Investito da un'auto pirata l'atleta estremo Max Calderan, l'appello

L'episodio risale a venerdì scorso quando l'atleta, detentore di 13 titoli mondiali, si stava allenando correndo per strada ed è stato investito da un'auto che non si è fermata lasciandolo a terra pieno di lesioni, lividi e fratture

Il volto tumefatto di Calderan dopo l'incidente

«Non si può entrare nella testa delle persone e pensare come loro, quindi non so cosa stia pensando chi mi ha investito e lasciato ferito a terra senza né fermarsi né chiamare i soccorsi, posso solo dire cosa penso io e cioè che rendere pubblica la sua colpa non gli toglierà la responsabilità delle sue azioni, ma gli permetterà di conoscermi e di trovare molta comprensione e che da questo incontro può venire fuori anche qualcosa di buono». Massimiliano "Max" Calderan, esploratore, atleta estremo e preparatore atletico parla così dopo essere stato investito durante un allenamento da un'auto pirata che dopo averlo colpito in pieno lo ha lasciato a terra sanguinante senza fermarsi né chiamare i soccorsi. Il plurimaratoneta si è ritrovato con la frattura scomposta del naso e della mano, un trauma facciale e politraumi in tutto il corpo, per una prognosi di 40 giorni.

I fatti

L'episodio risale a venerdì 14 giugno, intorno alle 15.10 di pomeriggio, quando Max stava concludendo il suo quotidiano allenamento condotto nel greto del Torre, poco prima di rientrare a casa. «Stavo uscendo dal parco del Torre, dove mi trovavo per correre sui sassi in vista della mia prossima impresa sportiva, percorrendo via Premariacco, la strada asfaltata che arriva da Laipacco. È una strada che non faccio mai, ma avevo deciso di accelerare per arrivare a casa prima, e correndo sul ciglio mi sono accorto che c'era una macchina che la stava percorrendo dal senso opposto. Non ho smesso di correre perché non c'era nessun pericolo, ma all'ultimo la macchina ha sbandato verso di me. Io ricordo solo di aver fatto di tutto per evitarla, ma questa mi ha centrato in pieno».

Lo choc

Buio, sangue e dolore. Questo ha avvertito Max dopo che l'auto lo ha investito lasciandolo sull'asfalto ferito e da solo. «Ho sbattuto la  faccia a terra e intorno a me c'è stato solo buio per qualche secondo. Con un occhio non vedevo e sentivo molto sangue in bocca. Piano piano mi sono ripreso e ho fatto un veloce check delle mie condizioni, essendo un atleta mi conosco bene. La prima cosa che ho pensato è stato di essermi lacerato viso, perché sentivo dolore e sangue dappertutto, quindi ho usato la maglia per tamponare le ferite in volto».

La forza fisica ha poi lasciato spazio alla forza di volontà perché, visto che per via Premariacco a quell'ora non passa quasi nessuno, Max si è alzato e si è diretto da solo verso la sua auto che si trovava a circa un chilometro di distanza.

«Ne ho passate ben di peggio nel deserto, dove ho dovuto affrontare situazioni ben peggiori. Così mi sono messo in cammino per raggiungere l'auto, dove ho potuto vedere il mio riflesso e constatare subito la frattura del naso, essendo questo completamente storto, sanguinante e tumefatto. Una volta lì mi sono accorto però di aver perso nell'urto le chiavi della macchina e non avendo nemmeno con me il cellulare ho così deciso di tornare a casa a piedi».

Tutti noi forse stiamo pensando che a quel punto chiunque di noi si sarebbe messo per strada aspettando il passaggio di qualcuno a cui chiedere aiuto. Invece Calderan ha raccolto ulteriori energie per raggiungere sulle sue gambe la propria abitazione e da lì farsi accompagnare in pronto soccorso dalla moglie. Occhio però a non pensare al martirio, il pensiero di Max è andato ben oltre

«Ho valutato le mie condizioni ritenendo di poter raggiungere casa in autonomia. Ho pensato infatti che non solo avrei potuto mettere in difficoltà qualche passante diffidente, visto le condizioni in cui ero, ma soprattutto che chiamando i soccorsi avrei forse tolto la possibilità a qualcuno in condizioni più gravi delle mie di godere dell'ausilio dei sanitari». E così Calderan si è incamminato a passo veloce, visiera del cappellino calata sul volto tumefatto e testa bassa per non attirare l'attenzione delle poche macchine che nel tragitto lo hanno incrociato, fino ad arrivare a casa dove non pago ha scavalcato il cancello e bussando nella speranza che i figli piccoli non si svegliassero dal sonnellino pomeridiano e che la moglie invece si accorgesse di lui. E così è stato.

«Quando Valentina (la moglie n.dr.) ha aperto la porta si è spaventata tantissimo e mi ha accompagnato subito in pronto soccorso, dove sono stato immediatamente visitato e curato riducendo le fratture a naso e mano e dandomi una prognosi di 40 giorni. Il medico mi ha anche confermato che solo grazie alle mie condizioni fisiche sono riuscito ad attutire i danni dello scontro, che per qualcun altro sarebbe potuto risultare addirittura fatale».

Chi è Max Calderan

Esploratore desertico estremo, preparatore atletico, laureato in Scienze Motorie, esperto di microbioma intestinale e consulente specializzato in servizi di genetica avanzata e microbioma. La sua specialità sono le sfide in solitaria nei deserti più impraticabili, dove ha raggiunto incredibili traguardi incredibili con 13 record mondiali. Decorato al Valore Civile, ambasciatore ONU per la salvaguardia del ghepardo asiatico, ha iniziato a praticare arrampicata e sci estremo raggiungendo riconosciuti livelli di performance in oltre quindici discipline sportive e formando centinaia di atleti. 

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L'appello

La forza di Calderan non è solo in un fisico abituato a condizioni estreme. Forse la tempra del corpo, però, è una conseguenza di una determinazione dell'animo sopra le righe. Max, infatti, ha trovato il coraggio di lanciare un appello fuori dal comune nei confronti del suo investitore. 

«La polizia mi ha raggiunto in pronto soccorso, allertata dai medici. A loro ho detto tutto ciò che mi ricordo di aver visto prima dell'impatto, ovvero un'auto scura, un'utilitaria con il simbolo della Ford, un uomo alla guida abbastanza giovane con i capelli scuri, che poteva essere sulla trentina e poi l'asfalto. Quello che gli chiedo è sì di assumersi le sue responsabilità, ma soprattutto per l'omissione di soccorso. Quello che sto capendo in questi giorni, infatti, è che l'uomo si può allenare per anni a sopravvivere a condizioni estreme, ma poi basta un'assurda casualità per interrompere tutto e non farti tornare a casa dai tuoi figli. Non so cosa sia successo all'autista, perché certamente non aveva il sole ad abbagliarlo, forse una distrazione, il cellulare o uno stato psicofisico alterato. Cerco di andare oltre a questo e non giudicare, ma riflettere solo sul fatto che prestare soccorso può salvare una vita. In questi giorni mi hanno scritto in tanti per esprimere solidarietà, anche familiari di vittime di auto pirata che però non ce l'hanno fatta».

Il futuro

L'impresa che Claderan stava preparando per il 2020 rimane sempre lì, solo che la tabella di marcia è un po' rallentata. «Domani, martedì, partirò comunque per gli Emirati Arabi, dove mi attende una troupe di National Geographic degli Stati Uniti. Il programma è di iniziare delle riprese di un nuovo documentario al confine con l'Arabia Saudita. Avrei dovuto fare delle performance che saranno rinviate, anche se ho già ripreso ad allenarmi».

No, Max non può al momento compiere gli stessi sforzi fisici di prima, quello di cui parla è un altro tipo di allenamento. 

«Il primo vero allenamento è fare in modo che qualsiasi atto che interviene a modificare quello che tu sei come persona non limiti le tue capacità di reazione. L'atteggiamento è fondamentale e io voglio avere piena consapevolezza di quello che è successo, senza che ciò modifichi la felicità di tutti i giorni. Quanto è accaduto vorrei che facesse crescere me, ma anche chi non si è fermato a soccorrermi».

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