600 euro".

Settore trainante

Tra i vari interventi durante la manifestazione, si è ricordato anche che "il settore della cultura fa da traino a molti altri settori, come quello del turismo e della ricettività". L'indotto del settore cultura, solo in Regione, sfora i 50 milioni di euro, "senza contare le ricadute sugli altri settori".

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Cigolot

A dare sostegno ai manifestanti, anche l'assessore alla Cultura del Comune di Udine, Fabrizio Cigolot. "L'amministrazione cittadina è molto attenta nei confronti dei lavoratori dello spettacolo, perché sono lavoratori e famiglie e in questo periodo l'attività ha subito un drammatico contraccolpo, come tutte le attività. Non dobbiamo, però, dimenticarci di loro, perché sono coloro che promuovo la vita culturale cittadina".

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