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Il protagonista dello scontro di sabato chiede scusa ed è libero

Niente carcere per il nomade che sabato sera ha scatenato l'inseguimento finito all'altezza dell'edicola in viale Trieste. Soffre di problemi di cuore e sarà costretto all'obbligo di firma per tre volte al giorno

 "Chiedo scusa a tutti, ma sono ricaduto nel vizio dell’alcol. Prometto che mi curerò". È così che si è giustificato M. L., il nomade che sabato sera - alla guida di un’Alfa 147 -  ha scatenato l’inseguimento conclusosi con l’incidente tra la vettura da lui condotta (senza assicurazione) e una Punto dei Carabinieri. Le conseguenze del sinistro non si erano limitate ai danni ai mezzi, ma avevano fatto in modo che tutti i coinvolti (lui, il figlio 13enne e i due carabinieri che si trovavano sull’altro mezzo) dovessero ricorrere alle cure dell’ospedale. Al processo per direttissima  l’ accusa parlava di  resistenza a pubblico ufficiale, lesioni gravi - con l’aggravante di avere agito per resistere a un pubblico ufficiale - e rifiuto di sottoporsi agli accertamenti del sangue e delle urine. M.L. ha patteggiato un anno di reclusione e la sospensione per due anni della patente di guida. Niente carcere per lui però - nonostante abbia già scontato il bonus della condizionale - , visto che soffre di problemi di cuore. Nel convalidare l’arresto il giudice Alessio Vernì, ritenendo sussistere gravi indizi di colpevolezza a suo carico e un concreto pericolo di reiterazione del reato ha così ordinato la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla stazione dei carabinieri di Udine est per tre volte al giorno.

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