rotate-mobile
scuola

Classi pollaio, burocrazia lenta e risorse scarse: una prof friulana spiega le ragioni dello sciopero della scuola

In una lettera, una professoressa di un istituto superiore friulano spiega le motivazioni dello sciopero di venerdì 10 dicembre, che ha visto coinvolti personale Ata ma anche corpo docenti

"Potrebbe sembrare l’ennesimo sciopero contro i provvedimenti restrittivi di questi mesi invece lo sciopero di venerdì 10 dicembre riguarda la scuola: una scuola che si ribella all’ennesima presa in giro della politica". Così comincia la lettera di un'insegnante friulana, una professoressa che, venerdì scorso, ha deciso di aderire allo sciopero indetto per mettere in luce diverse questioni.

Le motivazioni

Una protesta che ha voluto mettere in luce le difficoltà in cui si trovano i lavoratori della scuola a causa dei mancati rinnovi contrattuali, quelli covid ma non solo. Oltre alla scarsità delle risorse previste sull'adeguamento dei contratti, all’assenza di fondi per la proroga degli organici Covid del personale Ata e per il potenziamento delle assunzioni, ci sono altre criticità: la mancata riduzione degli studenti nelle classi cosiddette pollaio o l'assenza di misure per lo snellimento amministrativo e burocratico nel modo scolastico. Nessuna iniziativa per dare finalmente stabilità al lavoro, partendo da un sistema strutturale e permanente di abilitazioni. Per cui hanno scioperato uniti, precari e docenti di ruolo, entrambi per avere certezze sul loro futuro lavorativo.

Le ragioni dello sciopero

"Non si tratta solamente di questione economica, ma di rispetto e dignità professionale nonché di preoccupazione per le condizioni in cui versa l’istruzione nel nostro paese. La questione retributiva è manifesta, tuttavia la nuova Legge Finanziaria prevede riconosciuti 87 euro lordi di aumento nel nuovo contratto più qualche euro per la dedizione al lavoro, ammesso che si possa misurare: per questa classe politica il merito vale 12 euro", spiega la professoressa Silvia Polo. "Gli insegnanti degli altri paesi europei percepiscono almeno 350 euro in più – ma la stessa cifra li separa anche dai lavoratori della pubblica amministrazione italiana con pari titolo; insomma la Finanziaria prevede cifre totalmente inadeguate: difficile recuperare il potere d’acquisto perso negli anni".

Questo economico è però solo uno dei motivi che hanno spinto Flc Cgil e Uil Scuola, insieme a Snals e Gilda, a proclamare lo sciopero di venerdì 10 dicembre. "I problemi della scuola che si potevano iniziare a risolvere con questa manovra sono stati invece del tutto ignorati: zero risorse per la proroga dei contratti ATA sul cosiddetto organico Covid e zero risorse per l’incremento dell’organico docenti e ATA". La situazione, secondo la professoressa, "provoca forti ripercussioni sul sovraffollamento delle classi, a cominciare dai più fragili ovvero le scuole d’infanzia, dove la norma è avere 25 bambini nella stessa classe senza la protezione della mascherina o del distanziamento. Nella manovra non c’è alcuna misura per la riduzione del numero di alunni per classe".

È indispensabile investire in questo settore, iniziando dalla stabilizzazione dei precari e da un sistema strutturale e permanente di abilitazioni che porti in aula professionisti formati e abilitati e non più, come accade adesso, chiunque abbia un titolo di studio. Negli istituti mancano ancora molti Dsga (Direttore dei servizi generali e amministrativi) e non sono stati stanziati fondi per eliminare o diminuire le reggenze, di contro si richiedono sempre più insostenibili oneri burocratici al personale amministrativo, cui sono stati assegnati ulteriori compiti senza compensare, e agli insegnanti, costretti a produrre quintali di documenti che nulla hanno a che fare con la loro professione docente. Lo sciopero è uno strumento di partecipazione democratica, uno strumento per dare un segnale, per comunicare a Ministri e governanti la determinazione di una categoria troppo spesso ignorata o peggio data per scontata, che chiede un rinnovo contrattuale dignitoso e un taglio alla burocrazia asfissiante cui è sottoposta in maniera sempre più indisponente. 
Prof.sa Silvia Polo

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Classi pollaio, burocrazia lenta e risorse scarse: una prof friulana spiega le ragioni dello sciopero della scuola

UdineToday è in caricamento