Giovane morì in un incidente stradale, il padre denuncia la dottoressa intervenuta sul posto

Il genitore di Marco Rizzetto, scomparso nel 2014 a seguito di un sinistro automobilistico che ha visto coinvolti un uomo e una donna di Ronchis, prosegue nella battaglia per fare chiarezza sulla vicenda

Giorgio Rizzetto, il padre di Marco che morì a soli 23 anni un incidente stradale dopo essere stato speronato da una vettura su cui viaggiavano un uomo e una donna di Ronchis, non si dà pace: da quasi due anni, infatti, il genitore si sta battendo con ogni mezzo per fare piena luce sulla vicenda.

L'incidente

La ricostruzione degli eventi, avvenuti il 2 maggio 2014, è ribadita, oggi, dallo Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, a cui Giorgio Rizzetto si è rivolto per ottenere giustizia.
Il giovane Marco Rizzetto che si trovava a bordo della propria auto con diritto di precedenza, fu speronato dal lato del conducente da una vettura ad alta velocità (98-99 km all'ora, come comprovato anche dalla perizia disposta dalla Procura di Pordenone). L’auto mancò completamente lo “stop”: a guidarla la (oggi) 45enne Rosanna Tabino, di Ronchis, in provincia di Udine, che dichiarerà di essere da sola in auto e di essere stata inseguita da qualcuno per giustificare la sua condotta omicida. A bordo con lei, in realtà – lo si scoprirà solo due giorni dopo, per puro caso - c'era anche Daniele Colautto, un (oggi) 55enne, pure lui residente a Ronchis, che intratteneva con lei una relazione extraconiugale.

le auto coinvolte 2-2Cosa si sarebbe potuto fare per salvare dalla morte il giovane? La ricostruzione dei fatti ha messo alla luce una serie di omissioni: i due alla guida non avevano prestato soccorso al ragazzo a tal punto che l’uomo fuggì a piedi e la donna, quasi un’ora dopo il sinistro, diede l’allarme ma non allerta il 118 – riferisce lo Studio 3A in una nota - bensì un'amica, il suo medico di base, Angela Scibetta, 49 anni appena compiuti, anche lei di Ronchis, che accorre sul luogo dell'incidente: sarà lei lungo il tragitto a chiamare i soccorsi. Ma, inspiegabilmente, la dottoressa, come risulta anche dalle dichiarazioni rese ai Carabinieri di Portogruaro, di fatto presta soccorso solo all'amica ferita”. E dall’informativa inviata al Pm dal comandante dei carabinieri di Portogruaro alla fine dell'attività investigativa, sarebbero emerse le omissioni: “la prima ambulanza – prosegue lo Studio 3A - arriva sul posto circa un'ora e mezzo dopo il fatto, alle 23.05, e il giovane medico della Guardia Medica che interviene non può che constatare il decesso di Marco, avvenuto, scrive nel rapporto, verosimilmente sul colpo: circostanza su cui però non vi sono certezze, anche perché il dottore non effettua alcuna verifica dei parametri post mortem e, soprattutto, anche in seguito a tutti questi depistaggi, sulla salma non viene disposta l'autopsia”. 

Questo rilievo ha finora evitato a Colautto l'accusa di omissione di soccorso per Marco: il reato gli è stato contestato ma solo per il mancato soccorso alla sua amante, la Tabino, che dal canto suo, per l'omicidio colposo ha patteggiato 21 mesi, senza fare un giorno di carcere. 

L'opposizione della famiglia

Ma la famiglia di Marco non ci sta: secondo il padre del ragazzo, Marco avrebbe agonizzato dai 30 ai 60 minuti. Si sarebbe potuto salvare? Per questo motivo è stata presentata opposizione contro l'archiviazione dell'inchiesta sull'omissione di soccorso a carico di Colautto e la Procura di Pordenone ha disposto ulteriori accertamenti per stabilire con certezza come e quando sia sopraggiunta la morte del ragazzo.
Un supplemento di indagini che - secondo lo Studio - potrebbero avere conseguenze, e forse ancora più gravi data la sua professione, anche per il medico di famiglia della Tabino, la dottoressa Scibetta, che pure nei giorni scorsi Rizzetto ha deciso di chiamare in causa sporgendo a suo carico una denuncia presso la stazione dei carabinieri di Portogruaro “per omissione di soccorso e per tutte le ipotesi delittuose che saranno ravvisate nella sua condotta”.
“Non è accettabile – ha affermato Giorgio Rizzetto - che mio figlio sia morto a 23 anni per essere finito in mezzo a una tresca tra amanti e complici i quali, dopo averlo investito, lo hanno anche lasciato morire. Se avessero chiamato subito il 118, Marco si sarebbe potuto salvare: è una circostanza di cui sono convinto e che non mi da pace”.

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