Ad Aquileia l'incontro tra il cardinale Parolin e l'ambasciatore Zanardi

Giovedì 12 luglio il presidente della Fondazione Aquileia ha consegnato al cardinale la prima copia del volume “La storia di Giona. Nei mosaici della Basilica di Aquileia”

In occasione della festa dei santi patroni Ermagora e Fortunato, il presidente dalle Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, ha consegnato al cardinale segretario di stato Parolin la prima copia del volume “La storia di Giona. Nei mosaici della Basilica di Aquileia”.

Il libro

Il volume è dedicato al ciclo musivo della storia di Giona nella basilica di Aquileia. Al suo interno, le fotografie scattate da Elio Ciol e i saggi del cardinale Gianfranco Ravasi e del professore Carlo Ossola. Alla stesura del testo hanno contribuito anche il coordinatore del Tribunale Rabbinico del nord Italia Vittorio Robiati Bendaud, l’Imam di Al Azhar Sheik Ibrahim Reda, e il direttore della Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi. "Il libro - come dichiara Zanardi Landi nella prefazione -  si inserisce nel programma “Archeologia Ferita”, avviato dalla Fondazione Aquileia nel 2015 che si propone di portare ad Aquileia reperti provenienti da musei e siti devastati dal terrorismo fondamentalista con l’obiettivo di far comprendere ai visitatori quanto le civiltà le cui memorie vengono distrutte fossero legate al mondo aquileiese e parte di una più ampia civiltà mediterranea. La Moschea e la Tomba del Profeta Giona - elemento unificante tra i popoli del Mediterraneo e presente nella Bibbia, nei Vangeli di Luca e Matteo e in quattro sure del Corano - sono il primo edificio di culto distrutto dall'Isis e con questo volume vogliamo offrire un contributo di idee e di riflessione sulla gravità dei danni causati al patrimonio dei paesi colpiti ma anche alla nostra identità di mediterranei ed europei".

Archeologia ferita

«La Fondazione Aquileia - prosegue Zanardi Landi -  due anni e mezzo fa ha iniziato una serie di mostre che vogliono portare al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia opere d’arte e reperti provenienti da siti e da musei devastati dal terrorismo fondamentalista che così duramente ha colpito tanta parte del patrimonio culturale ed artistico del Vicino e del Medio Oriente e dell’Africa Settentrionale. Le mostre che hanno raccolto opere provenienti dal Museo del Bardo pochi mesi dopo i tragici fatti del 2015, eccezionali reperti achemenidi provenienti da Persepolis e da Tehran e commoventi memorie da Palmira ci hanno aiutato a lanciare dei messaggi di vicinanza nei confronti dei paesi colpiti e ad avviare riflessioni che hanno avuto una buona, ottima eco nel mondo accademico e nei media italiani, europei ed extra europei. Abbiamo dato un nome al progetto: Archeologia Ferita. E desideriamo che il progetto cresca e contribuisca ad una presa di coscienza sulla gravità dei danni causati al patrimonio dei paesi colpiti, ma anche alla nostra identità di mediterranei e di europei".

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