Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

La mafia è un fenomeno preoccupante solo per un friulano su cinque

In Friuli Venezia Giulia  la  presenza della mafia percepita come fenomeno  marginale in base a una ricerca effettuata da Libera 

Una regione  dove la politica viene vista come di una sfera “altra” rispetto al proprio vissuto quotidiano, un tema sul quale ci si informa ma senza partecipazione diretta. Si riduce anche la  tendenza all’associazionismo: un rispondente su due  non aderisce ad alcuna associazione. Una regione dove la mafia viene percepita come fenomeno marginale e dove la corruzione è poco diffusa o pressocchè assente nella percezione del 43% dei cittadini, con una sfiducia soprattutto nei confronti di membri del governo e del Parlamento e dei partiti. E dove chi potrebbe o dovrebbe denunciarla non lo fa per  paura delle conseguenze o sfiducia nelle istituzioni. 

L'analisi

La fotografia sulla percezione e presenza delle mafie e della corruzione in Friuli Venezia Giulia è stata scattata da Libera che presenta il rapporto LiberaIdee, una ricerca sociale su quasi 300 questionari pari al 2,8 del campione nazionale. Inizia il viaggio di LiberaIdee in Friuli Venezia Giulia che fino al 17 marzo attraverserà tutta la regione con incontri, seminari, laboratori, spettacoli teatrali, attività sportive per animare un dibattito locale che, a partire dai dati, ha l’obiettivo di riscrivere l’agenda dell’associazionismo in tema di mafie e corruzione, con una funzione di advocacy rispetto alle istituzioni competenti.  

Partecipazione e associazionismo

Il 50,9% non aderisce ad alcuna associazione, mentre la maggior parte degli associati dedica il suo tempo a uno specifico gruppo. Tra questi, prevalgono quelli sportivi (43,8 %) e di volontariato sociale (23,6%).

Politica

L’autocollocazione politica dei rispondenti in Friuli Venezia Giulia vede prevalere coloro che non si riconoscono nella tradizionale ripartizione tra destra e sinistra (51,6 %) e il centro-destra ha un maggiore spazio rispetto a quanto emerso a livello nazionale (19,3% a fronte del 14,0%). Emerge con forza una concezione della politica come di una sfera “altra” rispetto al proprio vissuto quotidiano, un tema sul quale ci si informa ma senza partecipazione diretta: soltanto il 7,5% dei rispondenti si ritiene politicamente impegnato, mentre il 47,8% dice di tenersi informato ma senza partecipare. 

Globale è locale

Il fenomeno mafioso è percepito da tre intervistati su quattro come un fenomeno globale. In Friuli Venezia Giulia  la mafia è vista come fenomeno preoccupante e socialmente pericoloso solo dal 20,8% degli intervistati, mentre ben il 44% ritiene la mafia un fenomeno marginale. Secondo i rispondenti, tra le attività principali della mafia in Friuli Venezia Giulia  vi sono il traffico di stupefacenti (62%) e, a seguire, lavoro nero (36,0%) e riciclaggio di denaro sporco (32,2%). Tra i fattori sociali considerati rilevanti per l’adesione a gruppi mafiosi spiccano da un lato il ruolo della famiglia e del contesto di riferimento, dall’altro, le difficoltà economiche e in ambito lavorativo. Guardando alle motivazioni individuali che spingono un individuo ad aderire alla mafia, prevale tra i rispondenti l’idea che l’affiliazione mafiosa sia legata alla possibilità di ottenere guadagni facili e in seconda battuta le difficoltà economiche e la ricerca del  prestigio e potere. 

Corruzione

La percezione della diffusione complessiva della corruzione in Friuli Venezia Giulia risulta inferiore rispetto al campione nazionale. Sebbene il 37,5% degli intervistati ritenga che la corruzione sia abbastanza diffusa nel territorio regionale, risulta infatti molto bassa la quota di coloro che ritengono questa pratica molto diffusa (8,2% a fronte del 25,9% nel campione nazionale). Meno di un rispondente friulano su cinque dichiara di conoscere personalmente o di aver conosciuto in passato qualcuno coinvolto in pratiche corruttive (aver ricevuto o aver offerto tangenti e/o favori indebiti). E’ la sfera politica il principale bersaglio selettivo della sfiducia: il coinvolgimento nella corruzione viene considerato significativo nei confronti di membri del governo e del Parlamento (58 %) e dei membri dei partiti (51,3%). A seguire quindi i funzionari pubblici che assegnano gli appalti (35,5%). I motivi principali per cui gli episodi di corruzione non vengono denunciati, scelti tra una rosa ampia di possibilità (potendone selezionare fino a tre), sono primariamente il timore per le conseguenze della denuncia e la paura che l’intero sistema sia corrotto, compresi coloro che dovrebbero raccogliere la segnalazione. 

Mafie straniere

Quattro rispondenti su dieci ritengono che in Friuli Venezia Giulia vi sia la presenza di organizzazioni criminali di origine straniera con caratteristiche similari alle mafie tradizionali italiane. Consistente è poi la percentuale di coloro che dichiarano di non essere in grado di identificare esattamente l’origine dei gruppi mafiosi stranieri più diffusi in regione.  Tra coloro che rispondono in modo puntuale alla domanda sul tipo di criminalità straniera presente nella regione prevale l’indicazione molto consistente della mafia di origine balcanica (25%) e a seguire la mafia cinese e quella albanese.

Beni confiscati

La quota di coloro a conoscenza del fatto che i beni confiscati vengono dati in uso per fini istituzionali o sociali è molto bassa rispetto al dato italiano: oltre la metà dei rispondenti ritiene che essi vengano venduti all’asta o a privati.  Coerentemente il 54,3% dei rispondenti non conosce l’esistenza di beni confiscati in Friuli Venezia Giulia. Tuttavia  nella grande maggioranza dei casi – quasi tre rispondenti su quattro – i beni confiscati sono percepiti come una risorsa per il territorio, capace di portare benefici all’intera comunità locale. Per quel che concerne le opinioni relative a quale debba essere l’utilizzo dei beni confiscati, secondo i rispondenti dovrebbero essere destinati in misura prioritaria a cooperative orientate all’inserimento lavorativo dei giovani (28,3%), a scopo didattico per far conoscere il fenomeno mafioso (19,1%), alla realizzazione di luoghi pubblici di aggregazione e di educazione alla cittadinanza (18,1%).
 

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