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Maila Andreotti in un'immagine tratta dal suo profilo Facebook

Maila Andreotti in un'immagine tratta dal suo profilo Facebook

La ciclista friulana Maila Andreotti accusa di molestie il ct della nazionale

La 25enne di Lestizza esce allo scoperto dopo aver smesso con il ciclismo: il ct della nazionale avrebbe messo in atto molestie psicologiche sulle atlete, favorendo quelle che avevano relazioni con lui

La ciclista Maila Andreotti, di Villacaccia di Lestizza, ha dichiarato di essere stata molestata dal suo vecchio commissario tecnico della nazionale di ciclismo, Dino Salvoldi. La ciclista friulana sarà dunque ascoltata dalla Procura federale, per far chiarezza sulla vicenda. L'ex pistard, che ha vinto più di 20 titoli nazionali, punta il dito contro il ct della nazionale femminile e contro un massaggiatore, accusati di violenze psicologiche.

A quanto pare, la 25enne ciclista friulana accusa il ct di comportamenti scorretti, che hanno influenzato anche le convocazioni per le Olimpiadi Tokyo 2020. Al centro della questione alcune relazioni nate all'interno del team, che hanno favorito delle atlete piuttosto che altre. Da quanto dichiarato dalla Andreotti, nei suoi confronti non sono state messe in atto molestie sessuali, quanto piuttosto psicologiche: dalle battute alle frasi che lasciavano intendere di scegliere l'omertà di fronte a certi atteggiamenti. 

Questo l'estratto di un'intervista rilasciata al Corriere di Milano dalla Andreotti:

Cosa è successo?
«Maggio 2012, avevo 16 anni. Ai pre campionati europei juniores e under 23 in Portogallo c’erano nuovi tecnici e massaggiatori. Ebbi la sensazione che Dino Salvoldi (il commissario tecnico della nazionale, ndr) trattasse le ragazze in modo diverso. Con me era professionale, con qualcuna molto più aperto».

E allora?
«Il marcio l’ho visto la prima volta che ho incontrato un certo massaggiatore. Mi faceva domande strane, faceva battute un po’ spinte, entrava nella mia camera senza bussare e mi diceva “spogliati” prima dei massaggi».

E lei si è spogliata?
«Sono rimasta in maglia e slip».

Con i massaggiatori non si fa così?
«No. E comunque, proprio perché lui era un uomo e io una ragazzina, avrebbe dovuto avere più tatto. Un massaggiatore normalmente entra, ti mette un asciugamano addosso e ti massaggia. Lui stava a guardarmi mentre mi spogliavo. Mi sono sentita a disagio».

Può essere solo scarsa professionalità.
«No, e l’ho capito quando mi ha massaggiato solo il sedere. Mi sono lamentata con il mio allenatore dicendo che volevo l’altro massaggiatore».

Non c’era una massaggiatrice?
«No, nonostante alcune ragazze l’abbiano chiesto. Finita la trasferta in Portogallo, mi è stato fatto sapere che avrei dovuto farmi andare bene anche le cose che non andavano. Sono stata lasciata a casa dalla nazionale per due anni».

Cosa le fa pensare che non l’abbia fatto perché i suoi risultati non erano buoni?
«I risultati li avevo. Era l’unico a non voler investire sulla mia specialità e su di me».

Salvoldi ha avuto atteggiamenti sconvenienti?
«Diceva: “Lascia la porta della camera aperta”. E lui entrava in qualsiasi momento, che tu fossi vestita o no».

Anche altre atlete si sono lamentate per lo stesso motivo?
«Tra di noi, più e più volte. Ma nessuna ha voluto dirlo all’esterno».

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