Cronaca

Mafie in provincia di Udine e in regione, dove e come agiscono

L’analisi proviene dalla relazione del ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia che evidenzia come il Friuli Venezia Giulia sia ormai obiettivo della criminalità organizzata

La Camorra, la ‘Ndrangheta, la Mafia siciliana, la Sacra Corona Unita e le organizzazioni criminali straniere in Friuli Venezia Giulia sono di casa e puntano ad espandersi sempre di più. L’inquietante analisi proviene dalla relazione del ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia che evidenzia come la nostra regione, in virtù dei continui tentativi di infiltrazione di stampo mafioso, sia ormai nell’obiettivo delle mafie. 

Turismo e ristorazione: dove le mafie riciclano in Fvg

Ad attrarre i gruppi criminali, oltre alla particolare collocazione geografica e la ricchezza del suo tessuto produttivo, sono alcuni specifici settori all’interno dei quali negli ultimi anni si sono registrate numerose indagini, arresti e condanne. Come si legge nella relazione, il "magnete" è rappresentato dall’incremento del turismo regionale dove le infiltrazioni di stampo mafioso avvengono, sottoforma di riciclaggio, attraverso l’acquisto di strutture alberghiere, pizzerie e più in generale coinvolgendo il settore della ristorazione. In questo caso, a farla da padrone sono la camorra e la ‘ndrangheta, che tuttavia indirizzano i loro interessi anche nell’intermediazione finanziaria, nel traffico di stupefacenti, nelle frodi e nell’infiltrazione del settore dei trasporti in conto terzi, come confermato tra le altre dall’operazione Watefront, conclusasi il 28 maggio 2020. 

Abbigliamento, armi e prostituzione

In provincia di Udine la camorra opera soprattutto nel settore dell’abbigliamento (molto spesso utilizzato come schermo per attività illecite) ma anche nel traffico di armi che, per passare in Italia, ha utilizzato la zona di Ugovizza, nel Tarvisiano. Nel pordenonese la presenza di elementi brindisini ha rappresentato il cavallo di Troia per la gestione del traffico di droga da destinare alla regione di provenienza, mentre per quanto riguarda lo sfruttamento della prostituzione il fenomeno è gestito invece da elementi di origine thailandese. L’incremento delle segnalazioni, seppur “provato” dall’emergenza sanitaria in corso, manifesta una necessaria e “maggiore attenzione” nella prevenzione e nel contrasto delle probabili infiltrazioni sul territorio da parte delle organizzazioni criminali.

Il porto di Trieste: "Maggiore attenzione"

Nonostante la Prefettura di Trieste, l’Autorità Portuale e la Regione abbiano condiviso due protocolli specifici, la DIA ha fatto suonare il campanello d’allarme anche per lo scalo giuliano. Divenuto ormai primo porto italiano per traffici, dopo la firma del memorandum d’intesa sulla Via della seta tra Italia e Cina, e la futura realizzazione della piattaforma logistica, Trieste è al centro di possibilità di investimento che le mafie non vogliono lasciarsi sfuggire. Il riciclaggio transnazionale conferma infatti la proiezione delle mafie tradizionali, sempre più orientate a preferire l’investimento dei propri capitali illeciti rispetto all’aprire il fuoco, un tempo arma preferita nel controllo del territorio.

Ecomafie, un fenomeno inquietante

Va in questa direzione la presenza delle organizzazioni criminali nella gestione e nello smaltimento di rifiuti. L’esempio è quello del maggio 2020 quando sei cittadini italiani sono stati arrestati con l’accusa di essere i responsabili dell’illecito smaltimento, in provincia di Gorizia, di circa 5mila tonnellate di rifiuti speciali provenienti dalla Slovenia. A tal proposito, secondo la magistratura ed in tale occasione è emerso come “la vicenda possa avere qualche relazione con dinamiche di criminalità organizzata nel napoletano, il tutto con preoccupanti frequentazioni da parte del soggetto che ha deciso di spostare buona parte dei propri interessi nel territori dell’Isontino. Un fumus di criminalità seria, qualcosa che in qualche maniera si ricollega all’inquietante e sempre più diffuso fenomeno delle ecomafie”.

Le "piazze" di spaccio: da dove arriva la droga

Il monfalconese è quindi divenuto “piazza” dove il traffico di droga viene gestito sia da “soggetti locali” che da campani (da ricordare l’operazione che aveva portato all'arresto di nove soggetti provenienti in parte dal quartiere napoletano di Pianura ndr), in rapporto a nuovi canali di approvvigionamento made in Slovenia. Nel mare della droga regionale, la relazione sottolinea il flusso di stupefacente proveniente dalla Rotta balcanica, lungo quella direttrice Bosnia-Croazia-Slovenia che vede, inoltre, la tratta e lo sfruttamento dei migranti come fenomeno sempre più presente, anche in ragione dell'assidua complicità di passeur di nazionalità quasi sempre balcanica, veri e propri protagonisti dell’immigrazione clandestina. 

Le mafie straniere: afghani, pakistani, albanesi e nigeriani

La presenza di criminalità straniera coinvolge infatti anche migranti giunti in Italia attraverso la Rotta. Pakistani, afghani e maghrebini si occupano sempre più spesso del traffico di marijuana e hashish, mentre lo spaccio di eroina e cocaina è in mano, almeno per quanto riguarda la provincia di Udine, alla mafia nigeriana. Sempre sul fronte degli stranieri, in Friuli Venezia Giulia i criminali albanesi si rendono protagonisti nei reati contro il patrimonio ma anche nel narcotraffico. I cinesi invece, pur confinando le loro attività all’interno della stessa comunità e macchiandosi di alcuni casi di evasione fiscale, preferiscono gestire lo sfruttamento della prostituzione.  

Lo sporco nascosto sotto il tappeto 

Un quadro inquietante, insomma, quello evidenziato dalla relazione della DIA che pone l’accento anche sull’aumento significativo delle segnalazioni: a Trieste si è passati dalle 464 del 2017 alle quasi 400 del solo primo semestre del 2020. Infine, sempre nei primi sei mesi dell’anno scorso sono state emesse tre interdittive antimafia e nove proposte di prevenzione nei confronti di altrettanti soggetti collegati alla camorra. Tra riciclaggio, estorsioni, truffe, frodi fiscali, traffico di droga e armi, investimenti immobiliari e chi più ne ha più ne metta, la nostra regione non sembra più essere l’oasi felice di un tempo. Sotto il tappeto all’apparenza pulito del Friuli Venezia Giulia, c’è qualcuno che continua a nascondere lo sporco: un’operazione criminale che vale milioni e milioni di euro. 

Sequestri per 120 milioni di euro in tutta Italia

Secondo i dati relativi alla confisca di patrimoni illeciti nei confronti di tutte le mafie italiane, nel primo semestre del 2020 sono oltre 42 i milioni di euro sequestrati, ai quali si aggiungono i sequestri di beni per 78 milioni e 433mila euro. Nel dettaglio, alla 'ndrangheta sono stati sottratti 12.251.322,49 euro di beni sequestrati e 6.309.979 di euro, a Cosa nostra 61.762.000 euro di beni sequestrati e 20.247.100 euro confiscati, alla camorra 2.350.000 di euro provenienti da beni sequestrati e 14.862.905,81 euro da confische e alla criminalità pugliese e lucana infine sono stati sequestrati beni per 2.070.000 euro e 611.115.71 euro provenienti da confische.

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