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Confartigianato Udine

Cercasi artigiani, manodopera introvabile a Udine

Ma pesano anche gli aumenti dei costi dell'energia e la difficoltà di reperire materie prime. Tilatti "In calo la fiducia sulla ripresa"

Mancanza di manodopera, caro energia e difficoltà di approvvigionamento delle materie prime sono i dati negativi che emergono dalla trentaduesima indagine congiunturale sull’artigianato in provincia di Udine. Il titolo della ricerca è emblematico: Artigiani Cercasi. Secondo gli addetti ai lavori non ci sono lavoratori da assumere ma in particolare sembra che i giovani non abbiano voglia di fare gli artigiani. 

I dati emersi

Sono 601 gli artigiani della provincia di Udine (il 4,4 per cento della relativa popolazione) che occupano 2.267 addetti di cui 1.360 dipendenti. Nelle interviste realizzate da Irtef tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, l’83 per cento afferma di aver avuto problemi ad assumere i profili cercati legando questa difficoltà alla scarsa predisposizione dei giovani verso le attività manuali. Su 204 imprese (sempre tra quelle intervistate) che stanno cercando personale, i profili più difficili da trovare risultano nell’ordine: l’operaio specializzato (39), l’operaio generico (25), l’autista (10), il meccatronico (8), il muratore (8), l’informatico (7), l’operatore audio video (6), il maestro d’ascia e il velaio (6), l’elettricista (5) e il falegname (5). Mancano, del resto, anche tappezzieri, carpentieri, parrucchieri, operatori Cnc, fornaio, grafico, levigatore, serramentista, boscaiolo. Al 31 dicembre 2021 le imprese artigiane attive in provincia di Udine sono 13.520, un dato simile a quello del 1972 (50 anni fa) e in sostanziale tenuta nell’ultimo anno (+2). 

Pandemia

Sei artigiani su dieci stanno affrontando una situazione uguale o peggiore dell’inverno precedente segnale che la pandemia ancora influenza fortemente il settore. Manifatture (74 per cento), servizi alla persona (69 per cento), autoriparazioni (67 per cento) e servizi alle imprese (61 per cento) contano un numero di artigiani che denunciano una situazione di gravità maggiore o uguale all’inverno scorso. Il 40 per cento delle imprese artigiane ha introdotto dei cambiamenti organizzativi in azienda a seguito della crisi Covid.

Cambiamenti organizzativi non temporanei hanno interessato in modo particolare i servizi alla persona (67 per cento) e i servizi commerciali per asporto (67 per cento). Tra le novità introdotte in tempo pandemico che sono entrate a far parte della nuova “quotidianità” delle imprese ci sono gli strumenti Ict in genere. Il 30 per cento delle imprese ha sviluppato contatti online per promuovere e distribuire i propri servizi, il 29 per cento ha incrementato le proprie competenze di utilizzo dei nuovi strumenti introdotti dalla pubblica amministrazione. 

Occupazione e fatturato

Sul fronte dell’occupazione, nel corso del 2021 si è registrato un lieve calo del numero di dipendenti, al contrario degli indipendenti, questi in lieve crescita. Complessivamente gli addetti sono cresciuti del più 0,2 per cento: più 1,1 per cento gli indipendenti, meno 0,4 per cento i dipendenti. L’87 per cento dei lavoratori artigiani ha un contratto a tempo indeterminato. 

Tra il 2020 e il 2021, il fatturato è cresciuto del 12 per cento trainato dalla forte espansione dei settori industriali.  Bene anche autotrasporti, asporto e autoriparazione, mentre si confermano in calo i servizi alla persona. Nel primo anno di pandemia le perdite di fatturato avevano riguardato tre artigiani su quattro (74,1 per cento). Nel 2021 siamo scesi a uno su quattro (24,8 per cento)

Futuro

Resta insufficiente e in lieve calo (4,9), la fiducia degli artigiani nel sistema Paese. In ogni caso, gli ultimi due semestri fanno segnare i livelli più alti di fiducia degli ultimi otto anni. Un dato sul quale certamente incidono l’inflazione, i rincari delle materie prime e delle commotidies, con prezzi mai arrivati tanto in alto. Il gas ad esempio: a dicembre 2021 costava il 709 per cento in più che a dicembre 2019. E difatti, dopo i problemi a reperire manodopera, nella classifica delle difficoltà segnalate dalle imprese si contano, appunto, la crescita dei prezzi praticati dai fornitori (lo segnala il 73 per cento degli intervistati) e quella dei costi energetici (69 per cento). 

Le dichiarazioni

L’indagine è stata presentata dal responsabile dell’ufficio studi dell’associazione, Nicola Serio, assieme al presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti che ha dichiarato “Quest’ultima indagine contiene molti dati positivi, che purtroppo sono parzialmente oscurati dai venti di guerra che stanno mettendo in ulteriore difficoltà l’approvvigionamento delle materie prime e i costi dell’energia. Questo si unisce al fatto che purtroppo, la pandemia per il settore artigiano non è ancora alle spalle. I dati, tuttavia, ci dimostrano ancora una volta la resilienza delle nostre imprese, la capacità di rispondere con maggiore flessibilità ai momenti di criticità. Rileviamo infine segnali strutturali importanti che non vanno sottovalutati: la transizione digitale, grazie proprio alla pandemia, è finalmente stata imboccata e nell’arco di questi due anni ha compiuto passi da gigante”. 

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