«Mio figlio lasciato morire come un cane per una tresca amorosa»

Il caso di Marco Rizzetto in onda su "Chi l'ha visto?", su Rai3. Il papà Giorgio invoca giustizia, chiede di processare il ronchese Daniele Colautto per omissione di soccorso e ulteriori indagini

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

"Voglio giustizia, mio figlio è in una bara. Morto". Dalla sua casa di Portogruaro, il grido di dolore di Giorgio Rizzetto è echeggiato in tutta Italia, mercoledì sera, tramite "Chi l'ha visto?". Su iniziativa di Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, che assiste la famiglia, nell'ultima puntata della stagione la nota trasmissione di Rai Tre condotta da Federica Sciarelli ha dedicato un ampio servizio alla tragica e vergognosa vicenda del figlio di Rizzetto, Marco. "Una storia - ha detto la conduttrice - che ci ha fatto arrabbiare. Quante volte abbiamo parlato di incidenti che sono omicidi stradali, ma qui accade una cosa davvero ignobile. Due amanti si appartano in auto, vedono che qualcuno li segue e allora scappano via: non si fermano a uno stop e prendono in pieno un ragazzo, a tutta velocità in macchina. Lui, che all'epoca era anche un consigliere comunale, lascia l'amante, non soccorre il giovane investito e se ne va via. Dovrebbe dare l'esempio, è un politico, ma che esempio è questo? Scappare via per coprire una tresca".

L'inviato Nicola Endimioni, che ha curato il servizio, ha ricostruito con dovizia di particolari i fatti della sera di quel maledetto 2 maggio 2014, ultimo giorno di vita del 23enne di Portogruaro, quell'incidente occorso nella zona industriale East Park della vicina Fossalta, "così assurdo e incredibile perché provocato da due amanti in fuga che alla velocità di quasi cento km orari saltano uno stop e travolgono il ragazzo, senza poi prestare soccorso". E' aberrante e disumano che un papà e una mappa portino i fiori in cimitero a un figlio 23enne morto per una causa così disgraziata, per un incidente voluto da chi pensava di farla franca, prima e anche dopo" ha accusato Rizzetto, che con la moglie Susanna ha anche raccontato con commozione chi era quel figlio che abitava con lui, il suo lavoro di operaio in una cartiera, il suo legame con la fidanzata Giulia, con cui sognava un futuro, le sue tante passioni, le collezioni di monete e minerali, la sua grande abilità manuale.

Marco ha la sua auto, una Ford Fiesta, che gli dà qualche noia e va a provarla sulle strade deserte di un centro direzionale a dieci chilometri da casa, l'East Park di Fossalta. Percorre tranquillamente la sua strada con diritto di precedenza ma a un certo punto "gli è balzata fuori questa macchina a tutta velocità e l'ha preso: sull'asfalto c'era una frenata di 5 metri e 90" ha raccontato il padre nel luogo del sinistro. Alla guida di quella Volkswagen Passat "assassina" c'è la (oggi) 45enne Rosanna Tabino, di Ronchis (Udine), che di fatto riporterà solo la frattura di una caviglia ma che dà l'allarme soltanto alle 22.15, 30-45 minuti dopo l'incidente, successo tra le 21.30 e le 21.45. Ma non chiama il 118, come sarebbe logico, bensì il suo medico di base, la dottoressa Angela Scibetta, 49 anni, pure lei di Ronchis, che prende la macchina e lungo la strada sarà lei ad allertare il 118: la prima ambulanza arriverà sul posto solo alle 23.05, un'ora e mezzo dopo il fatto.

"Perché l'investitrice non chiama direttamente il 118? Marco in quegli interminabili minuti è vivo? E perché Rosanna ha saltato lo stop a forte velocità" si chiede Endimioni, sollevando alcuni dei tanti inquietanti interrogativi di questa vicenda ancora senza risposta. Nel servizio viene riportata anche la dichiarazione resa inizialmente ai carabinieri dalla donna e risultata peraltro fasulla nei tempi e sul fatto di essere sola in auto. "Verso le 22 percorrevo la Statale con direzione Portogruaro-Latisana: giunta in prossimità del locale Palmariva ho avuto la sensazione che un'auto mi seguisse. Presa dal panico, ho svoltato alla prima a destra percorrendo alcune vie senza sapere dove andavo e dove fossi di preciso".

Di chi era questa macchina? "Io, mia, moglie e la fidanzata di Marco siamo andati subito all'ospedale da questa signora. "Cos'hai fatto?" le abbiamo detto, chiedendole di raccontare la verità. Non ha detto una parola" ha riferito ancora Rizzetto, che ha chiesto invano di approfondire le indagini su questa misteriosa vettura, che potrebbe aver avuto un ruolo importante nel determinare l'incidente, ad esempio verificando i tabulati telefonici del marito della Tabino, su cui gravano i suoi principali sospetti.

L'altra questione ancora pesantemente aperta è quella dell'omissione di soccorso. Due giorni dopo il sinistro gli inquirenti riconsegnano proprio al marito dell'investitrice gli oggetti rinvenuti nella sua macchina, tra cui c'è il mazzo di chiavi di una vettura che però non solo quelle della Passat, ma - si scoprirà presto - quelle della macchina dell'uomo che era con lei al momento dello scontro: Daniele Colautto, un (oggi) 55enne, pure di Ronchis, che ricopriva all'epoca la carica di consigliere comunale nel suo comune, carica detenuta fino a fine mandato, due mesi fa, nonostante i continui appelli di Rizzetto a dimettersi per decenza.

Di fronte all'evidenza, Tabino ammette di non essere stata da sola in quella macchina e il palco crolla. L'uomo, convocato dai carabinieri, dichiarerà: "La sera in questione mi sono visto con la mia amica Rosanna. Ci siamo trovati vicino alle Poste, sono salito in macchina con lei e ci siamo diretti verso Portogruaro. All'altezza dell'East Gate Park per poter conversare più tranquillamente ci siano parcheggiati là. Eravamo a motore spento e a fari spenti, quando abbiamo visto una vettura che ci puntava contro i suoi fari. A questo punto la Rosanna si è impaurita dandosi alla fuga dalla parte opposta. Purtroppo non ricordo le manovre che abbiamo fatto, ma solamente che alla fine c'è stato un gran botto. Non ricordo cos'è successo dopo".  "Non gli è venuto uno scrupolo di coscienza? E' padre di famiglia anche lui! Al posto mio mi avrebbe ammazzato. Io sono troppo buono e loro troppo fortunati" ha tuonato Rizzetto, che non sa capacitarsi delle difficoltà della giustizia di far pagare a Colautto una colpa che lui considera così evidente.

Per quanto riguarda le responsabilità dell'incidente e per l'omicidio colposo di Marco, sul piano giudiziario la Tabino ha patteggiato 21 mesi, condanna comminatale per la grave condotta tenuta durante e dopo il sinistro, senza però fare un giorno di carcere. Diversa invece la situazione per l'omissione di soccorso, reato che a Colautto viene contestato ma solo, paradossalmente, nei confronti della Tabino e non di Marco: è indagato ma rischia di cavarsela. "E' stata disposta un'inchiesta da parte della Procura di Pordenone per omissione di soccorso anche nei confronti di Marco, ma è stata chiesta dal Pm (Monica Carraturo, ndr) l'archiviazione. Ci siamo opposti, è stata richiesta una seconda archiviazione e il 12 luglio, a fronte di una nostra nuova opposizione, il giudice andrà a discutere in camera di consiglio davanti al Gip. Noi ovviamente sosteniamo le nostre ragioni, ma il problema è che la giurisprudenza maggioritaria afferma che, qualora la persona sia morta sul colpo, viene meno il reato di omissione di soccorso perché manca l'elemento oggettivo del reato: la persona è già morta e quindi non l'avresti potuta salvare comunque" ha spiegato nel servizio il dottor Andrea Milanesi, Direttore Tecnico di Studio 3A. Che però aggiunge: "In ogni caso, a prescindere dall'esito dell'udienza, stiamo valutando di procedere in sede civile nei confronti di queste persone per il risarcimento dei danni morali. Infatti, al di là del fatto che possa essere ritenuta o meno una fattispecie di reato, nella loro condotta vi è in ogni caso un aspetto illecito e amorale che Studio 3A cercherà di valorizzare in ogni modo, quanto meno davanti ai tribunali civili".

Fondamentale diventa quindi stabilire se e quanto Marco sia sopravvissuto all'urto. Il giovane medico della Guardia Medica che interviene sul posto - ed è qui l'inghippo -, nel suo rapporto scrive che Marco è deceduto verosimilmente sul colpo: circostanza su cui però non vi sono certezze, anche perché il dottore non effettua alcuna verifica dei parametri post mortem e sulla salma non viene disposta colpevolmente alcuna autopsia, anche a causa di tutti i depistaggi iniziali. Anzi, secondo la perizia di parte della famiglia, Marco avrebbe agonizzato dai 30 ai 60 minuti. Lo stesso medico legale nominato dalla Procura di Pordenone, il dott. Antonello Cirnelli, non ha saputo trarre una conclusione definitiva in merito. "E comunque sia - sottolinea Rizzetto - per me il fatto che mio figlio sia morto o meno sul colpo non ha rilevanza per quanto riguarda l'omissione di soccorso, che Colautto ha commesso nel momento stesso in cui è scappato: lui non sapeva se Marco era vivo o meno".

Il servizio si è quindi chiuso con l'accorato appello di Rizzetto al giudice, la dott.ssa Piera Binotto, in vista dell'udienza del 12 luglio presso il Tribunale di Pordenone, a non archiviare il procedimento a carico di Colautto e a disporre la riesumazione della salma, a cui i familiari, pur con grande dolore, hanno acconsentito, pur di fugare ogni dubbio sul fatto che Marco sia stato lasciato lì agonizzante, a morire da solo come un cane. "Chissà quante volte avrà chiamato mamma o papà" ha concluso con gli occhi lucidi la madre.

Un rinvio a giudizio di Colautto sarebbe determinante anche per perseguire l'altra figura chiamata in causa da Rizzetto per omissione di soccorso nonché per essere venuta meno ai suoi obblighi professionali, la dott.ssa Scibetta, nei confronti della quale il padre del ragazzo ha recentemente presentato un esposto: il medico, la prima a raggiungere il posto, inspiegabilmente ha prestato soccorso di fatto solo all'amica ferita. Ai carabinieri dichiarerà di aver gridato a gran voce verso la macchina di Marco Rizzetto ma senza avvicinarsi e di non aver ottenuto risposta. Di sicuro non ha visitato nemmeno sommariamente il giovane per accertarsi dei suoi parametri vitali, circostanza che ha lasciato basito anche il comandante dei carabinieri di Portogruaro.

Per la cronaca, dalla redazione di "Chi l'ha visto?" durante il servizio hanno contattato il Colautto invitandolo a fornire la sua versione, ma l'ex consigliere comunale ha declinato così: "Non stavo guardando la trasmissione: dovevate avvertirmi prima".

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