“Il leader friulano regge se forte di forza propria o esterna!”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Sabato 28 maggio 2016, a Udine, presso il virgulto di tiglio a lui dedicato nel 2012, cinquecentenario del suo assassinio, lungo il limite storico "tor i gorcs" tra la città e i suoi tumultuosi borghi, un tempo "vicinie" o Comuni rustici, quindi tra centro e periferie, il Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic" e il Circolo Universitario Friulano "Academie dal Friûl" hanno commemorato il primo ancorché controverso leader popolare moderno del Friuli, Antonio Savorgnan, beniamino di popolani e contadini locali del Cinquecento, mandante morale della "Crudel Zobia Grassa", prima grande rivolta sociale del Rinascimento europeo, nonché ardito patrocinatore dell'unico controparlamento civico della storia d'Europa dopo il tribunato della plebe romana: la cosiddetta Contadinanza. "Egli trascinò allora anche, non senza logica, la fazione popolare friulana dal campo veneto a quello asburgico, anticipando tendenze e sentimenti che soltanto successivamente si sarebbero diffusi tra le classi subalterne in ambito regionale" ha tenuto a rimarcare con spirito mitteleuropeista il presidente dei due sodalizi, prof. Alberto Travain, che ha spostato poi l'attenzione sul tema del leader culturale, sociale o politico in Friuli dialogando con il critico Alfredo Barbagallo, il quale, sostenendo che "il Friulano non ha nemici ma è nemico dell'altro Friulano" ha sintetizzato una verità storica che continua a dare noia al locale che in regione cerca di aggregare e di mobilitare la società a vario titolo e scopo. E mentre Barbagallo ha parlato di permalosità dei Friulani e degli Udinesi in particolare, Travain, pur supportandolo con ampie testimonianze storiche e letterarie, ha indicato nell'invidia il più diffuso e deleterio vizio autoctono. "Se il nobile e potente Antonio Savorgnan fosse stato anche il più virtuoso dei contadini, molti di questi non l'avebbero seguito" ha commentato amaramente Travain. Il ricordo del "Savorgnan che al à fat rivoltâ i Furlans" - come riportato nella dedica deposta presso il piccolo tiglio nell'area verde Minen di Via Crispi - è stato, dunque, anche quest'anno un'occasione sociale per riflettere intorno all'incidenza storica e attuale dei costumi locali sulla formazione di leadership in grado di movimentare la comunità. "Il leader friulano solitamente regge se forte di forza autonoma od esterna: questa sembra essere in genere la lezione della storia regionale, naturalmente con il beneficio d'inventario dei suoi auspicabili progressi. Certo il leader forte, appoggiato da parte significativa del popolo, può divenire pericoloso per la democrazia, ma il frazionalmento prevenuto e malevolo, senza altre basi che il protagonismo o la resistenza al presunto protagonismo altrui, non è certo minaccia minore per il bene comune di una regione!" ha concluso il presidente delle due organizzazioni, rappresentative di una trentennale spontanea esperienza di testimonianza civico-culturale sul territorio.

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