«Le scuole facciano quadrato contro la tirannide partecipativa!»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

«LE SCUOLE FACCIANO QUADRATO CONTRO LA TIRANNIDE PARTECIPATIVA!»

In occasione della Giornata Mondiale degli Insegnanti, martedì 4 ottobre 2016, il presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic" e del Circolo Universitario Friulano "Academie dal Friûl", prof. Alberto Travain, ha tenuto nella storica Sala degli Atti dell'Università degli Studi di Udine, a Palazzo Antonini-Cernazai nel capoluogo friulano, una conferenza in "marilenghe" dal titolo "Une buine scuele di tiranie e di demagogjie" (trad. it. "Una buona scuola di tirannia e di demagogia"), il tutto nella cornice di un pubblico incontro organizzato ad hoc dal Club per l'Unesco locale, presieduto dalla prof.ssa Renata Capria D'Aronco, di cui Travain è anche delegato per formazione civica e cittadinanza attiva. «Scuole in libera concorrenza e disperatamente a caccia di iscritti, pena chiusura o ridimensionamento; in balia, quindi, di genitori la soddisfazione dei cui 'capricci' si fa condizione per l'iscrizione dei figli a questo piuttosto che a quell'istituto. Il tutto senz'altro discapito del buon esempio e del buon esercizio della funzione educativa e didattica degli insegnanti nonché non di rado della civiltà e dei più basilari principi di valida collaborazione tra scuola e famiglie.

Questo scenario - ha detto Travain -, frutto di circa quarant'anni di leggi inadeguate agli sviluppi effettivi e alle derive della società in Italia e nel mondo occidentale, richiede una definizione chiara di 'paletti' comuni a tutti gli istituti scolastici entro ambiti territoriali sufficientemente vasti, tali da opporre all'eventuale 'tirannide' partecipativa genitoriale valido argine a garanzia di serietà, oggettività, ordine e senso del ruolo dell'istituzione formativa pubblica, che non può essere quello di amministrare il privato capriccio impropriamente passato per diritto alla partecipazione democratica la cui gestione lo Stato sbologna in autonomia alle singole scuole. Dirigenti, docenti, istituti scolastici, imparino, dunque, a fare quadrato. Su certi principi e su certe funzioni non si può trattare, con buona pace di quella libera concorrenza prospettata come garanzia dell'offerta formativa e giocata maldestramente nei fatti sulla corsa a soddisfare pretese di un'utenza o, per meglio dire, di una cittadinanza o popolazione che va richiamata, invece, a civico dovere. Gli sviluppi legislativi hanno trasformato il cittadino-genitore in cliente, un cliente che via via si è fatto sempre più potente e prepotente, padrone pretenzioso, superbo, irrispettoso sovente del lavoro e del ruolo dei docenti, con conseguenze per forza devastanti per quanto concerne la stessa qualità della vita scolastica e della formazione. Invertire la marcia, con vero senso del bene comune, pena il disastro!»

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