Lo Stato rimanda l'ambasciatore in Egitto e nel Friuli di Giulio Regeni è “secessione culturale”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

In seno all'associazionismo locale si è giunti persino al disconoscimento morale dell'autorità dello Stato sul territorio Tra la società civile friulana s'alza la bandiera della rivolta ideale contro Istituzioni ritenute inadeguate Poteva sembra una battuta ma non lo era affatto. Lo avevano annunciato appena giunta la notizia del disposto rientro in Egitto dell'ambasciatore italiano nonostante gli evidentemente insignificanti progressi delle indagini sul Caso Regeni. Il 16 agosto 2017, con atto formale firmato su una bandiera friulana ai piedi della colonna forense della Giustizia a Udine, il Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” e il Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl” hanno davvero, in via provvisoria, moralmente disconosciuto l'autorità dello Stato italiano sul Friuli Venezia Giulia, regione natia del probo giovane ricercatore di Fiumicello. Ecco il testo del documento, indirizzato alle quattro massime cariche dello Stato ossia ai Presidenti della Repubblica, di Senato e Camera e del Consiglio, per conoscenza alla famiglia Regeni nonché a Presidente, Assessori, Consiglieri e Sindaci della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, organi di stampa e società civile. “Istituzioni democratiche che, oltre a dialogare nella contingenza con regimi tirannici, mirano ad accreditarli come interlocutori per le più svariate ragioni strategiche, ne divengono inesorabilmente complici, perdendo quindi il preteso diritto ad un rispetto incondizionato. Tra le Istituzioni costituenti la Repubblica Italiana, lo Stato risulta primo depositario dei poteri in materia di relazioni internazionali e di tutela, anche verso l'esterno, della propria cittadinanza. Ebbene, in ordine al Caso Regeni, dopo quasi 19 mesi di trattative, da potersi certo giudicare risibili se non ipocrite, con un regime di conclamata natura tirannica, lo Stato italiano, beffato ripetutamente dalle autorità del Paese nilotico, decide ora di reinsediare il suo ambasciatore presso le Piramidi, ambasciatore il cui ritiro era stato l'unico atto davvero pregnante di un Governo degno di fronte allo scempio, nella fattispecie, di un valoroso giovane concittadino. Oggi, davanti a così eclatante e malaugurata decisione, dunque, i sodalizi in firma, pluridecennali tutori dei migliori costumi civici del crocevia friulano d'Europa, a malincuore si vedono costretti al simbolico gravissimo passo di disconoscere moralmente, in via provvisoria, l'autorità dello Stato italiano sul territorio del Friuli Venezia Giulia, regione natia di Giulio Regeni. Se quello Stato difende così l'onore di un probo figlio del Friuli, bisognerà forse che i Friulani si trovino altri referenti in grado davvero di tutelarne, come in questo caso, la gioventù migliore? Lo stesso dilemma vale ovviamente per la cittadinanza italiana tutta. Come conseguenza del presente atto, l'eventuale persistere di forme d'implicito riconoscimento della succitata autorità statale da parte dei sodalizi detti sarà, sino a valutazione mutata, d'ora innanzi idealmente da intendersi non come atto dovuto ma moto forzato dalle contingenze. 'Ahi serva Italia' scriveva Dante. Eppure spiace, spiace davvero: che bella sarebbe un'Italia animata da un alto senso di dignità, di patria ovvero di comunità intesa come famiglia territoriale non riducibile a certo affarismo nazionale ed internazionale cui si sacrifica la difesa dell'onore singolo e comune! Con amarezza profonda ed antica friulana irriducibilità, oltreché doveroso deferente affetto da tributarsi a genitori eroici di un martire civico su cui mai trionferà l'oblio di traditori e ignavi non meno barbari dei suoi carnefici”. Firmato: “prof. Alberto Travain, Coordinatore Generale del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico 'Fogolâr Civic', Presidente del Circolo Universitario Friulano 'Academie dal Friûl' & civismo locale astante” recando l'atto anche le sottoscrizioni di Alfredo Maria Barbagallo, Gianna Bianchi, Tarcisio Bordignon, Renata Capria D'Aronco, Marisa Celotti, Milvia Cuttini, Jolanda Deana, Maurizio Di Fant, Maria Luisa Ranzato e Mirella Valzacchi, simbolica rappresentanza di dieci esponenti del più vario impegno socioculturale e associazionistico nella Capitale del Friuli Storico. Un atto, insomma, altamente simbolico di secessione culturale da un modo di concepire il ruolo dello Stato davvero lontano dalla più virtuosa sensibilità delle genti del Friuli ma anche di tanta valorosa Italia che si sente profondamente offesa e disarmata di fronte a simili condotte governative. Per la precisione, va sottolineato il fatto che, disconoscendo moralmente – senz'altro non giuridicamente – l'autorità dello Stato italiano sulla regione friulana, tali sodalizi non negano nemmeno idealmente invece quella della Repubblica, presente sul territorio segnatamente attraverso le Amministrazioni regionale e locali. Una nota importante, questa, a chiarimento dei tratti del tutto particolari del significativo atto compiuto a Udine, in seno alla società civile che alza la bandiera della rivolta ideale contro Istituzioni ritenute inadeguate al supremo compito di tutela anche internazionale della dignità dei propri cittadini e del Paese che rappresentano.

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