«Prima le fabbriche, come dopo il terremoto del 1976»

La lettera aperta dell'amministratore delegato Nord Group Andrea Montich alla presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli

A seguito della lettera inviata da Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine, al governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, anche Andrea Montich, amministratore delegato di Nord Group, invia una lettera aperta alla presidente sul tema delle riaperture.

Nel suo scritto, Mareschi Danieli ha chiesto al governatore una ripartenza graduale, in sicurezza e uno stop al fermo produttivo. Di comune accordo anche Montich, il quale sottolinea l'importanza della riapertura delle attività economiche senza tralasciare l'importante aspetto della sicurezza sul lavoro.

Gentile Presidente Anna Mareschi Danieli,

Ho letto la Tua lettera inviata al Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia: hai illustrato in maniera lucida una situazione difficile ed espresso un parere equilibrato ed ampiamente condiviso. Con la presente non voglio sovrappormi ma sostenere con forza il Tuo pensiero evidenziando alcuni punti meritevoli di attenzione.

Ogni previsione di riapertura è possibile solo in presenza del rigoroso rispetto del Protocollo di contenimento del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro. Tale protocollo ha di fatto codificato le procedure già adottate in molte aziende, inclusa la nostra, che hanno ulteriormente rafforzato il clima di fiducia, collaborazione e consapevolezza con i lavoratori. Parliamo di smart working, quando possibile, ma anche di riorganizzazione dei processi e dei turni per ampliare la distanza tra gli addetti che, nel nostro caso, risulta addirittura triplicata.

Come da Te correttamente evidenziato, l’arresto della produzione industriale non coinvolge in misura proporzionale tutti i mercati di sbocco. Per quanto riguarda l’Italia, il blocco è più facilmente spiegabile ai nostri clienti nazionali ed è gestito dagli uffici commerciali ripianificando le consegne. Tuttavia, la chiusura protratta nel tempo impedirà alla nostra azienda come ad altre di sostenere ulteriori ritardi che metterebbero in difficoltà le imprese clienti con le immaginabili conseguenze.

All’estero il rischio è quello di perdere competitività ed essere progressivamente esclusi dalle filiere di fornitura internazionali, in particolari in quei mercati, Austria e Germani ad esempio, in cui le aziende continuano a produrre normalmente e di perdere così i clienti, a cominciare dai più recenti acquisiti nel corso del 2019. Consideriamo che l’ingresso nelle filiere di produzione, in particolare quelle internazionali, comporta tempi di accreditamento lunghi ed articolati come a Te è ben noto.

In chiusura mi permetto di prendere in prestito una frase molto cara ai friulani che sanno affrontare le difficoltà con grande concretezza e senso del dovere e che in questo caso può esprimere anche un segnale di speranza e di ripartenza. “Prima le fabbriche”: come dopo il terremoto del 1976, salvaguardiamo il nostro territorio partendo dalle aziende che creano lavoro e futuro. Grazie ai tempestivi provvedimenti presi dall’amministrazione regionale, il Friuli Venezia Giulia ha saputo affrontare e contenere l’emergenza Coronavirus. Speriamo che adesso sia il momento di ripartire.

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Questo desiderio ha e avrà sempre al centro la sicurezza dei lavoratori.
Perché la loro sicurezza è la nostra e quella di tutti.

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