Morte sospetta di Ferdinando Pielich, indagati due medici a Tolmezzo

La Procura di Udine ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche e la riesumazione della salma dell’uomo di Resia: giovedì l’autopsia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

La Procura della Repubblica di Udine ha aperto un procedimento penale per omicidio colposo per il decesso di un anziano avvenuto il 19 luglio all’ospedale di Tolmezzo, iscrivendo nel registro degli indagati due medici che l’hanno curato e disponendo il sequestro delle cartelle cliniche e di tutta la documentazione sanitaria, nonché la riesumazione della salma per poter effettuare l’autopsia.

La storia

Ferdinando Pielich, 85 anni, residente a Resia, il 17 giugno 2017, a causa dell'insufficienza respiratoria di cui soffriva nei giorni precedenti, viene ricoverato all'ospedale di Tolmezzo, dove gli diagnosticano un versamento pleurico bilaterale, per il quale viene curato e dimesso il 29 giugno. Il giorno seguente, tuttavia, la figlia si accorgerebbe che il catetere (l’anziano lo portava da quattro anni) posizionato durante il ricovero non si riempie di urina. L’infermiera domiciliare decide di avvisare il medico che se ne occupava di cambiarglielo mensilmente. Questi si reca a casa e glielo sistema correttamente: è il primo di una serie di problemi. Dopo alcuni giorni il medico di base, visitato a domicilio il paziente, ne richiede il ricovero al Pronto Soccorso di Tolmezzo, che viene però rifiutato. Ma il 13 luglio, date le difficoltà respiratore sempre più gravi, la figlia di Pielich . secondo quanto raccontato da lei - chiama di nuovo il 118 e questa volta l’anziano viene ricoverato. Durante questo secondo ricovero, in base a quanto riferito dalla famiglia del defunto, il personale sanitario si avvede dell'infezione urinaria contratta a causa dell'errato posizionamento del catetere e il giorno successivo i medici informano i familiari anche della presenza di un'infezione ai bronchi. Nonostante le cure, tuttavia, le condizioni dell’anziano non migliorano, anzi, l’85enne si trova in un costante stato soporoso. Alle richieste di spiegazioni da parte dei familiari, però, il medico che l’ha in cura li tranquillizza (sempre in base alla loro versione), asserendo che il paziente sta seguendo una cura specifica che ne avrebbe migliorato le condizioni di salute, laddove invece gli sarebbe stata sospesa la terapia giornaliera a base di cortisone prescrittagli fin dal 2013, quando gli era stata diagnosticata l’anemia emolitica autoimmune. Ma questo miglioramento non avviene; al contrario, il 19 luglio la figlia dice di accorgersi addirittura della presenza di sangue nel catetere avvisando subito le infermiere; nel pomeriggio, poi, il figlio, accortosi dello stato comatoso in cui ormai versava il padre, avverte nuovamente il personale sanitario, comunicando l'impossibilità di alimentare una persona che non risponde agli stimoli, ma gli operatori - in base a quanto riferito da lui - si limitano a rispondergli che non deve dare da mangiare al padre. In serata l’ospedale telefona ai congiunti per avvisarli dell’aggravamento delle condizioni dell’85enne, ma al loro arrivo l’uomo è già spirato.

La reazione della famiglia

Di fronte alle troppe circostanze che destavano perplessità sul modo in cui l’anziano era stato curato, i familiari, attraverso il consulente personale Armando Zamparo, si sono rivolti a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, e hanno presentato un esposto presso la Procura di Udine chiedendo di disporre gli opportuni accertamenti per verificare eventuali profili di responsabilità penale in capo ai medici che hanno seguito Pielich, ovvero della struttura ospedaliera di pertinenza, comprese l'acquisizione delle cartelle cliniche integrali, nonché la riesumazione della salma, nel frattempo tumulata, per effettuare l'esame autoptico.

Gli inquirenti

Le istanze sono state accolte dal pm Letizia Puppa, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo iscrivendo nel registro degli indagati il medico di famiglia del deceduto, e il medico dell’ospedale di Tolmezzo che l’ha avuto in cura durante il ricovero, e incaricando un consulente tecnico medico legale, il dott. Antonello Ciirnelli, di esaminare tutta la documentazione medica e di effettuare l’esame autoptico sulla salma, che sarà dunque riesumata, per chiarire le cause della morte e l’eventuale ruolo causale o concausale nel fatto avuto da comportamenti omissivi o commissivi del personale sanitario. Il conferimento dell’incarico al Ctu, alla presenza delle parti e dei rispettivi legali, avrà luogo giovedì 10 agosto, alle 10.30, a Udine, presso la sezione di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri e l’autopsia si svolgerà subito dopo, dalle 11.30, nella sala autoptica dell’ospedale di Tolmezzo. Studio 3A ha messo a disposizione il dottor Arcangelo Di Nino, di Mestre, che è stato nominato come consulente di parte dal penalista della famiglia.

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