«Più ammortizzatori e più certezze»: i lavoratori delle mense manifestano davanti alla Prefettura

La protesta, che si è svolta in 60 piazze di tutta Italia, per chiedere maggiori tutele

Prospettive certe per settembre, migliori ammortizzatori sociali, copertura degli stipendi durante i mesi estivi e attenzione per un settore che per il momento è risultato del tutto invisibile. Queste le richieste presentate oggi, 24 giugno, davanti alla Prefettura di Udine in una manifestazione organizzata da Filcmas Cgil Fvg, Fisascat Cisl Fvg e Uiltucs Uil Fvg, per dar voce a centinaia di lavoratrici (soprattutto) e lavoratori della ristorazione scolastica e aziendale.

La manifestazione

Non solo, però, a Udine, ma in tutta Italia, "Dal Fvg alla Sicilia fino alla Valle d'Aosta, oltre 60 piazze, in concomitanza con la discussione in Parlamento", fa sapere Adriano Giacomazzi, segretario regionale della Fisascat Cisl Fvg. Questo settore è composto da alcune centinaia di lavoratrici, che in questo periodo di crisi sanitaria ed economica si sono sentite invisibili e senza adeguati ammortizzatori sociali. "Stiamo manifestando per portare l'attenzione di tutti quanti su quello che è un settore invisibile – continua Giacomazzi -, ovvero pulimento e ristorazione all'interno del servizio scolastico. Chiediamo prospettive per settembre, perché non sappiamo quello che succederà, ammortizzatori sociali, perché il settore ne è sprovvisto, e chiediamo di capire cosa succederà a queste lavoratrici, perché parliamo quasi esclusivamente di lavoratrici part-time, ma anche come potranno sostenere un reddito non sapendo se a settembre riaprirà completamente il servizio scolastico. Noi dobbiamo porre l'attenzione su un personale che, normalmente, non compare nell'opinione pubblica".

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Migliori ammortizzatori

In questi mesi di stop forzato, infatti, le lavoratrici hanno ricevuto la cassa integrazione Covid, "che però è già terminata". Ulteriore problema, poi, è che già normalmente, nei mesi di chiusura delle scuole, "esiste la sospensione del contratto di lavoro, per cui non c'è alcun tipo di sussidio, e questo anche in violazione di un indicazione della Corte Europea: non esiste né copertura previdenziale, né alcuna fonte di reddito, soprattutto". La situazione, quindi, è pesante, visto che quest'anno "anziché nove mesi di stipendio, il personale si è trovato con cinque mesi di stipendio, quattro mesi, in alcuni casi a fatica, con la cassa integrazione e nessuna prospettiva certa per settembre. E si tratta di personale assunto a tempo indeterminato", dichiara Giacomazzi.

Cassa integrazione

Concorde anche Francesco Buonopane, segretario regionale Filcmas Cgil Fvg, che ribadisce: "Chiediamo la proroga della cassa integrazione per l'emergenza sanitaria per altre nove settimane, quindi per riportarla a 27 settimane, ma anche un riordino strutturale degli ammortizzatori sociali, perché, per esempio, chi lavora nelle mense aziendali non ha diritto agli ammortizzatori se il committente, quindi l'azienda stessa, non ricorre all'ammortizzatore, e questo crea una grossa disparità tra lavoratori anche all'interno della stessa azienda". Ancora, "un piano per ripresa scolastica. Lo chiediamo come cittadini, come genitori e lo chiediamo a supporto delle lavoratrici di questo settore, ma anche risposte serie e strutturali sulla sospensione estiva, per arrivare a una copertura anche durante i mesi estivi. Chiediamo un tavolo di confronto con le istituzioni. Ci sono già delle linee guida sulle quali si sta discutendo, e vogliamo capire che impatto avrà tutto questo sul reddito delle lavoratrici". Tutta questa situazione incerta, infatti, avrà anche "un riflesso sulla pensione di queste lavoratrici. Chiediamo, quindi, che venga messa fine alla discriminazione anche di genere tra uomini e donne".

Maggiore visibilità

"Vogliamo chiedere visibilità a un settore attualmente invisibile, che però occupa 80mila addetti in tutta Italia. La situazione degli ammortizzatori sociali è insufficiente a coprire il periodo, visti i ritardi dell'Inps e, inoltre, molte aziende, anche multinazionali, non hanno dato disponibiltà agli anticipi", sostiene Matteo Calabrò, funzionario della Uiltucs Uil Fvg.

Le lavoratrici

La difficoltà del periodo ha portato diverse lavoratrici oggi a Udine, come Manuela, addetta mensa che è venuta davanti alla Prefettura per "chiedere tutele per il nostro lavoro, perché le scuole sono chiuse, e in questo momento non sappiamo se a settembre ricominceremo e come". Gli ammortizzatori previsti, poi, non sono abbastanza: "in questo periodo, e fino a giugno, siamo coperte dal Fis che corrisponde all'80 per cento del nostro stipendio, per cui alcune persone hanno ricevuto 300 euro di paga. Luglio e agosto, poi, non avremo uno stipendio, come tutti gli anni. Chiediamo quindi tutele al Governo e alle Istituzioni. Ma anche per il futuro, per avere una copertura tutto l'anno".

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Concordi anche Rosamarì e Paola Antonini : "Noi da febbraio siamo a casa, e vogliamo ricominciare a lavorare. Il nostro contratto non prevede nessun tipo di assistenza durante l'estate, però un conto è lavorare durante l'anno normalmente, e un conto è che da mesi noi siamo a casa e a settembre abbiamo l'incertezza del lavoro. L'ultima cassa integrazione che abbiamo preso? 200 e qualcosa euro a fronte di uno stipendio di circa 900 euro".

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