Poco lavoro e cassa integrazione mai arrivata, la lettera disperata di un educatore di Udine

Lo sfogo disperato di un educatore di Udine. Nessuna spiegazione, da parte dell'Istituto scolastico che ha messo gli educatori "alla porta" senza alcuna comunicazione ufficiale

Immagine d'archivio

"Quella che sto per scrivervi è una lettera piena di dolore e rammarico. Sono un educatore socio pedagogico e da molti anni mi occupo di progetti educativi a favore di minori ed adulti con disabilità. Di punto in bianco, io e i miei colleghi ci siamo visti chiudere le porte dell’Istituto scolastico in cui lavoriamo, senza nemmeno una valida motivazione".

Comincia così la lettera di Y.C., educatrice, tra parole che racchiudono tutta l'amarezza di una categoria di professionisti lasciata alla porta proprio in un momento nel quale c'è più  bisogno di supporto e di aiuto per i ragazzi più fragili.

La storia

"Lavoro per un'associazione che si occupa di disabilità visiva - ci racconta Y.C. -  Lavoriamo nelle scuole e non solo. Dall'arrivo del Covid-19 i nostri orari si sono notevolmente ridotti e siamo soggetti a continui cambiamenti.  Le scuole ci hanno "usato" per rimpiazzare gli insegnanti di sostegno in un primo momento. Ora che la situazione si è livemente stabilizzata, ci hanno lasciato a casa perchè non hanno più bisogno di noi".

"Anche a livello economico la situazione è drammatica - proseguela cassa integrazione degli ultimi quattro mesi non è mai arrivata".

"Per informarci che non saremmo più potuti andare al lavoro è giunto solo un messaggio whatsapp  di un docente per il sostegno arrivato che ci informava che dal giorno successivo non saremmo più potuti entrare. E così, noi educatori che già a differenza dei docenti, se l’alunno non è presente a scuola non veniamo pagati, ci siamo trovati improvvisamente senza lavoro. La cosa ancora più grave è che i nostri ragazzi si sono visti togliere una figura di riferimento importante".

Il ruolo dell'educatore

"Per chi non lo sapesse, il compito dell’educatore a scuola è quello di favorire l’inclusione dell’alunno con disabilità all’interno del gruppo classe e lavorare per il raggiungimento della sua autonomia personale. L’educatore non si sostituisce al docente, ma lo affianca portando avanti un progetto educativo personalizzato, promuovendo la crescita personale e relazionale dell’alunno".

"Bene, la dirigenza di un Istituto Superiore di Udine ha deciso che gli educatori non devono più entrare a scuola e la cosa grave è che non ha motivato le ragioni che l’hanno spinta a fare un tale gesto. Nessuna circolare, nulla di nulla. Devo precisare che l’alunno non è stato lasciato solo, nelle ore in cui era presente l’educatore è subentrato l’insegnante per il sostegno, ma il suo ruolo è prevalentemente didattico e non educativo e questo porta a sminuire tutto il lavoro fatto per anni con i nostri ragazzi. Tutto ciò ci lascia senza parole, restiamo in attesa di una spiegazione che speriamo non tardi ad arrivare, nel frattempo ai nostri ragazzi con disabilità ancora una volta viene negato un diritto acquisito. Noi educatori vogliamo tornare a lavorare, i nostri ragazzi ci aspettano..." 

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