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La Cigl scettica sull'ipotesi della fondazione unica fra le tre università del Fvg

Il sindacato chiede trasparenza e paletti certi: «No a fughe in avanti. Le funzioni essenziali non vanno privatizzate»

«L’ipotesi, recentemente annunciata, di una fondazione di diritto privato costituita dalle tre università del Friuli Venezia Giulia deve essere discussa pubblicamente, sulla base di un preciso disegno programmatico ed economico, anche sulle politiche del personale, ed escludendo da subito che questo strumento possa preludere alla privatizzazione di funzioni che sono essenziali per le università e per il loro ruolo di supporto alla crescita sociale ed economica della regione». A chiederlo è la Cgil Fvg, con il segretario generale Villiam Pezzetta e Adriano Zonta, responsabile regionale della Flc, la categoria che rappresenta i lavoratori della scuola, dell’università e della ricerca. «Le informazioni fin qui disponibili, in particolare sulle strutture universitarie che potrebbero confluire nella ipotizzata fondazione, non contribuiscono a placare le preoccupazioni che la proposta ha fatto sorgere», scrivono in una nota congiunta Pezzetta e Zonta, aggiungendo che «la costituzione di una fondazione unica di diritto privato fra le tre università pubbliche della regione (Trieste, Udine e Sissa) presenterebbe diversi aspetti critici, ulteriormente aggravati dalla completa assenza di un chiaro obiettivo politico e di un esauriente progetto gestionale e finanziario».

La Cgil non nasconde il suo scetticismo «sulla necessità di ricorrere a strumenti esterni alla funzione pubblica dell’università, riproponendo ipotesi già delineate da proposte di privatizzazione, vedi legge Gelmini ed epigoni, che volevano e vorrebbero favorire l’interesse di pochi». Nello stesso tempo Pezzetta e Zonta sottolineano come le attuali relazioni tra le università risultino «inadeguate rispetto all’esigenza di un sistema dell’alta formazione e della ricerca che sostenga le azioni per il superamento della crisi e per la crescita economica e sociale». Da qui il richiamo ad avvalersi con maggiore decisione dei percorsi di cooperazione previsti dalla legge regionale 97/2011 e dai protocolli di intesa già firmati fra i tre atenei, «strumenti che giudichiamo più che adeguati – concludono – a perseguire obiettivi di sviluppo della ricerca, trasferimento tecnologico, internazionalizzazione, attrazione di fondi privati e riduzione della burocrazia, senza per questo uscire dall’ambito e dalle funzioni dell’università pubblica».

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