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Alessandro Lutman

Alessandro Lutman

Alessandro Lutman, un nuovo poeta tra i banchi dell'Università di Udine

Studia lettere all'Ateneo friulano e sarà l'autore dei testi di un concorso di poesia a livello nazionale da cui nasceranno componimenti musicali: "Devo ringraziare Leopardi e la mia insegnante di italiano"

Le sue poesie saranno oggetto di un concorso nazionale dedicato al pianista e compositore Renato della Torre e, per l’occasione, ciascun compositore dovrà realizzare un brano utilizzando i testi da lui ideati. Stiamo parlando di Alessandro Lutman, classe 1995, giovane poeta e studente di lettere all’Ateneo di Udine.  

“Sono molto emozionato – afferma a Udinetoday – poiché vedere delle mie ‘creature’ sul suolo nazionale rappresenta qualcosa di particolarmente bello”. Il concorso che lo vedrà protagonista è nato insieme al suo amico Luca Colussi, già tirocinante nel coro filarmonico di Udine:
“Le poesie sono state portate al direttivo e sono state selezionate tra le 55 presenti nella raccolta: c’è stato molto da lavorare per la presentazione dell’evento e altrettanto si dovrà fare per illustrarle”.

Da dove nasce la tua passione per la poesia?
“In realtà si è svelata quasi per gioco. È nata nel momento in cui ho letto l’ ‘Infinito’ di Leopardi: le mie composizioni sono personali e si sviluppano come critica alla società in cui viviamo. È una sorta di doppio binario: racconto me stesso e i miei pensieri su quello che mi circonda. La passione vera e propria, però, è arrivata grazie alla professoressa Eleonora Sidoti che per cinque anni di liceo è stata al mio fianco”.

Quindi eri un piccolo genio della scrittura?
“Tutt’altro: in italiano avevo 4! Solo l’impegno e l’aiuto delle persone giuste, in questo caso della mia docente, hanno suscitato in me questo interesse”.

Essere poeta al giorno d’oggi che cosa significa?
“Non è semplice. È un’attività che ti porta a fare delle scelte, ma allo stesso tempo è anche una passione come tante. Dico questo perché, spesso, sei percepito dagli altri in maniera diversa. L’immagine del poeta, solitamente, è quella di essere sempre triste senza una vita sociale: in realtà, il poeta la vita sociale ce l’ha, ma per alcuni lati è un po’ diversa rispetto a ciò che si immaginano gli altri. Io, per esempio, preferisco andare a cena o incontrarmi e discutere con ex professori anziché trascorrere un sabato sera in discoteca”.

Sei una persona normalissima, allora…
“Certamente. Semmai noto un eccesso di superficialità tra i miei coetanei”.

Sogni futuri? Ce ne sono?
“Ho un’ambizione, se proprio volessimo parlare di sogni: ovvero quella di recitare, scrivendo uno spettacolo teatrale. Magari avere il ruolo di attore non protagonista, un po’ alla Beppe Servergnini. Insomma, usando uno stile a metà tra l’ironia e la satira, non conforme a ciò che si nota in giro”.

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