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Venerdì, 26 Aprile 2024
Turismo

Lignano, insieme ad altre 25 località marine, chiede lo status esclusivo di "centro balneare"

Riunite nel network “G20 spiagge”, le 26 città vogliono una legislazione ad hoc che tenga conto dell’aumento delle presenze durante l'estate. La ministra Santanchè promette un incontro

Settemila residenti in inverno, anche 200 mila presenze giornaliere in estate. Questi i numeri di Lignano che, nella stagione calda, diventa la città più popolata del Friuli Venezia Giulia. Questa la ragione che ha spinto la cittadina costiera a richiedere – insieme ad altre 25 località del territorio italiano – lo status di città balneare. 

Effetto fisarmonica

Si tratta del fenomeno che investe molte città a vocazione turistica sul mare. L'aumento vertiginoso delle presenze in certi periodi dell'anno ovvero nella stagione estiva si ripercuote sulla capacità della città stessa di offrire servizi necessari: dalla sicurezza alla raccolta dei rifiuti, per esempio. I servizi, infatti, sono tarati sul numero dei residenti e non sul numero delle presenze turistiche. Inoltre, questo tipo di località fa fatica ad accedere a bandi pubblici e ai finanziamenti in quanto questi sono vincolati esclusivamente al numero dei residenti. Secondo queste città serve, quindi, una legislazione su misura che di questo fenomeno tenga conto adeguando gli interventi e il sostegno non solo in termini economici.

Le città che aspirano allo status balneare

Oltre a Lignano Sabbiadoro ecco quali sono le altre 25 città che chiedono lo status di centri balneari: in Veneto sono Bibione, Caorle, Cavallino-Treporti, Chioggia, Jesolo e Rosolina; in Emilia Romagna Bellaria, Igea Marina, Cattolica, Cervia, Comacchio, Riccione; Bibbona, Castiglione della Pescaia, Grosseto, Orbetello, San Vincenzo, Viareggio in Toscana; Forio, Ischia e Sorrento in Campania; Vieste in Puglia;  Alghero e Arzachena in Sardegna; Taormina in Sicilia. 

La ministra Santanché

La ministra del turismo Daniela Santanchè si è impegnata con i sindaci a istituire un tavolo tra un paio di settimane. “Venite con delle proposte scritte. Questa dovrà essere un’iniziativa parlamentare. I tempi ci sono, ce la faremo. Non è una riforma da fare a costo zero – ha fatto notare la ministra  – perché c’è bisogno di risorse per aumentare i servizi che non possono rimanere quando i residenti  sono drasticamente minori. Dobbiamo riflettere bene”.

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